Sabato, 19 Giugno 2021
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"Zara discrimina i clienti neri": accuse di razzismo per l'azienda

L'organizzazione americana attiva per l'equità e i diritti della popolazione ha rilevato una preoccupante disparità di trattamento tra i clienti afroamericani e non, denuncia che il colosso di abbigliamento ha respinto con forza in una nota

Un'indagine condotta dal 'Center for Popular Democracy' nei negozi newyorchesi di Zara ha messo in luce una disparità di trattamento tra clienti bianchi e neri talmente evidente e reiterata da mettere ancora una volta in discussione i diritti civili equamente garantiti ai cittadini americani.

Secondo quanto prima rilevato dall'organizzazione americana attiva per l'equità e le prerogative della popolazione e in seguito riportato dal quotidiano britannico 'The Guardian', il colosso spagnolo dell'abbigliamento monitora, pedina e guarda a vista gli afroamericani che si aggirano nei suoi spazi e tutto, sostiene il CPD, avverrebbe a partire da un unico, grande sospetto: la maggiore propensione al furto dei neri.

La tesi del comportamento discriminatorio di Zara è fortemente sostenuta dall'organizzazione dopo aver intervistato 151 dei 1500 dipendenti di New York che individuerebbero regolarmente alcuni clienti come persone da tenere sotto osservazione mediante il codice di "special order", pensato per mettere in allarme tempestivamente il personale e quasi mai attribuito a cittadini bianchi, raramente ai latinos e sempre o quasi sempre agli afroamericani.

Il report parla chiaro: il colore della pelle e l'abbigliamento osservato nelle persone che entrano nei negozi verrebbero, in genere, usati come indizi per valutare la tendenza al furto e quindi la pericolosità social: un qualsiasi uomo afroamericano che si muovesse per gli scaffali in cerca di una t-shirt o dell'ultimo paio di pantaloni in vendita potrebbe, quindi, essere controllato per l'intero tempo di permanenza nel locale.

E se ai clienti va male, non va meglio ai dipendenti dell'azienda, perché anche loro, quando afroamericani, subirebbero una politica interna segnata da profonde disparità. Lo spiega bene Connie Razza, direttrice delle ricerche strategiche di CPD: "Mi aspettavo certe differenze" - ha affermato la donna - "ma non immaginavo certo un simile divario" costituito da orari di lavoro non soddisfacenti, trattamenti più severi da parte dei manager e minori opportunità di essere promossi. 

Zara, dal canto suo, non ha tardato a intervenire e ad un portavoce ha affidato la sua replica: "Zara Usa rifiuta con forza i risultati del report del Center for Popular Democracy, pubblicati senza alcun tentativo di contattare la nostra società.... Il report raggiunge asserzioni non supportate dai fatti e non rispondenti all'eterogenea forza lavoro di Zara".

Questo il comunicato dell'azienda spagnola che, puntualizzando come la metà dei dipendenti sia afroamericana o ispanica, ha anche tenuto a precisare come l'espressione "ordine speciale" si riferisca ad un generico bisogno di sorveglianza e non al controllo di una persona in particolare. 

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