Donna leader? Molti pregiudizi arrivano proprio dalle donne

Gli stereotipi di genere mostrano di essere particolarmente radicati e difficili da abbattere. Lo dimostra una ricerca condotta dall’università di Dusseldorf, pubblicata sulla rivista “Sex Roles”, diffusa dall’Osservatorio dell’Ordine degli Psicologi del Lazio

Donna leader? Molti pregiudizi arrivano proprio dalle donne

Nei confronti della donna leader le persone nutrono pregiudizi maggiori di quanto mostrino le statistiche. E qualche sorpresa la riserva proprio la popolazione di sesso femminile. Lo dimostra una ricerca condotta dall’università di Dusseldorf, pubblicata sulla rivista “Sex Roles”, diffusa dall’Osservatorio dell’Ordine degli Psicologi del Lazio. I ricercatori hanno valutato l’opinione di 1529 studenti tedeschi sulla capacità di leadership femminile attraverso un modello incrociato, e cioè chiedendo loro di rispondere prima in modo esplicito, poi attraverso un questionario anonimo.

I dati finali, elaborati con un complesso impianto statistico, hanno dimostrato una significativa discrepanza tra volto “pubblico” e “privato”. Se interpellato apertamente, solo il 23% del campione mostrava di nutrire scetticismo sulla capacità di leadership femminile. Dietro garanzia di anonimato, viceversa, la percentuale cresceva fino al 37%, con un picco massimo tra gli uomini (45%). Il dato più interessante, tuttavia, proviene dalle risposte delle donne. Erano proprio loro, infatti, a evidenziare lo scostamento maggiore tra i due questionari: la scarsa fiducia verso la capacità “di comando” delle proprie simili passava dal 10% delle risposte esplicite al 28% di quelle anonime, quasi il triplo.

La ricerca fotografa un fenomeno sociale esteso: anche in Germania, infatti, le donne faticano a raggiungere ruoli di comando. Secondo alcune rilevazioni, pur avendo rispetto agli uomini una maggiore probabilità di conseguire una laurea e di concludere il ciclo di studi in anticipo, la loro presenza in posizioni direttive è ferma al 29%, ed è aumentata solo marginalmente rispetto agli anni ’90. Nel 2014 solo il 2% delle 200 più importanti aziende tedesche aveva una donna al vertice.

Insomma, gli stereotipi di genere mostrano di essere particolarmente radicati e difficili da abbattere. Diversi studi hanno evidenziato come siano cambiati solo marginalmente nel corso degli ultimi 30 anni. All’identità femminile vengono ancora associati con significativa frequenza tratti caratteriali quali l’emotività, la gentilezza, la devozione, così come la predilezione per lavori basati sul supporto emotivo e la cura dell’altro, tendenzialmente meno retribuiti. Caratteristiche opposte a quelle associate al maschio: il dinamismo, lo spirito competitivo, l’indipendenza a la sicurezza di sé, accompagnate da posizioni lavorative di vertice con un più alto livello di educazione e retribuzione.

“Da sempre stigmatizzata, l’identità femminile ha determinato per le donne (e per altri gruppi sociali di minoranza nelle organizzazioni) una criticità nell’accesso al mercato del lavoro, allo sviluppo, alla promozione e, di conseguenza, alla possibilità di gestire ruoli di responsabilità e leadership – commenta Paola Biondi, psicologa e psicoterapeuta, Segretaria dell’Ordine degli Psicologi del Lazio -. Sono ben note le metafore del “tetto di cristallo”, a indicare la difficoltà di accedere a ruoli dirigenziali e di “governo”, e del “pavimento di pece”, riferito alla difficoltà o alla lentezza nella progressione di carriera, così come il 111° posto dell’Italia per le opportunità economiche. Essere leader donne significa valorizzare competenze identitarie di tipo relazionale come ascolto e dialogo, tendenza all’inclusione, senza necessariamente omologarsi al gruppo dominante e a logiche maggioritarie”. Eppure, osserva, “studi hanno dimostrato come le donne abbiano assunto in contesti lavorativi punteggi più elevati nelle caratteristiche considerate maschili, a differenza del sesso opposto, restio a modificare i propri tratti sul versante della femminilità”. E gli stereotipi, come la ricerca in questione evidenzia, non sono propri solo del sesso maschile, ma appartengono anche al mondo femminile: questo, sottolinea la studiosa, “spiegherebbe la propensione di entrambi i sessi a sminuire le leader donne, figure propense a ‘oltrepassare la linea’ e, dunque, ad assumere posizioni sociali che lo stereotipo non permetterebbe loro di ricoprire”.

L’intero focus sarà disponibile online sul sito dell’Ordine degli psicologi del Lazio all’indirizzo https://www.ordinepsicologilazio.it/ricerche/.

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