"Le coperture? Ci sono 70 miliardi": cosa diceva il M5s prima di andare al governo

I 5 Stelle contavano di recuperare ben 40 miliardi "dalle agevolazioni fiscali erogate senza criterio e altri 30 dai tagli agli sprechi". Ma per ora dei soldi promessi non c'è traccia. E l'unica strada percorribile sembra essere quella del deficit

Luigi di Maio

"Tutti ci chiedono: da dove prenderete i soldi? I soldi ci sono, eccome, in un bilancio da 800 miliardi". Così si legge in un post pubblicato lo scorso 26 gennaio sul blog delle Stelle. Concetto ribadito in un altro post datato 20 maggio dal titolo: "Il terrorismo sulle coperture economiche". Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia tanto che oggi il viceministro all’Economia Laura Castelli ammette candidamente che mantenere il rapporto deficit Pil all’1,6% "vorrebbe dire non fare quasi niente", mentre Di Maio ha affermato che "non possiamo aspettare 2-3 anni per mantenerle" (le promesse) "ed è per questo che si attinge a un po' di deficit per poi far rientrare il debito l'anno dopo o tra due anni".

Insomma, per realizzare le riforme più costose il M5s pensa che sia necessario fare altro debito; debito che poi verrà ripianato negli anni successivi grazie alla spinta propulsiva in termini di Pil del reddito di cittadinanza e delle altre misure in cantiere. Questo se non altro è l’auspicio del M5s. 

Cosa diceva il M5s in campagna elettorale

Eppure in campagna elettorale i piani erano un po’ diversi. "Le coperture le ripetiamo da mesi" scrivevano i 5 Stelle: "Almeno 40 miliardi arriveranno dall’attenta revisione delle cosiddette tax expenditures, agevolazioni fiscali erogate senza criterio che vanno razionalizzate e spostate sulle nuove voci di spesa, fra le quali sono da contare anche i 17 miliardi di Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD), cioè trasferimenti e agevolazioni per le fonti fossili o inquinanti indicati ufficialmente dal Ministero dell’Ambiente. Altri 30 miliardi a regime verranno dai tagli agli sprechi e dalla spending review, in buona parte delineata dallo stesso Cottarelli".

DetrazionI e agevolazioni, la giungla delle voci in bilancio

In effetti, come ha spiegato qualche giorno fa Il Fatto Quotidiano, il ministro Tria sta effettivamente cercando di districarsi tra le centinaia di voci che vanno sotto il nome di tax expenditures, ma l’impresa non è semplice. Nel novero di queste spese ci sono ad esempio l’esonero delle prime case dalla Tasi, le detrazioni per le spese sanitarie e gli ottanta euro di Renzi. Tutte agevolazioni intoccabili.

I sussidi definiti "ambientalmente dannosi" pesano invece sulle casse dello Stato per 16,1 miliardi di euro. Di questi però ben 5 miliardi sono destinati alla differenza di trattamento fiscale tra gasolio (agevolato anche se più inquinante) e benzina nei trasporti. Si tratta di una agevolazione di cui beneficiano milioni di automobilisti e dunque cancellarla sarà molto difficile.

Le voci su cui il governo potrebbe intervenire

Un altro miliardo e mezzo è destinato invece all’esenzione dall'accisa sui carburanti per gli aerei. Poi ci sono 456 milioni di euro di esenzioni dall'accisa sui carburanti per la navigazione, 1.295 milioni di euro di rimborsi per il gasolio per l'autotrasporto e 634 milioni di euro di esenzione dall'accisa sull'energia elettrica (Fonte: istituto Bruno Leoni). E’ soprattutto tra queste voci che l’esecutivo potrebbe attingere per fare un po’ di cassa. Ci sono poi altre decine di voci (dal bonus ristrutturazione al bonus verde, dalle agevolazioni fiscali per gli armatori a quelle per le Ong e le Onlus) su cui, a patto di scontentare qualche lobby, si può decidere di intervenire.  

La difficile strada che porta alle riforme

Certo è che difficilmente si potrà arrivare ai 40 miliardi annunciati in campagna elettorale. Quanto alla spending review, il piano di Cottarelli prevedeva sì il risparmio di 30 miliardi, a patto però di tagli draconiani alla spesa pubblica che finora nessun governo ha avuto il coraggio di mettere in pratica. Tanto è vero che finora i risparmi si sono sempre attestati su cifre piuttosto esigue, di certo non compatibili con il programma di spesa proposto da M5s e Lega.

Il pressing su Tria per non deludere gli elettori

Prima del 4 marzo il M5s parlava di "70 miliardi di coperture annue a regime derivanti da tagli agli sprechi, più una quota di maggiore deficit da decidere (anche in base al ciclo economico). Con l’obiettivo, però, di ridurre del 40% il debito/Pil in 10 anni". Ma quei 70 miliardi sembra si siano volatilizzati un minuto dopo varcata la soglia di Palazzo Chigi.

Va detto, ad onor del vero, che come ha ricordato l'altro ieri Cottarelli, la spending review non è una cosa "che si improvvisa in qualche giorno e nemmeno in qualche settimana". E dunque il governo andrà giudicato anche alla luce delle scelte che farà nei prossimi mesi/anni. Certo è che per ora il piatto piange. Al M5s resta solo una strada, quella del deficit: ma è una strada che Tria non sembra intenzionato a percorrere.

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