Giovedì, 5 Agosto 2021
Economia

"No al lavoro nei giorni di festa", ma lo sciopero del 25 aprile non ferma la spesa

Cinque milioni di italiani al lavoro nei due ponti di primavera. I sindacati proclamano uno sciopero del commercio per 25 aprile e 1 maggio, ma cosa succede in concreto nei supermercati e nei centri commerciali?

ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

Da una parte c'è la volontà sindacale di tutelare i dipendenti dal "rischio" di dover lavorare in un giorno festivo, dall'altra c'è un decreto - il "Salva Italia" del governo Monti - che ha liberalizzato le aperture commerciali nei dì di festa. Nel mezzo, la polemica che ritorna (visto e considerato che era successo anche a Pasqua e Pasquetta).

Arrivano le feste, riecco gli scioperi. La mobilitazione chiama a raccolta Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil che a livello regionale hanno proclamato uno sciopero per l'intero turno dei giorni 25 aprile e 1 maggio.

"La festa non si vende" è la campagna lanciata dai sindacati di categoria per ribadire che "le aperture indiscriminate delle domeniche e dei festivi non hanno risolto i problemi occupazionali delle imprese in crisi, né creato nuovi posti di lavoro e non hanno prodotto risultati positivi per le aziende". La mobilitazione coinvolgerà i lavoratori degli esercizi commerciali facenti capo a Confesercenti, Confcommercio, Federdistribuzione e Distribuzione Cooperativa. Per quanto riguarda le Coop, l'assemblea con i delegati di settore ha deciso di aderire allo sciopero nonostante gli accordi territoriali abbiano tentato di regolamentare le aperture in questi giorni.

Negozi aperti il 25 aprile e il 1 maggio, è di nuovo polemica: "Ma ti serve proprio oggi?"

Pronta la replica delle associazioni imprenditoriali. Federdistribuzione difende la linea delle aperture in favore delle abitudini di acquisto dei consumatori che chiedono "di poter fare acquisti nei negozi in una fascia sempre più ampia di ore e di giorni, in uno scenario di imponente esplosione dell'e-commerce, una vetrina aperta 7 giorni su 7 e 24 ore su 24". Ed è proprio all'e-commerce che il presidente di Confimprese, Mario Resca, si riferisce poiché "chiudere i negozi sarebbe un danno enorme ma soprattutto un regalo ad Amazon".

Uguale il copione, insomma. Questa, nel dettaglio, la posizione dei sindacati:

"Al contrario, la liberalizzazione ha prodotto lo svuotamento dei centri storici delle città creando una sorta di dumping tra le piccole attività (sempre più in sofferenza) e centri commerciali, oltre ad aver peggiorato le condizioni di vita delle migliaia di addetti del settore, molti dei quali si sono trovati costretti a sottoscrivere clausole che rendono obbligatorio il lavoro domenicale e festivo. La totale deregolamentazione ci consegna una società devota al consumismo. I centri commerciali rappresentano ormai la risposta per il tempo libero e per i momenti di svago delle famiglie, con buona pace delle festività civili e religiose, delle tradizioni e dei momenti di celebrazione di eventi fondamentali per la nostra storia come l’anniversario della Liberazione e la Festa dei lavoratori".

Sciopero dei sindacati, ma negozi e centri commerciali apriranno 

Uguale, però, anche il finale. Perché in realtà mercoledì 25 aprile quasi tutti i supermercati e i centri commerciali in Italia apriranno, così come avverrà per il primo maggio. Beninteso, questo non significa che il personale sarà al completo e che non ci sarà una buona partecipazione allo sciopero indetto dai sindacati. Rivela solo che la vertenza non basterà a fermare la spesa. In estrema sintesi, chiudono solo Coop e Ipercoop. Gli altri - da Esselunga a Pam passando per Eurospin e Conad - aprono, anche se con modalità diverse, ad orario continuato o spezzato (qui in basso una lista completa).

Negozi, supermercati e centri commerciali aperti 25 aprile e 1 maggio

Ma in fin dei conti questi saranno giorni di festa per gli italiani? Non proprio per tutti, dato che sia domani sia il prossimo primo maggio quasi 5 milioni di connazionali lo passeranno al lavoro: praticamente un occupato su 5. A rilevarlo è la Cgia di Mestre. Il settore dove la presenza degli occupati nei giorni di festa è più elevato è quello degli alberghi/ristoranti: i 688.300 lavoratori dipendenti coinvolti incidono sul totale degli occupati dipendenti dello stesso settore per il 68,3 per cento. Seguono il commercio (579.000 occupati pari al 29,6 per cento del totale), la Pubblica amministrazione (329.100 dipendenti pari al 25,9 per cento del totale), la sanità (686.300 pari al 23 per cento del totale) e i trasporti (215.600 pari al 22,7 per cento). Secondo queste elaborazioni riferite al 2016, sono precisamente 4,7 milioni gli italiani che lavorano di domenica o nei giorni festivi. E una buona parte di questi sarà in negozio, in fabbrica o in ufficio anche domani e il prossimo primo maggio. Tra questi 4,7 milioni, 3,4 sono lavoratori dipendenti e gli altri 1,3 sono autonomi (artigiani, commercianti, esercenti, ambulanti, agricoltori, etc.). Se un lavoratore dipendente su cinque è impiegato di domenica, i lavoratori autonomi, invece, registrano una frequenza maggiore: quasi uno su quattro.

Chiuso per crisi | Viaggio nell'Italia dei piccoli negozi che rischiano di sparire 

''Negli ultimi 10 anni - ricorda il coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo - gli occupati nei giorni festivi sono aumentati soprattutto tra i dipendenti e in misura più contenuta anche tra gli autonomi. Nel settore del commercio, grazie alla liberalizzazione degli orari introdotta dal Governo Monti, una risposta alla crisi è stata quella di accrescere i giorni di apertura dei negozi. Con gli outlet e i grandi centri commerciali che durante tutto l'anno faticano ormai a chiudere solo il giorno di Natale e quello di Pasqua, anche le piccolissime attività, nella stragrande maggioranza dei casi a conduzione familiare, sono state costrette a tenere aperto anche nei giorni festivi per non perdere una parte di clientela''.
 

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