Mercoledì, 16 Giugno 2021
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Dolce & Gabbana nella bufera per la campagna social in Cina: “Siamo stati hackerati”

A poche ore dalla sfilata evento degli stilisti in Cina, un post offensivo nei confronti del Paese e una campagna social giudicata “razzista” ha fatto saltare lo show. Ma la maison si difende: "Siamo stati hackerati"

Stefano Dolce e Domenico Gabbana

“Il mio account Instagram è stato violato. Il mio ufficio legale sta lavorando su questo. Amo la Cina e la cultura cinese. Mi dispiace tanto per quello che è successo”: con questo messaggio scritto in calce allo screenshot falsamente attribuitogli, Stefano Gabbana ha annunciato di adire le vie legali per l’increscioso incidente diplomatico con la Cina costato l’annullamento dell'evento più importante della storia di Dolce & Gabbana nel Paese.

Tutto è nato da un post di Instagram apparentemente pubblicato dallo stilista che offendeva il Paese che ospitava l’imponente perfomance del marchio italiano e da una campagna social della griffe in cui si vedeva una ragazza cinese mangiare un enorme cannolo siciliano, un piatto di spaghetti e una pizza con le bacchette, accompagnata dai doppi sensi di una voce maschile fuori campo.

Sfilata - evento cancellata

Gli stilisti Stefano Dolce e Domenico Gabbana sono stati così accusati di razzismo, l'hashtag contro la maison e è diventato trending e la sfilata che doveva tenersi al cospetto di 500 invitati, con 500 abiti e 120 performer per un'ora di show, è stata cancellata.

Al post con cui Stefano Gabbana si è scusato dell’accaduto dichiarando l’hackeraggio dell’account social si è unito anche quello ufficiale della griffe: “Il nostro ufficio legale sta indagando con urgenza. Siamo molto dispiaciuti per eventuali disagi causati da questi messaggi non autorizzati, commenti e messaggi diretti. Non abbiamo altro che rispetto per la Cina e il popolo cinese”.

Dolce e Gabbana, i precedenti

Non è la prima volta che la casa di moda italiana viene coinvolta dalle polemiche in Cina.

Nel 2017 finì sotto accusa per una campagna pubblicata su Weibo, nella quale Pechino veniva dipinta come una città sottosviluppata. La campagna venne poi cancellata.

Nel 2015, la coppia di stilisti finì invece sotto accusa per aver definito "sintetici" i bambini nati con la fecondazione in vitro, esprimendo la loro contrarietà alle adozioni da parte delle coppie gay e alle pratiche di "utero in affitto" Domenico Dolce successivamente si scusò.

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