Giovedì, 6 Maggio 2021
Turchia

La Turchia si ritira dalla Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne

Annullata la ratifica dello storico trattato europeo nonostante l’alto numero di femminicidi e abusi domestici nel Paese

Il governo turco ha annunciato il ritiro dalla Convenzione di Istanbul, l’accordo del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. La Convenzione impegna i governi che vi aderiscono ad adottare legislazioni che contrastino la violenza contro le donne, compresi gli abusi in famiglia, la violenza coniugale e le mutilazioni genitali femminili. L’accordo, denominato ufficiale “Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotto contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica” fu ratificato a Istanbul nel 2011. A firmarlo per la Turchia fu proprio Recept Tayyip Erdogan, che allora ricopriva la carica di primo ministro, e fu successivamente ratificato dal Parlamento turco. La decisione di abbandonare la Convenzione è stata pubblicata stamane sulla gazzetta ufficiale. 

Secondo la piattaforma turca “Noi fermeremo il femminicidio”, in Turchia la Convenzione non è mai stata applicata. Fidan Ataselim, leader del movimento, ha detto che il governo sta mettendo in pericolo la vita di milioni di donne. L'organizzazione sostiene che solo l’anno scorso in Turchia le vittime di femminicidio sono state almeno 300. La Turchia non conserva le statistiche ufficiali sul femminicidio. Secondo dati dell'Organizzazione mondiale della sanità il 38% delle donne nel Paese è vittima di violenza da parte di un partner nel corso della vita, rispetto a circa il 25% in Europa.

La Turchia lascia la Convenzione di Istanbul

Dal governo di Ankara non è arrivato alcuna spiegazione ufficiale sul ritiro. La ministra della Famiglia, del Lavoro e dei Servizi sociali, Zehra Zumrut Selcuk, ha affermato in un tweet che la Costituzione è la "garanzia dei diritti delle donne", sostenendo che "la violenza contro le donne è un crimine contro l'umanità e combattere questo crimine è una questione di diritti umani. Ciò che conta davvero sono i principi". Il vicepresidente turco, Fuat Oktay, ha dichiarato che il governo turco è "sinceramente" impegnato nel portare la reputazione e la dignità delle donne "al livello che meritano", ma "non è necessario cercare rimedi esterni o imitare gli altri per questo obiettivo fondamentale. La soluzione invece è nelle nostre tradizioni e costumi, in noi stessi”. Per il principale partito di opposizione, il Chp, uscire dalla Convenzione di Istanbul significa invece considerare “le donne cittadine di seconda classe e permettere che vengano uccise”, secondo le parole la vicepresidente Gocke Gokcen.

Esponenti conservatori nel Paese considerano la Convenzione di Istanbul come una minaccia alla strutture famigliari, incoraggiando il divorzio e l’omosessualità.

Cos’è la Convenzione di Istanbul

La Convenzione di Istanbul è il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che crea un quadro giuridico completo per proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenze ed è incentrata sulla prevenzione della violenza domestica, proteggere le vittime e perseguire i trasgressori. È inoltre il primo trattato internazionale a contenere una definizione di genere, che viene definito come “ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti che una determinata società considera appropriati per donne e uomini".

 Il testo caratterizza la violenza contro le donne come una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione. Si basa sulle "quattro P": prevenzione, protezione e sostegno delle vittime, perseguimento dei colpevoli e politiche integrate. 

I reati previsti dalla Convenzione sono: la violenza psicologica, gli atti persecutori - stalking, la violenza fisica, la violenza sessuale, compreso lo stupro, il matrimonio forzato, le mutilazioni genitali femminili, l'aborto forzato e la sterilizzazione forzata, le molestie sessuali. Gli Stati dovrebbero includerli nei loro codici penali o in altre forme di legislazione o dovrebbero essere inseriti qualora non già esistenti nei loro ordinamenti giuridici. La Convenzione prevede anche un articolo che prende di mira i crimini commessi in nome del cosiddetto "onore". 

La Turchia è stato il primo paese a ratificarla e oggi è anche il primo paese a uscirne. 

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