Mercoledì, 23 Giugno 2021
Donatella Polito

Opinioni

Donatella Polito

Giornalista Today

Kamala Harris 'strike the pose' su Vogue, ma è polemica per le sneakers. L'abito fa ancora “la monaca”?

Kamala Harris sulla copertina di Vogue

Una mancanza di rispetto, altroché: ritrarre Kamala Harris sulla copertina di una Bibbia del fashion come il magazine ‘Vogue’, con le Converse All Star ai piedi che rendono tanto, troppo sempliciotto lo stile della neo vicepresidente degli Stati Uniti d’America, “non si fa”, è “irrispettoso”, dicono. E lo è ancor più se la foto in questione prevista per il numero di febbraio non è stata scelta con il suo staff che, a detta del reporter di Huffington Post Yashar Ali, per l’occasione aveva concordato con il magazine un’altra immagine di Harris, più formale nel suo tailleur pantaloni color azzurro, scelta sì, ma solo per la cover digitale. Su quella cartacea, infatti, la 56enne campeggia a figura intera, con le scarpe sportive in bella vista che rimarcano quel “primo passo nel fare la storia” indicato nella didascalia dell’account social della rivista.    

“Fare la storia è stato il primo passo. Ora Harris ha un compito ancora più monumentale: aiutare a guarire un’America divisa e guidarla fuori dalla crisi” si legge su Instagram a corredo delle pose di Kamala Harris firmate dal fotografo Tyler Mitchell. Peccato, però, che più dell’eccezionalità del ruolo di prima donna ufficialmente alla vicepresidenza della Casa Bianca a partire dal 20 gennaio, stia facendo notizia il modello di calzatura indossato per uno scatto che, alla fine, conferma quanto l’estetica, l’immagine, abbia ancora un gran peso nella trasmissione di messaggi da cogliere in filigrana.

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La foto di Kamala Harris sulla copertina di Vogue

Ineffetti, la questione attuale della foto “irrispettosa” di Kamala Harris (“Non è all’altezza degli standard di Vogue”, hanno obiettato i sostenitori della senatrice) pare affondare le sue origini nella polemica contro la direttrice di Vogue Anna Wintour, già criticata per non aver riconosciuto il lavoro di giornalisti, fotografi e stilisti appartenenti alle minoranze e per aver incentivato un ambiente lavorativo decisamente ostile durante la sua lunga carriera nel mondo della moda (il film ‘Il Diavolo veste Prada’ docet). “La Wintour se ne deve andare”, uno dei tanti commenti scritti sui social da parte di chi ha alimentato l’avversione per l’atteggiamento dell’imperturbabile direttrice che si era assunta tutte le responsabilità per non aver fatto abbastanza per promuovere e rappresentare la comunità nera tra le pagine del suo giornale.

Evidentemente, però, quelle scuse non sono bastate, dato che c’è anche chi, oltre al dettaglio ginnico del look di Kamala Harris, ha notato pure il presunto tentativo della rivista di “sbiancarle” la pelle con qualche strategia di illuminazione. Vogue, però, ha allontanato con decisione ogni illazione, precisando di non aver in alcun modo voluto schiarire il volto  di Harris e sottolineando che la vicepresidente ha rifiutato gli stylist del magazine preferendo il consigli del proprio team: “Entrambi i look sono stati scelti dalla vicepresidente e dal suo staff” ha spiegato la fonte al New York Post: “Volevano ritrarre il leader e la persona: abbiamo scelto l’immagine che catturava la sua personalità e autenticità”.

Ma la personalità così immortalata, a quanto pare, non è proprio quella che Harris avrebbe voluto trasmettere ai lettori della rivista, come se indossare un paio di sneakers o un vertiginoso tacco 12 facesse la differenza nel dimostrare di essere più o meno capaci di ricoprire un ruolo di prestigio, come se ancora, nonostante tutte le belle intenzioni professate come teorie della sostanza oltre l’apparenza, l’abito facesse quel famoso ‘monaco’ di un fantomatico ordine risultato dell’equivalenza tra interiorità e immagine esteriore.

“Strike a pose”: cantava Madonna nel suo celebre brano intitolato proprio ‘Vogue’: “It makes no difference if your black or white… You're a superstar”. Calzante più che mai, oggi come nel 1992.

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