Giovedì, 29 Ottobre 2020
Riberta Bruzzone, 45 anni

Violenza sulle donne, Roberta Bruzzone: "Stampatevelo in mente: certi uomini non cambiano" | INTERVISTA

La criminologa e psicologa forense in prima linea al convegno 'I diritti delle donne': "Una battaglia da combattere nelle scuole, nelle menti dei più giovani, affinché gli sterotipi che alimentano la violenza vengano debellati". E scrive il libro 'Io non ci sto più - Consigli pratici per riconoscere un manipolatore affettivo e liberarsene'

"La stragrande maggioranza dei maltrattatori non ritiene di avere un problema, anzi, pensa di avere pieno diritto di fare ciò che fa e di esercitare il controllo nei confronti della propria partner. Perché nella testa della gente, uomini e donne, è ancora forte il modello imperante di matrice culturale secondo cui una donna deve 'appartenere' ad un uomo per avere dignità di esistere". La battaglia contro la violenza sulle donne è, nelle parole della criminologa e psicologa forense Roberta Bruzzone, una lotta da combattere con la consapevolezza che la vera arma sta nel superamento del concetto di emergenza, nel riconoscimento degli stereotipi di genere come vero e proprio problema strutturale ancora insito alla nostra società. Un morbo da debellare dall'interno. E quindi sradicare anziché arginare. Prevenire invece che curare.

Bruzzone - in libreria con 'Io non ci sto più - Consigli per riconoscere un manipolatore affettivo e liberarsene' - parla dal tavolo del convegno 'I diritti delle donne' organizzato a Roma dall'associazione 'Senza veli sulla lingua', dove è arrivata per sostenere la presentazione di due proposte di legge a tutela delle donne vittime di abusi: la prima, volta all'eliminazione del rito abbreviato in caso di femminicidio/omicidio e protocollata in Senato dall'onorevole Caterina Bini; la seconda destinata alla realizzazione e messa a norma di un Tabulato unico delle denunce.  

Le ritiene utili ad arginare concretamente il dramma della violenza?

Ho accolto con estremo favore tali iniziative perché sono assolutamente in linea con quanto vado sostenendo da anni, insistendo affinchè si possa evitare di concedere il rito abbreviato a soggetti che hanno commesso reati astrattamente punibili con la pena dell’ergastolo (e molti femminicidi rientrano in tale scenario). Ritengo quindi molto utile cercare di snellire ed ottimizzare il sistema di gestione per le denunce che riguardano i reati di maltrattamento in famiglia, atti persecutori e violenza sessuale. 

Ad oggi, spesso le denunce non vengono coordinate in un unico fascicolo e rischiano quindi di disperdersi in più rivoli affidati a magistrati differenti. 

Indubbiamente si tratta di una proposta finalizzata a velocizzare la presa in carico di tali segnalazioni onde evitare pericolose (e assai probabili) escalation aggressive nei confronti delle vittime. Il periodo successivo alla denuncia-querela è molto delicato e la vittima va sostenuta anche in tale momento.

Il periodo successivo alla denuncia-querela è molto delicato e la vittima va sostenuta anche in tale momento. Ad una donna che non trova il coraggio di denunciare direi di farsi aiutare. Di raccontare la sua storia. Trovare il coraggio è un processo che matura progressivamente e viene agevolato all'avere accanto le persone giuste. 

A che punto è la legislazione italiana in fatto di violenza di genere?

Siamo dotati di una buona legge in linea di massima, dotata di buoni strumenti di tutela ma il problema è come viene applicata e con quali tempistiche. Certo, si può sempre migliorare. Io, ad esempio, sostengo da anni l’importanza di rendere obbligatoria una valutazione psicologica per i soggetti denunciati per questa tipologia di reati, con particolare riferimento allo stalking e al maltrattamento in famiglia. Tale valutazione consentirebbe agevolmente di stabilire l’effettivo livello di pericolosità del soggetto in questione e scongiurare scenari anche peggiori. Ritengo questo possa essere un ulteriore passo in avanti di semplice introduzione a supporto dell’attività della Magistratura e delle Forze di Polizia. 

Come migliorare le misure cautelari a tutela di una donna che denuncia un reato di stalking?

Se parliamo di misure cautelari vuol dire che è già tardi, significa che qualcuno si è già reso protagonista di condotte aggressive nei confronti della vittima. Non parlerei quindi di prevenzione piuttosto parlerei di valutazione del rischio di escalation. Consideri che con questo genere di soggetti, a mio modo di vedere, l’unica misura cautelare realmente efficace è quella carceraria.

Cosa direbbe ad una donna che non trova il coraggio di denunciare?

Di farsi aiutare. Di raccontare la sua storia. Trovare il coraggio è un processo che matura progressivamente e viene agevolato dall’avere al fianco le persone giuste. 

Le campagne di sensibilizzazione?  Spenderei meglio i soldi. Meglio investire in interventi nelle scuole, a partire da quelle dell’infanzia. È lì che va combattuta questa battaglia, nelle menti dei più giovani affinchè gli stereotipi di genere che ancora alimentano tali scenari di violenza vengano definitivamente debellati.

Accanto a lei, al convegno, è presente Gessica Notaro, ex miss sfregiata con l'acido dall'ex compagno ed oggi simbolo della lotta alla violenza. Come giudica l'ultima sentenza del caso Notaro, e quindi la condanna a 15 anni di Edson Tavares?

