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Lunedì, 4 Luglio 2022
Bonuslandia

I 40 bonus attivi per i cittadini e quanto costano allo Stato

Gli incentivi introdotti negli ultimi due anni per sostenere la ripresa economica del Paese avranno un peso di quasi 113 miliardi di euro. Il monito: "Razionalizzare la spesa"

Bonus erogati a pioggia e a volte finiti persino nelle tasche di chi non ne avrebbe davvero bisogno. Benvenuti a "bonuslandia", dicevamo qui, per descrivere la prassi italiana sempre più consolidata di erogare contributi a destra e a manca utilizzando risorse che potrebbero essere invece spese per riforme più ambiziose e che abbiano una visione meno legata all'oggi e più proiettata al futuro (vedi alla voce "investimenti" e "riduzione del cuneo fiscale"). Oggi torna sul tavolo la questione dibattuta della razionalizzazione della spesa pubblica. Sono circa 40 i bonus in Italia ancora attivi, introdotti dagli ultimi due governi per fronteggiare gli effetti economici provocati dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina. Costeranno allo Stato 112,7 miliardi di euro, secondo le stime dell'ufficio studi della Cgia, l'associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre.

La Cgia precisa che si tratta di agevolazioni introdotte negli ultimi due anni per sostenere alcuni comparti produttivi, le famiglie, i lavoratori dipendenti e gli autonomi e sostenere la ripresa economica del Paese. Secondo l'associazione, il più costoso per le casse pubbliche è l'ex "bonus Renzi", che nel triennio 2020-2022 costerà 28,3 miliardi. Introdotto nel 2014 sotto forma di 80 euro in busta paga, dal 2020 il governo Conte ha innalzato l'importo della misura a 100 euro. Da marzo di quest'anno, l'entità della misura versata ai lavoratori dipendenti direttamente in busta paga è scesa, ma verrà compensata dai meccanismi di revisione introdotti con la recente riforma dell'Irpef.

Altrettanto dispendiosi sono i bonus edilizi, che secondo l'Agenzia delle Entrate, ricorda la Cgia, tra inizio 2020 e la fine del 2021 sono costati alle casse dello Stato poco meno di 25 miliardi di euro. Il superbonus 110%, introdotto nel luglio del 2020 per incentivare la riqualificazione energetica del patrimonio abitativo, è costato, secondo l'Enea, 21,1 miliardi. Per la Cgia "bisogna accelerare il 'decalage' soprattutto dei bonus edilizi, e per alcuni arrivare allo stop". Dei circa 113 miliardi di oneri in capo allo Stato, 46 miliardi sono ascrivibili ai bonus che ruotano attorno al comparto edilizio. Nel biennio 2020-2021 l'importo delle cessioni del credito e degli sconti in fattura ammontava a 13,6 miliardi per il bonus facciate; 5,5 per l'ecobonus; 4,9 per la ristrutturazione; 0,9 per il sismabonus; 0,01 miliardi di euro per le colonnine di ricarica.

Ammonta invece a 22 miliardi di euro il costo del bonus sociale introdotto nella seconda metà del 2021 e rafforzato più volte, utilizzato per calmierare gli aumenti delle bollette di luce e gas. Cosa fare, dunque? "Sarebbe ingeneroso sostenere che gran parte di questi soldi sono stati e vengono gettati al vento, contribuendo ad aumentare in misura significativa il debito pubblico che, rispetto all'avvento del covid, è salito di oltre il 21% di Pil", precisa l'associazione. "Ma molti sussidi sono stati erogati anche a chi non ne aveva alcun bisogno, altri ancora sono stati introdotti solo per 'riscuotere' un consenso politico immediato. Tuttavia, riteniamo che sia giunto il momento di razionalizzarne la spesa", conclude la Cgia.

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