Venerdì, 18 Giugno 2021
Donna

La rivolta delle tenniste di Wimbledon: "Devono trattarci come i colleghi uomini"

"Meritiamo di esibirci sui campi più importanti davanti alle folle più numerose" denuncia Caroline Wozniacki che, insieme ad alcune compagne impegnate nel famoso torneo inglese, denunciano un'evidente disparità rispetto ai vari Federer, Murray, Djokovic

Caroline Wozniacki (foto Facebook)

Succede a Wimbledon, nel tempio pagano del tennis, che le talentuose sportive facciano adesso la voce grossa non per esaltare la forza dei loro gloriosi dritti e rovesci, ma per far valere il diritto di essere eguagliate ai colleghi uomini, a loro dire, preferiti dagli organizzatori nell'assegnazione dei migliori campi di gioco. 

Ha iniziato la danese Caroline Wozniacki, quinta testa di serie, sconfitta dalla spagnola Garbine Muguruza (sabato in semifinale contro la Radwanska) sul campo numero due negli ottavi: "Wimbledon dovrebbe trattare con più equità le tenniste e i tennisti" ha detto furibonda dopo il k.o., alludendo al fatto che troppo spesso i match dei vari Federer, Murray, Djokovic, Wawrinka si programmano sul centrale a discapito delle gare femminili. 

Lunedì scorso, in effetti, il giorno in cui la Wozniacki è stata eliminata, solo due dei sei incontri mandati in campo sul centrale e sul campo numero uno (cioè le arene principali) riguardavano le donne e "Meritiamo di esibirci sui campi più importanti, davanti alle folle più numerose" ha insistito la danese, costringendo l’All England Club ad emettere una nota in cui si assicura che tutti vengono trattati allo stesso modo per volere di sua maestà la regina. 

Ma un certo cambiamento dei tempi è sottolineato dal trattamento che la folla ha riservato martedì a Vika Azarenka, impegnata nella missione impossibile di stoppare Serena Williams (oggi in semifinale contro la Sharapova) nella sua corsa verso il Grande Slam, imitata per il verso strozzato in gola dal pubblico e perciò furiosa come poche volte: "L’altro giorno mi sono allenata accanto a Rafa Nadal: urlava più di me! Però lui è un maschio e viene rispettato. Quando la smetteranno di trattarci in base al nostro aspetto fisico, ai gemiti che emettiamo, alla pettinatura che abbiamo?" ha lamentato la bielorussa, unendosi così al coro delle suffragette in gonnella che reclamano pari opportunità almeno per i tre gorni che restano da giocare in terra inglese. 

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