Ritengo si tratti di una sentenza giusta in coinsiderazione della gravità dei fatti e dei segni che Gessica porterà sempre con sé. E non mi riferisco solo a quelli che ha sul volto.

Molte le campagne di sensibilizzazione che negli ultimi anni hanno portato al centro dell'attenzione mediatica la battaglia contro la violenza sulle donne. Questo ha comportato benefici?

Purtroppo queste campagne lasciano un po' il tempo che trovano a mio modo di vedere. Io spenderei meglio i soldi investiti in questo genere di iniziative, molto scenografiche certo, ma poco efficaci. Meglio investire in interventi nelle scuole, a partire da quelle dell’infanzia. È lì che va combattuta questa battaglia, nelle menti dei più giovani affinchè gli stereotipi di genere che ancora alimentano tali scenari di violenza vengano definitivamente debellati. Dobbiamo creare un vaccino culturale efficace e lo si può fare solo proponendo modelli relazionali diversi improntati al rispetto e alla simmetria di potere (e di trattamento) tra maschi e femmine.


Perché in un'epoca sempre più attenta alla parità dei sessi esiste ancora così forte il dramma della violenza di genere?

Perché nella testa della gente, uomini e donne, è ancora forte di modello culturale imperante di matrice culturale secondo cui una donna deve “appartenere” ad un uomo per avere dignità di esistere. 


Quali sono i problemi insoluti che accomunano gli uomini maltrattanti?

Di solito, i maltrattatori non perdono affatto la testa, anzi sanno perfettamente quando fermarsi e fino a che punto sono in grado di terrorizzare la vittima. Soprattutto sanno quali sono i limiti che non devono varcare per evitare possibili guai con la legge, ecco perché in genere si fermano prima di fare abbastanza male da mandare all’ospedale la vittima. Sono consapevoli che questo farebbe emergere la violenza abituale nel rapporto di coppia. In realtà non perdono mai la testa, sanno fin dove possono spingersi e lo fanno deliberatamente, lucidamente e con l’obiettivo di mantenere saldo il controllo sulla vittima. 

La stragrande maggioranza dei maltrattori non cambia: non ritiene di avere un problema, anzi, pensa di avere pieno diritto di fare ciò che fa e di esercitare il controllo nei confronti della propria partner. 


Crede nella rieducazione?

Per le ragioni riportate sopra, non credo sia possibile cambiarli o “rieducarli”. È il sistema di valori e convinzioni che hanno a essere sbagliato, non il funzionamento della loro mente. I maltrattatori, per definizione, si comportano in modi che considerano accettabili sotto il profilo morale: dal loro punto di vista, quello che fanno è giusto. Per quanto ignobile e intollerabile sia la loro condotta, la considerano assolutamente legittima. Come tutti i manipolatori narcisisti, pensano che la vittima gli appartenga e di avere quindi su di lei un diritto speciale. È questo il punto: hanno elaborato un concetto personalissimo di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato. Il confine tra bene e male per loro è quanto mai labile, ed è questo sistema di valori abnorme che orienta i loro comportamenti. Ecco perché la stragrande maggioranza non cambia: non ritiene di avere un problema, anzi, pensa di avere pieno diritto di fare ciò che fa e di esercitare il controllo nei confronti della propria partner. Stampatevelo in mente: questi uomini non cambiano, al limite peggiorano. Non mi stancherò mai di ribadirlo.

Il suo ultimo libro si intitola 'Io non ci sto più - Consigli pratici per riconoscere un manipolatore affettivo e liberarsene'.  Quali sono i campanelli d'allarme?

Per individuarli bisogna concentrarsi su quello che realmente fanno, sulla loro condotta e sulle scelte che compiono, e non su quello che dicono. Il testo contiene numerosissimi consigli pratici che vi permetteranno di riconoscere i loro comportamenti abituali e i “copioni” che seguono nelle relazioni con gli altri. 

Ci spieghi. 

Il tipo passivo-aggressivo si presenta come il classico bravo ragazzo (o brava ragazza) della porta accanto. Disorienta la vittima, i suoi parenti, gli amici a lei più vicini e tutti coloro che lo conoscono poiché appare impeccabile: innamorato, affidabile, disponibile e accondiscendente. Ma basta disapprovare una sua scelta o deludere qualche sua aspettativa per vederlo mettere in atto una sorta di terrorismo psicologico. Vi minaccerà con ogni mezzo, puntando sulla vostra paura di rimanere da soli ad affrontare un futuro di ineludibili sofferenze. Se quindi all’inizio sembra accondiscendere, almeno verbalmente, alle vostre richieste, finisce poi per adottare un comportamento freddo, poco partecipativo o di tacito disappunto. A parole dice una cosa, ma con le azioni manifesta tutt’altro. Si mostra collaborativo, ma nei fatti vi boicotta ogni volta che può per distruggere la vostra autostima. Attribuisce a voi la responsabilità dei propri fallimenti, facendovi sentire impotenti, privi di valore, inetti. E questo è solo l’antipasto. 


Si occupa di diritti dei minori. Crede che i figli - uomini e donne di domani - siano sufficientemente tutelati dalla legge nei casi di violenza domestica?

No. E molto spesso, il clima abusante che respirano in famiglia li trasformerà in adulti disfunzionali a livello relazionale destinati a prendere due strade: quella della vittima o quella del carnefice.

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