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Sabato, 27 Novembre 2021
Storie Iran

Sposa-bambina condannata per aver ucciso il marito: ora rischia la pena di morte

La storia di Zeinab, curdo-iraniana di 22 anni: a ore è attesa la sua esecuzione. Amnesty ha lanciato un appello per fermare il boia. "Il processo al quale è stata sottoposta è stato irregolare" e "il diritto internazionale vieta categoricamente l'uso della pena di morte nei confronti di persone che hanno commesso un reato quando avevano meno di 18 anni"

IRAN - Zeinab ha 22 anni. E' curdo-iraniana ed è stata arrestata quando ne aveva 17 e condannata per aver uccisio il marito "al termine di un processo viziato da gravi irregolarità". Al momento dell'omicidio era minorenne. Aveva 15 anni quando è stata "costretta" a sposarsi. Oggi Zeinab rischia di essere impiccata. A portare il suo caso all'attenzione dei media internazionale è Amnesty International. "Abbiamo poche ore per provare a salvarla". 

LA SUA STORIA - A porre l'accento sul modo con il quale Zeinab è stata condannata è Philip Luther, del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International: "Intanto Zeinab aveva meno di 18 anni al momento del reato". Inoltre, prima del processo, "le è stato impedito di avere un avvocato". Ed è in quel momento, senza assistenza legale, che la ragazza "ha anche dichiarato di essere stata torturata da diversi agenti per costringerla a confessare". 

Il continuo ricorso alla pena di morte contro rei minorenni illustra come le autorita'' iraniane disprezzino persino gli impegni presi ufficialmente. Chiediamo che la condanna sia annullata e che Zeinab Sekaanvand sia nuovamente processata, senza infliggerle la pena di morte e nel rispetto dei principi della giustizia minorile.

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LA CONFESSIONE "ESTORTA" - Zeinab Sekaanvand è stata arrestata nel febbraio 2012, all'età di 17 anni, per aver ucciso il marito, sposato quando ne aveva appena 15. "È stata trattenuta per 20 giorni in una stazione di polizia, dove - secondo quanto ha denunciato - è stata picchiata torturata". Quindi "ha confessato di aver accoltellato il marito dopo mesi e mesi di violenza psicologica e fisica e dopo che l'uomo aveva ripetutamente rifiutato di concederle il divorzio. Il processo, però, è stato gravemente irregolare. Nella fase che lo ha preceduto, Zeinab Sekaanvand non ha potuto avere un avvocato e ha incontrato quello d'ufficio solo nell'ultima udienza del processo, il 18 ottobre 2014.

IL VERO OMICIDA - In quell'occasione, la ragazza ha ritrattato la "confessione" resa quando era priva di assistenza legale, denunciando che ad aver ucciso il marito era stato il fratello di quest'ultimo. Il vero assassino - ha raccontato Zeinab - l'aveva violentata numerose volte e l'aveva convinta ad assumersi la responsabilità dell'omicidio promettendole che l'avrebbe perdonata" (secondo la legge islamica, i parenti di una vittima di omicidio possono perdonare l''assassino in cambio di un risarcimento). Le dichiarazioni rese da Zeinab Sekaanvand nell'ultima udienza del processo sono state però ignorate. Così, il 22 ottobre 2014, la seconda sezione del tribunale penale della provincia dell''Azerbaigian occidentale ha condannato a morte Zeinab.

E' una drammatica violazione del diritto internazionale - spiegano da Amnesty - che vieta categoricamente l'uso della pena di morte nei confronti di persone che hanno commesso un reato quando avevano meno di 18 anni.

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