Iva in aumento per bar, ristoranti e alberghi? Come stanno le cose

Il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha smentito la notizia apparsa su diversi organi di stampa negli ultimi giorni, che paventava un aumento dell'Iva per settore turistico. L'eventuale balzello avrebbe colpito soprattutto hotel e ristoranti

Foto di repertorio

Il Governo sta studiando un nuovo aumento dell'Iva che andrebbe a colpire soprattutto bar, ristoranti e alberghi? Negli ultimi giorni la notizia è rimbalzata su diversi media, ma dal Ministero dell'Economia e delle Finanze arriva una sonora smentita: "In relazione ad alcuni articoli di stampa su un presunto intervento sull'Iva che il Governo starebbe preparando, il Ministero dell'Economia e delle Finanze ribadisce che, come ha affermato chiaramente il ministro Roberto Gualtieri in un suo recente intervento televisivo, l'esecutivo intende incentrare la riforma fiscale sull'Irpef e di conseguenza non sta lavorando sull'Iva".

Niente aumento dell'Iva per il settore del turismo, al massimo qualche intervento minore, come specifica la nota del Mef: "Non è pertanto previsto alcun aumento dell'imposta, - puntualizza il Mef - in linea con l'impegno più volte ribadito dal Governo a disinnescare tutte le restanti clausole di salvaguardia; il riferimento a eventuali possibili future limitate rimodulazioni, che alcuni organi di informazione hanno estrapolato da un ragionamento che chiaramente ribadiva quanto sopra, si limita a non escludere la possibilità di interventi minori, analoghi a quello che ha portato alla riduzione dell'Iva sugli assorbenti compostabili, che tuttavia non sono allo studio nel quadro del lavoro sulla riforma fiscale". "Non sono quindi contemplati interventi su voci quantitativamente significative come bar, ristoranti e alberghi" conclude il Mef nella nota.

Aumento Iva, il Codacons: "Buona notizia per il settore del turismo"

Il chiarimento del Mef è stato accolto positiva mente dal presidente del Codacons, Carlo Rienzi: "Si tratta di una buona notizia per il settore del turismo, che da un possibile aumento dell’Iva avrebbe subito ingenti danni economici e una perdita di competitività rispetto ad altri paesi europei. Anche i consumatori possono tirare un sospiro di sollievo, perché non vedranno aumentare i listini al dettaglio nella ristorazione o presso le strutture ricettive turistiche del nostro paese, per effetto della maggiore imposta".

"Tuttavia il Codacons - conclude Rienzi - continua ad essere fortemente contrario a qualsiasi ipotesi di rimodulazione dell’Iva in alcuni comparti, a meno che le aliquote non siano ritoccate al ribasso, unica possibilità che vede il favore dei consumatori italiani e che potrebbe sostenere i consumi attualmente fermi".

Aumento Iva, i timori di Fipe: ''Colpirebbe milioni di lavoratori''

Nei giorni, l'ipotesi di un aumento dell'Iva per bar, alberghi e ristoranti, adesso smentita categoricamente dal Mef, aveva messo in allarme Roberto Calugi, Direttore generale di Fipe, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi: "Il governo dice di voler ridurre le imposte sui ceti medio bassi e per farlo propone di alzare l'Iva sul turismo, in particolare hotel e ristoranti, come se fossero soltanto i turisti stranieri a mangiare fuori casa o dormire in albergo. Ovviamente non è così: ogni giorno circa 10 milioni di lavoratori pranzano nei bar e nei ristoranti e lo fanno per necessità, non certo per scelta. Un aumento dell'Iva colpirebbe innanzitutto loro. Le risorse per ridurre l'Irpef vanno trovate altrove". 

Nella nota del 9 febbraio scorso, il direttore generale Fipe aveva anche spiegato gli effetti negativi sul commercio di un eventuale aumento: "Come se non bastasse , l'idea di rendere più salato il conto al ristorante per i turisti stranieri tradisce un paradosso di fondo: sono sempre di più le persone che arrivano in Italia per vivere un'esperienza non solo artistica, ma soprattutto enogastronomica, resa possibile dalla professionalità dei nostri cuochi e ristoratori. Penalizzare questa fetta di mercato, sulla quale in queste settimane già pesa l'insicurezza dovuta al Coronavirus, rischia di essere controproducente per tutti”.

 "Negli ultimi 10 anni - conclude Calugi - l'occupazione nel settore della ristorazione è cresciuta del 20%, mentre negli altri comparti è scesa del 3,4%. Mortificare uno dei pochi settori dinamici, capace di dare lavoro a 1,2 milioni di persone, non è certo una soluzione vincente per rilanciare i consumi e, più in generale, l'economia dell'intero Paese".

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Timori che per fortuna rimangono tali, considerando la smentita del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Ristoratori, albergatori e simili possono tirare un sospiro di sollievo: l'aumento dell'Iva non ci sarà, almeno in un futuro prossimo.

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