Lunedì, 14 Giugno 2021

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Le mamme sempre più 'equilibriste' durante la pandemia: "Tiriamo fuori tutta la forza che non pensiamo di avere"

Le testimonianze e il rapporto di Save the Children sullo maternità in Italia: Su 249mila donne che nel corso del 2020 hanno perso il lavoro, ben 96mila sono mamme con figli minori

Una parrucchiera, una barista, una dipendente di azienda, una giovane incinta nel pieno dell’emergenza. Quattro donne, quattro mamme “equilibriste”, che nel pieno dell'emergenza sanitaria si sono trovate a dover affrontar mille difficoltà: perdere il lavoro, conciliare lo smart working con la dad e i figli a casa, la paura di affrontare la gravidanza in un momento di grande incertezza. Sono le protagonista di un video di Save the Children, diffuso in occasione del lancio del sesto rapporto annuale "Le Equilibriste: la maternità in Italia 2021". Oltre a sottolineare le difficoltà che le madri italiani hanno dovuto affrontare in questo anno difficile, come del resto già l’anno precedente, il rapporto fa emergere ancora una volta il gap che c'è tra il Nord e il Sud del nostro paese rispetto alla condizioni delle madri. 

In Italia le mamme con figli minorenni sono poco più di 6 milioni e nell’anno della pandemia molte di loro sono state significativamente penalizzate nel mercato del lavoro, a causa del carico di lavoro domestico e di cura che hanno dovuto sostenere durante i periodi di chiusura dei servizi per l’infanzia e delle scuole.

In Italia 96mila madri con figli minori hanno perso il lavoro nel 2020

Su 249mila donne che nel corso del 2020 hanno perso il lavoro, ben 96mila sono mamme con figli minori. Tra di loro, 4 su 5 hanno figli con meno di cinque anni: sono quelle mamme che a causa della necessità di seguire i bambini più piccoli, hanno dovuto rinunciare al lavoro o ne sono state espulse. Non solo: la quasi totalità – 90 mila su 96 mila – erano già occupate part-time prima della pandemia. 

Nel solo 2019 le dimissioni o risoluzioni consensuali del rapporto di lavoro di lavoratori padri e lavoratrici madri hanno riguardato 51.558 persone, ma oltre 7 provvedimenti su 10 (37.611, il 72,9%) riguardavano lavoratrici madri e nella maggior parte dei casi la motivazione alla base di questa scelta era la proprio la difficoltà di conciliare l’occupazione lavorativa con le esigenze dei figli: assenza di parenti di supporto, elevata incidenza dei costi di assistenza al neonato (asilo nido o baby sitter), mancato accoglimento al nido, le giustificazioni più ricorrenti.

Un percorso a ostacoli all'orizzonte delle donne che scelgono di diventare madri, che detengono anche il primato delle più anziane d’Europa alla nascita del primo figlio (32,2 anni contro una media di mamme in EU di 29,4). E soprattutto fanno sempre meno figli: le nascite hanno registrato una ulteriore flessione, meno 16mila nel 2020 (-3,8% rispetto all’anno precedente). Un'eccezione è quella della Provincia autonoma di Bolzano, in testa per tasso di natalità (9,6 nati per mille abitanti), mentre la Sardegna registra il tasso più basso (5,1 nati per mille abitanti). Secondo l’Istat, soprattutto negli ultimi mesi dell’anno (novembre e dicembre), si è particolarmente accentuata la variazione negativa delle nascite rispetto al 2019: a novembre, infatti, il calo è del - 8,2% e in quello di dicembre tocca addirittura - 10,3%.

"Le mamme in Italia continuano a pagare un tributo altissimo"

"Il Covid ha messo tutti noi di fronte a un’emergenza prima di tutto sanitaria, ma che presto si è rivelata essere una crisi anche sociale, economica ed educativa. Le mamme in Italia hanno pagato e continuano a pagare un tributo altissimo a queste emergenze. I bambini a casa, il crollo improvviso del welfare familiare, dovuto alla necessità di proteggere i nonni dal contagio, il carico di cura e domestico eccessivo e la sua scarsa condivisione con il partner, misure di supporto non molto efficaci, sono tutti fattori che hanno portato allo stravolgimento della loro vita lavorativa. È importante ora indirizzare gli sforzi verso la concreta realizzazione di obiettivi che mirino, oltre che ad incentivare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, ad affrancarle sul fronte del lavoro non retribuito2, è il commento di Antonella Inverno, Responsabile Politiche per l’infanzia
di Save the Children.

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