"Anche la donna violenta l'uomo": ecco quand'è lei ad essere 'la cattiva' della coppia

Nonostante i numerosi fatti di cronaca, non è per niente scontata l'equivalenza' donna-vittima' e 'uomo-carnefice', perché molti, seppur meno conosciuti, sono i casi in cui sia l'uomo ad essere oggetto di vessazioni fisiche e psicologiche

Nella triste rassegna che pressoché all'ordine del giorno racconta episodi di violenza a danno delle donne, appare strano o quantomeno straordinario pensare che anche l'uomo, notoriamente artefice di abusi, possa in qualche caso essere la vittima di un certo tipo di vessazioni messe a punto proprio da mogli e compagne.

Eppure, accade anche questo e gli episodi in cui sia proprio la donna a tenere in pugno il partner si verificano nella sordina di una scarsa risonanza mediatica che sembra come allergica ad una par condicio in grado di considerare i due sessi potenzialmente aggresssivi nello stesso modo.

"Sono prive di fondamento le teorie dominanti che circoscrivono ruoli stereotipati: donna/vittima e uomo/carnefice” afferma la psicologa forense Sara Pezzuolo dopo aver condotto in Italia la prima 'Indagine conoscitiva sulla violenza verso il maschile': “Dal questionario emerge come anche un soggetto di genere femminile sia in grado di mettere in atto una gamma estesa di violenze fisiche, sessuali e psicologiche che trasformano il soggetto di genere maschile in vittima” ha raccontato a Panorama l'esperta, fornendo un fondamento scientifico al fenomeno che, com'è stato rilevato da numerose ricerche condotte in altri Paesi, anche in Italia vede vittime soggetti di sesso maschile con modalità che non differiscono troppo rispetto all’altro sesso.

Ma non solo, perché “i dati dimostrano che le modalità aggressive non trovano limiti nella prestanza fisica o nello sviluppo muscolare e anche un soggetto apparentemente più 'fragile' della propria vittima può utilizzare armi improprie, percosse a mani nude, calci e pugni secondo modalità che solo i preconcetti classificano come esclusive maschili”.

Il dato più triste, poi, è stato quello riguardante i bambini che sono risultati essere gli 'strumenti' utilizzati all’interno della coppia in crisi, i quali, proprio durante la separazione e la cessazione della convivenza, diventano le pedine di un certo tipo, forse il più misero, di violenza psicologica”.

Quali sono le pressioni più frequenti attuate dalle donne che si trasformano in vere e proprie violenze?
Il 68,4% del 'gentil sesso' minaccia costantemente il compagno di chiedere la separazione, togliergli casa e risorse e di ridurlo in rovina; il 58,2% lo minaccia di portargli via i figli mentre il 59,4% di ostacolare i contatti con il proprio figli. Il 43,8% delle donne addirittura minaccia il compagno di impedirgli definitivamente ogni contatto con i figli, una violenza questa che non travolge solamente il compagno, ma spesso si estende all’intero ambito parentale paterno, dato che "la minaccia implica pertanto che i figli non potranno avere più alcun contatto non solo col padre, ma nemmeno con nonni, zii, cugini”.

Inoltre, dall’indagine emergono tipologie di violenze psicologiche sul maschio anche nell’atto della procreazione: “La paternità imposta con l’inganno comprende perlopiù casi in cui la gravidanza non è frutto di un rapporto consolidato. La partner (114 risposte, in 21 casi la moglie o compagna stabile, in 93 casi una compagna occasionale) matura la decisione di procreare e ne tiene all’oscuro l’uomo" - prosegue la psicologa - "mettendo in atto strategie ingannevoli, mentendo sulla sua fertilità e/o sull’uso di anticoncezionali, per poi chiedergli di “assumersi le proprie responsabilità” e proprio tale assunzione di responsabilità, quando è frutto di una scelta unilaterale imposta all’altro con l’inganno, risulta essere vissuta come una grave forma di violenza e prevaricazione. L’interruzione della gravidanza, invece, contro il parere paterno si verifica nel 9,6% dei casi, la paternità imposta con l’inganno nel 10,7% mentre l’attribuzione fraudolenta di paternità, o tentativo di attribuzione nel 2,7% dei casi presi in esame.

Altro fenomeno emergente che il questionario ha rilevato è proprio quello delle false denunce o accuse costruite nell’ambito delle separazioni, dei divorzi e delle cessazioni di convivenza, problematica che è emersa in 512 casi sul totale di 1.058 esaminati proprio ad appannaggio dei soggetti appartenenti alle categorie in questione. E la domanda posta agli uomini da Sara Pezzuolo che ha raccolto il maggior numero di risposte positive con il 77,2% riguarda proprio le provocazioni fisiche e verbali.

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