Giovedì, 28 Gennaio 2021

La vita in un centro antiviolenza: dove le donne trovano il coraggio di tornare libere

In occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, abbiamo trascorso un pezzetto di quotidianità in uno dei centri antiviolenza di Roma gestito dall’Associazione Differenza Donna che dal 1989 si dedica alla prevenzione e al contrasto della violenza di genere

IMG_9206 Credit Lara Cetti-2

ROMA - Una scarpetta lasciata sul pavimento del corridoio cattura lo sguardo. Un sussulto di allegria il bimbo che interrompe il suo gioco e “ciao!” dice, con una voce così piccola, forte, da rendersi megafono di tutta la serenità dell’universo. 

La serenità dell’universo. 

È sorprendente ritrovarla qui, in un centro riservato alle donne vittime di violenza e ai loro figli gestito dall’Associazione Differenza Donna, durante un piovoso pomeriggio di novembre. Quasi miracoloso sentirsi pervasi da una combinazione di coraggio, di ottimismo, di amore per la vita che stilla da sorrisi e diffonde bellezza, come effetto sorprendente di una specie di osmosi ‘emotiva’ dalla quale è impossibile restare fuori. 

Oggi, 25 novembre, ricorre la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Questo è uno di quei luoghi in cui ogni giorno, 24 ore su 24, i bersagli di quella sopraffazione trovano lo spazio, i tempi, il modo per dire basta e recidere il filo spinato dell'angoscia che blocca, punge e ordina di tacere e subire.

Insieme a Cristina Ercoli, responsabile di uno dei centri antiviolenza di Roma dell’Associazione Differenza Donna, e alla referente della comunicazione Vanessa Doddi, abbiamo provato ad addentrarci nella quotidianità di coloro che chiedono aiuto per interrompere la spirale perversa nella quale si sono ritrovate, loro malgrado. 

Perché comprendere il disagio, l’inquietudine, la paura di chi quella violenza se l’è ritrovata accanto, agita da chi occupa l’altra metà del letto, da chi controlla, spia, ordina parlando al capo opposto del telefono, da chi veste le spoglie finte di un uomo galante e generoso, è utile - doveroso - a tutti: alle donne che restano in silenzio, per riappropriarsi dell’audacia che le spinga alla denuncia; agli uomini, per renderli consapevoli di quali traumi siano capaci di generare; a quanti siano determinati nel voler cambiare l’assetto culturale della società, per permettere alle donne di sapersi davvero libere. Di essere, di fare, di diventare.

(credit foto Laura Cetti)

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La vita in un centro antiviolenza: dove le donne trovano il coraggio di tornare libere

Today è in caricamento