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Giovedì, 30 Marzo 2023
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Quello che (al)le mamme non dicono: "Il post partum è tremendo, anche io ho rischiato di soffocare mio figlio"

Troppo spesso le neomamme sono lasciate sole, con la convinzione che il tanto decantato "istinto materno" risolva ogni problema. "Ma si, vedrai, quando avrai tuo figlio tra le braccia tutti i problemi spariranno". E invece no, i problemi non spariscono

"Per poco anche io non uccidevo mio figlio". Le cronache di questi giorni relativamente alla morte del piccolo Carlo Mattia, il neonato morto all'ospedale Pertini di Roma schiacciato dal peso della madre addormentatasi durante l'allattamento, hanno portato alla luce una realtà di cui si parla troppo poco, probabilmente per colpa di uno stigma sociale che riguarda le neomamme: le difficoltà del parto, ma anche e soprattutto del post partum, nell'immediato e non solo. Troppo spesso le neomamme sono lasciate sole, con la convinzione che il tanto decantato "istinto materno" risolva ogni problema. "Ma si, vedrai, quando avrai tuo figlio tra le braccia tutti i problemi spariranno". Quante donne incinta, esprimendo le loro paure e preoccupazioni, si sono sentite rispondere una frase del genere?

E invece no, i problemi non spariscono, e le mamme devono saperlo ed essere preparate. E in aiuto deve accorrere anche l'ospedale, in primis seguendo i protocolli per evitare i danni collaterali del co-sleeping, considerato tra le principali cause di morte dei neonati (tanto che per la morte di Carlo Mattia la Procura di Roma ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo nella quale la mamma è qualificata come parte offesa). Ma le difficoltà non finiscono una volta uscite dall'ospedale: non basta appendere un fiocco rosa o azzurro sulla porta di casa per tornare alla normalità. E quando le neomamme si ritrovano ad avere a che fare con notti insonni e allattamenti difficili scoprono che no, non è vero che i problemi spariscono quando tengono il proprio figlio tra le braccia.

La tragica morte del piccolo Carlo ha dato la spinta a tante mamme di dire "Sì, anche io ho rischiato di uccidere mio figlio". A squarciare il velo della maternità idealizzata, tra le altre, è Sonia Negrisoli, 49enne di Verona che ha deciso con coraggio di condividere la sua esperienza descrivendo anche quegli aspetti negativi del post-partum che solitamente vengono ignorati o addirittura nascosti alle neomamme. "La mamma del piccolo Carlo Mattia la capisco benissimo, perchè per poco non succedeva la stessa cosa anche a me - racconta Sonia - Quando nacque mio figlio, 13 anni fa, tornai a casa e lui di dormire non ne voleva sapere. Io ero sfinita, passavo tutte le notti in bianco e di giorno dovevo comunque prendermi cura di lui. Un giorno lo stavo allattando sul divano, e all'improvviso mi sono addormentata. Quando mi sono svegliata per un attimo mi si è gelato il sangue nelle vene: mio figlio si era infossato tra il mio corpo e il divano rimanendo schiacciato, era in un lago di sudore. Lo stavo soffocando. Per fortuna mi sono svegliata in tempo, altrimenti oggi mio figlio non sarebbe qui".

La storia di Sonia testimonia le difficoltà che tante neomamme ogni giorno si ritrovano ad affrontare. "Qualche mese dopo mi successe una cosa simile - dice ancora la donna - Eravamo sul letto, io ero stanchissima e mi sono addormentata. Lui è caduto per terra e io mi sono svegliata terrorizzata sentendo il colpo. Per fortuna anche in quel caso non successe nulla di grave, ma poteva essere un'altra tragedia. Quando leggo questi episodi di cronaca mi tornano alla mente quei brutti giorni: ero stremata, non ce la facevo più. Sono stata assalita dalla depressione post-partum, altro tabù di cui si parla pochissimo, e ho dovuto aiutarmi da sola. Mio figlio non dormiva, piangeva e anche allattarlo non era semplice, mentre in ospedale e nei corsi pre-parto fanno vedere tutto bello, ma non è così e le mamme devono saperlo per essere preparate. Nessuno spiega quanto sia difficile non dormire per giorni e giorni e dover badare a questo piccolo esserino, talvolta da sole perché il marito deve lavorare e i genitori sono lontani. Spiegano solo come andrà il parto, l'epidurale etc, ma dovrebbero spiegare anche che i primi giorni dopo il parto sono duri, i più difficili che la donna si ritroverà ad affrontare in tutta la sua vita probabilmente".

Un altro (post) parto è possibile 

L'esperienza traumatica di Sonia l'ha spinta a una decisione che, forse, non avrebbe preso se le cose fossero andate diversamente: "Ho deciso di non avere altri figli, il solo pensiero di dover affrontare di nuovo tutti quei problemi... Sono rimasta scioccata, ho anche dovuto rinunciare al lavoro perchè era impossibile non dormire la notte e riuscire a lavorare di giorno. Credo che l'avrei vissuta meglio se mi avessero spiegato di più, se fossi arrivata più preparata. Non si può parlare solo del dolore del parto, quella è la meno, anzi, lo rifarei subito! E' il post-partum che è tremendo. Una volta si stava in ospedale anche una settimana dopo il parto, questo dava modo alle neomamme di riprendersi e di ricevere il sostegno adeguato. Almeno i primi giorni le mamme andrebbero seguite e aiutate di più, serve una rete di sostegno. Invece se una mamma si mostra stanca e chiede aiuto viene giudicata, sembra che lo faccia perchè è svogliata. Le mamme vengono colpevolizzate se non sono pronte, ma non si nasce pronte! Anche i medici devono riuscire a capire le nostre difficoltà, io quando chiamavo il pediatra sminuiva sempre i miei problemi dicendomi "Voi mamme vi preoccupate troppo". Forse in parte è vero, ma quando ti ritrovi quell'esserino tra le braccia pensi: "E adesso cosa faccio?"".

Se anche voi volete raccontare la vostra storia o denunciare un caso simile potete contattare Today scrivendo a: chiara.tadini@ravennatoday.it


Nel podcast in basso, un approfondimento della redazione di RomaToday: "Il caso del neonato morto a Roma e il dibattito sul rooming in"


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