Venerdì, 23 Luglio 2021
Donna

Le truffe dei vestiti su Facebook: "Non comprateli"

Il sito BuzzFeed News ha segnalato le pagine social che inducono all'acquisto di abiti bellissimi attraverso la pubblicazione di foto ingannevoli

Le truffe dei vestiti su Facebook

Il sito BuzzFeed News ha indagato su alcuni siti di abbigliamento che, attraverso Facebook, vendono capi di scarsa qualità e a prezzi molto bassi, inducendo all'acquisto la clientela prevalentemente femminile. 

Secondo la testata, alcune aziende promuovono le offerte sui social e ingannano gli acquirenti con immagini rubate da altri siti, riviste o profili di utenti che alla fine non corrispondono ai prodotti recapitati per l'aspetto, per il tipo di tessuto, per le taglie.

BuzzFeed News si spinge anche oltre, elencando i nomi di otto siti – Zaful, SammyDress, DressLily, RoseGal, RoseWe, TideBuy, Choies, e RomWe – come appartenenti ad un’unica società cinese, la ShenZhen Global Egrow E-Commerce Co., o Global Egrow, fondata nel 2007, che nel 2014 ha fatturato circa 200 milioni di dollari, equivalenti a 176 milioni di euro.

Nonostante siano molte le recensioni negative sotto agli ultimi post delle pagine Facebook di questi siti (le clienti si lamentano sia per problemi legati ai tempi di consegna sia per la differenza tra i capi pubblicizzati e quelli ricevuti), RoseGal ha più di 8 milioni di mi piace, DressLily ne ha 7 milioni, RoseWe e TideBuy più di un milione.

Il Post - che ha ripreso la questione - ha riportato il fatto che su Facebook esistano anche alcune pagine e gruppi creati allo scopo di mettere in guardia le possibili clienti di DressLily da pessimi acquisti. Su uno di questi, chiamato Rosewholesale Scam (scam in inglese significa “truffa”) si possono trovare confronti tra le immagini dei prodotti ricevuti dalle clienti di questi siti e quelle dei capi che si aspettavano di ricevere. Uno dei confronti è stato realizzato da un’utente italiana.

Facebook, dal canto suo, non vieta a questi siti di mostrare immagini fuorvianti: rigido per quanto riguarda le parole usate negli annunci e nei post pubblicitari, e nell'attenzione alle immagini che non devono mai essere offensive, il social non possiede strumenti che gli consentano di riconoscere foto rubate, a meno che chi ne detiene il copyright non ne segnali l’uso scorretto. Facebook, inoltre, non ha inoltre alcuna responsabilità legata alla vendita dei prodotti di scarsa qualità, dato che la vendita effettiva avviene altrove. 

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