W l’8 marzo. Sicuri? Sicure? I pro e i contro dell’essere donne nel 2019

Nel giorno che celebra tutte le donne, tra mimose, caramelle e auguri infiniti si fa largo un solo, grande, esitante dubbio: ma alla fine, veramente, cosa diamine c'è da festeggiare?

Immagine archivio Ansa

Buon 8 marzo, donne che storcete il naso al sol pensiero di quanti grazie dovrete rispondere a chi educatamente vi porgerà i suoi auguri nelle prossime 24 ore.

Buon 8 marzo, donne sorridenti all'idea di inebriarvi le narici col profumo intenso dei rametti gialli accumulati durante una giornata che si concluderà con una cena in cui il genere maschile, se non in costume adamitico, al massimo è ammesso nella pronuncia di brindisi alcolici “alla faccia sua”.

E buon 8 marzo anche a voi, signori uomini, che con i vostri gesti di mimose regalate e sorrisi elargiti in ottemperanza della liturgia, contribuite alla celebrazione di questa “festa” che scorrendo lenta o frenetica, suscita in molti – magari anche in voi – un solo, grande, esitante dubbio: ma alla fine, veramente, cosa diamine c’è da festeggiare?

Festa della donna: perché si festeggia l’8 marzo 

I contro dell’essere donna  

E vediamo, allora, cosa non c’è da festeggiare. Iniziamo dagli svantaggi utili per comprendere le fronti aggrottate di chi non ci pensa proprio a sentirsi parte di questa gigantesca ode al gineceo. Non andiamo sui dati teorici, restiamo terra-terra e riflettiamo sui motivi per cui essere nate donne è una fatica, ora per ineludibili questioni anatomiche, ora per – si spera sempre – non altrettanto inevitabili situazioni sociali, culturali ed economiche.

Il ciclo mestruale. Arriva una volta al mese, puntuale almeno quanto la tassa dell’abbonamento ai mezzi pubblici che tocca pagare anche se autobus e treni sono sempre in ritardo. In quei giorni sbalzi d’umore, lacrime inconsolabili, scatti di incomprensibile ira accompagnano le donne dai 12 anni fino alla menopausa, periodo durante il quale gli assorbenti tassati al 22%, al pari delle automobili e dei televisori,  sono una spesa necessaria, ma ciò nonostante non detraibile dalla dichiarazione dei redditi.

La pink tax. A proposito di spese, essere donne costa di più in termini di vita quotidiana. Le ultime indagini confermano l’abitudine commerciale che vuole più costose le versioni femminili dei prodotti, dai rasoi “rosa” (cinque 1,80 euro a fronte dell’1,72 euro per dieci rasoi da barba tradizionale) ai detergenti (la differenza con quelli maschili può arrivare anche al 40%), fino ad arrivare ai giocattoli che se destinati a “piccole donne crescono” costano al genitore più di quelli destinati ai fratellini (per una bicicletta da bambina si calcola almeno il 6% in più).

Retribuzioni più basse. L’Onu ha definito il cosiddetto “gender pay gap”, ovvero la differenza salariale tra il guadagno di uomo e quello di una donna, come “il più grande furto della storia”. Nel mondo le donne guadagnano in media il 23% in meno rispetto agli uomini. Perché? Perché il lavoro - che non contempla quello domestico ancora prevalentemente svolto dalle donne e non retribuito -  è svolto per meno ore, oppure si svolge in settori a basso reddito o è lontano dai vertici aziendali, o perché, molto più semplicemente, prevede che in media gli stipendi siano inferiori rispetto ai colleghi maschi, a parità di  mansioni e responsabilità. Per ogni dollaro guadagnato da un uomo, una donna prende appena 77 centesimi.

I sensi di colpa. Sarà stata colpa di Cenerentola, della Bella addormentata nel bosco e di tutte le fanciulle che ci hanno raccontato come vincenti solo dopo aver pianto, sofferto, sudato, lottato… Fatto è che alle bimbe queste benedette favole hanno fatto male. Malissimo. Perché hanno contribuito a radicare in loro, adulte di oggi, l'antica convinzione che una donna in quanto tale, per meritarsi la felicità, debba faticare ed essere perfetta, sempre. Ne deriva, allora, un senso di disarmante colpa se è costretta a lavorare e perciò toglie del tempo ai figli, se si concede una cena con le amiche anziché  prepararla per la famiglia, se decide di coccolarsi regalandosi qualcosa che desidera piuttosto che completare la lista della spesa. 

La caramella di Trenitalia. “Una caramella al limone in regalo a tutte le donne che l'8 marzo viaggeranno con Trenitalia, ma fino ad esaurimento scorte”: ecco un altro buon motivo per non festeggiare la festa della donna. Perché ogni anno arriva sempre qualche stramba iniziativa fintamente concepita per valorizzare il femminile, ma in realtà tristemente volta alla presa per i fondelli dell’intelligenza tutta, senza distinzione di sessi. Come pure il volantino diffuso dalla sezione locale della Lega di Crotone, altro esempio mirabile che ha indicato come nemico della dignità della donna chi contrasta il suo "ruolo naturale volto alla promozione e al sostegno della vita e della famiglia” o “sostiene una cultura politica che rivendica una sempre più marcata autodeterminazione della donna che suscita un atteggiamento rancoroso e di lotta nei confronti dell’uomo". Dopo il clamore mediatico suscitato dalle proposte entrambe sono state rimosse, la prima dal sito e la seconda da Facebook, ma il turbamento resta. E quello no che non si può rimuovere.

Una caramella per la Festa della Donna: il regalo di Trenitalia scatena l'ironia social 

I pro dell’essere donna

In effetti, per tutti i motivi suddetti ci starebbe poco da stare allegre. Poi però c’è l’altra faccia dell’essere donna, quella solare, vitale, positiva che oggi valorizza chi affronta l’8 marzo con la giusta leggerezza, dando peso agli aspetti più vantaggiosi offuscati dalla severità del quotidiano.

Trucco e parrucco. In soccorso delle donne che si vedono spente, stanche o che più semplicemente vogliono vedersi diverse dal solito c’è tutto l’armamentario di prodotti che dai rossetti ai fondotinta, dai colpi di sole alle meches, diventa strumento impagabile per increspare l’ego acciaccato. La possibilità, di norma, non è invece contemplata dall’uomo che potrà anche spendere meno per una spuntatina di barba e capelli, ma mai potrà provare quella sensazione di benessere assoluto che pervade una donna appena uscita da un salone di bellezza. Mai.

La galanteria. I gesti gentili degli uomini perbene sono riservati a loro, alle donne, compagne, madri, figlie a cui rivolgono cortesie e attenzioni. Perché gli uomini così esistono ancora. Nonostante la cronaca non li tenga in conto, gli uomini buoni ci sono, e sono anche tanti. E anche stare al centro delle loro premure rientra nell’alveo delle piccole grandi fortune che la vita ha radicato in questa essenza, così straordinaria eppur normalissima.

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La forza di non mollare mai. Anche quelle all’apparenza più fragili e vulnerabili posseggono un’energia stupefacente che si manifesta in tutta la sua potenza quando meno ci sarebbe da aspettarselo. E allora, se proprio c’è qualcosa per cui fare festa oggi, eccolo, sta tutto lì il motivo: donne, guardatevi allo specchio, sorridetevi e siate fiere di voi sempre.

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