Venerdì, 5 Marzo 2021
L'opinione di Donatella Polito

L'opinione di Donatella Polito

A cura di Donatella Polito

Ora che Melania Trump è libera

Melania Trump

L’accenno di un sorriso illumina il volto impassibile di Melania Trump. Forse segue anche una flebile risata, chissà. Non importa se i droplets emessi dall’afflato genuino si spargono nell’aria di una stanza ossigenata dalla gioia, perché l’entusiasmo è tanto, troppo, incontenibile, e la foga va pur buttata fuori in qualche modo ora che i giorni da first lady stanno per scadere e sulla recita di consorte ingessata si abbassa un sipario pesante come un macigno. Un sipario che, salvo colpi di scena, non si rialzerà più.

Dopo un quadriennio di presenze mute e gesti di circostanza, riesce difficile immaginare Melania così, nella spontaneità di reazioni naturali e schiette, ma oggi ci piace pensarla mentre canticchia preparando scatoloni e bauli per un trasloco che svuoterà gli armadi della Casa Bianca a Jill Tracy Jacobs, moglie del neoeletto Presidente Joe Biden.

Li-be-ra. Melania, ora, è libera. Ma più che da un ruolo - quello di consorte del Presidente degli Stati Uniti a cui non ha mai saputo dare il carattere e la personalità di Obamiana memoria - Melania appare oggi libera da se stessa, dalla gabbia in cui lei, sposando 15 anni fa un uomo del calibro di Donald Trump, si era infilata con tutte le scarpe dall’immancabile tacco 12, guadagnando onori scontati da oneri che adesso non vuole pagare più.

Si è scocciata Melania, di fare la bella statuina in pubblico ma pure in privato, considerando le voci di chi sostiene che stia contando i minuti in cui il marito resta in carica per poi poter divorziare. “Se Melania avesse cercato di mettere fine alla sua umiliazione e lasciarlo mentre era in carica, lui avrebbe trovato il modo di fargliela pagare”, raccontano le gole profonde che indagano nelle attuali dinamiche di una vita privata che non è mai stata davvero tale, serva di un’apparenza quale copertina di un legame farlocco almeno quanto i capelli di The Donald. Respira oggi Melania o, almeno, inizia a sentire addosso la brezza fresca di una nuova esistenza che di certo gioverà di importanti risvolti economici quale tfr di una relazione sempre troppo impari, sfacciatamente difforme dall’idea che accanto, davanti o dietro a un ‘grande’ uomo ci sia una donna del suo stesso calibro.

E con lei respirano anche le donne che si ritrovano nel sorriso e nella tenacia orgogliosa della prima vicepresidente donna della storia degli Stati Uniti d’America Kamala Harris. Coloro che si ritrovano in quella radiosa determinazione, come pure in uno stile che ha fatto delle scarpe da ginnastica - Converse All Star, precisamente – indossate per gran parte della campagna elettorale, il simbolo di una benedetta autenticità per troppo tempo sacrificata e issata su stiletti vertiginosi in pendant con abiti griffatissimi.

Nel suo primo discorso ufficiale, il riferimento a "tutte le donne che hanno lavorato per garantire e proteggere il diritto di voto per oltre un secolo: cent'anni fa con il 19esimo emendamento, 55 anni fa con il Rights Act e ora, nel 2020, con una nuova generazione di donne nel nostro Paese che hanno votato e continuato la lotta per il loro diritto fondamentale di votare e di essere ascoltate".

"Anche se sono la prima donna a ricoprire questo incarico, non sarò l'ultima", ha assicurato Kamala Harris: "Qualunque bambina ci sta guardando stasera vede che questo è il Paese delle possibilità". Addosso, un tailleur bianco in omaggio alle suffragette e alla loro battaglia per il diritto di voto alle donne. Tutta un’altra storia. Ciao Melania.

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