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Giovedì, 9 Febbraio 2023
Caro carburanti

Accisa mobile contro il caro benzina, Meloni ripesca la norma di Prodi e Bersani: cosa cambia in concreto

Il governo corregge la rotta e ripesca un vecchio strumento, mai applicato, di quindici anni fa: in caso di aumenti del prezzo dei carburanti il maggiore gettito Iva andrà a ridurre le tasse sui carburanti. Fibrillazioni nella maggioranza in vista delle elezioni regionali. Lo sciopero dei benzinai del 25-26 gennaio in tutta Italia è confermato

Caro carburanti, acque agitate. Il governo vede oggi i benzinai mentre il prezzo della benzina e il dibattito sulle accise monopolizzano il dibattito. I sindacati sono convocati a Palazzo Chigi nella tarda mattinata. L'incontro si svolgerà alla presenza dei ministri delle imprese Adolfo Urso e dell'economia Giancarlo Giorgetti e del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Sulle rimostranze dei benzinai, che hanno indetto lo sciopero (su tutte le strade) per le giornate del 25 e 26 gennaio, ha detto ieri sera il premier Giorgia Meloni in una intervista al Tg1, "il governo incontrerà la categoria per ribadire che non c'è nessuna volontà di fare scaricabarile, io anzi ribadisco che la gran parte dei benzinai si sta comportando con grande responsabilità e forse proprio a loro tutela occorre individuare chi non dovesse avere la stessa responsabilità". "Però voglio dire che occorre anche mettere la categoria al riparo da certe mistificazioni, perché quando si parla per settimana del prezzo della benzina a 2,5 euro quando il prezzo della benzina medio è 1,8 euro diciamo che non si aiuta...", ha aggiunto il presidente del Consiglio. Intanto si torna a parlare dell'accisa mobile.

Caro benzina: il governo teme effetti negativi alle elezioni regionali

Di fatto si assiste a una nuova correzione di rotta. Meloni rivendica la scelta di non aver prorogato il taglio delle accise su diesel e benzina preferendo dirottare le risorse sulla riduzione del costo del lavoro e gli aiuti alle famiglie. In consiglio dei ministri si mette però mano al decreto Trasparenza, approvato solo due giorni prima, per ospitare due nuove correzioni: la prima, ripescando una norma del 2007, prevede che in caso di aumenti del prezzo della benzina il maggiore gettito Iva andrà a ridurre le tasse sui carburanti. L'accisa diventerebbe "mobile". La seconda estende fino a fine anno la detassazione dei buoni benzina che comunque resta fissata a 200 euro. Inserito, infine, un bonus pendolari i cui contorni sono però tutti da definire.

Il piano del governo si interseca "pericolosamente" con le prossime elezioni. Il mancato taglio delle accise potrebbe avere un effetto negativo sui risultati delle regionali che si terranno esattamente tra un mese, in Lazio e Lombardia, il 12-13 febbraio: sarà il primo test elettorale per l'esecutivo ma anche, forse soprattutto, per gli equilibri all’interno della maggioranza.

Lega e Forza Italia sono in subbuglio e sanno di doversi ricavare, in qualche modo, spazio politico di manovra per fronteggiare quello che viene percepito come un eccessivo "decisionismo" della premier. La leadership di Meloni all'interno della coalizione non è - ovviamente - in discussione, ma Matteo Salvini in Lombardia sa di giocarsi la guida del Carroccio se il divario con Fratelli d’Italia diventasse ancora più ampio di adesso. Non sorprende, in quest'ottica, che ieri il primo a tornare a parlare apertamente di un possibile nuovo taglio delle accise sia stato proprio Giancarlo Giorgetti, il ministro dell’Economia della Lega. Da Forza Italia, il berlusconiano doc e responsabile energia degli azzurri Luca Squeri ha definito "populiste" le misure finora adottate da Meloni sul caro carburanti.

Cosa succederà

La decisione di non rinnovare per adesso il taglio delle accise ha fatto molto discutere. Le misure del governo Draghi, che hanno portato alla riduzione delle accise sui carburanti, ''sono state adottate quando il loro prezzo aveva superato i 2 euro al litro (toccando i 2,184 euro per la benzina) e si concludevano nel mese di novembre", ha spiegato Giorgetti, intervenendo ieri al question time al Senato, nel quale ha anticipato ciò che poi è stato deciso più tardi dal consiglio dei ministri. "Condizioni queste di prezzo molto diverse da quelle attuali'', ha sottolineato Giorgetti. ''Proprio in ragione di ciò, il governo ha ritenuto opportuno di dover intervenire con misure normative volte a migliorare la trasparenza dei prezzi e ad evitare speculazioni''.

"Il governo monitorerà attentamente la situazione dei livelli dei prezzi, non solo della benzina, ma anche di quelli di largo consumo al fine di verificare che il loro andamento sia coerente con quello dell’offerta e, quindi, determinato da shock esterni o se sia, invece, determinato da comportamenti speculativi e di scarsa trasparenza degli operatori nazionali. Alla luce di tale monitoraggio, il governo valuterà le ulteriori iniziative da adottare". Poi il riferimento all'accisa mobile. "Si è stabilito che, in presenza di un aumento eventuale del prezzo del greggio e, quindi, del relativo incremento dell'Iva in un quadrimestre di riferimento, il maggiore introito incassato in termini di imposta dallo Stato possa essere utilizzato per finanziare riduzioni del prezzo finale alla pompa", si legge nella nota del Consiglio dei ministri che aggiorna in tale direzione il decreto sul 'caro carburante', adottato nella riunione di martedì scorso. Insomma, il taglio delle accise può tornare. Ma certezze non ce ne sono. La sensazione diffusa è che il momento decisivo arriverà ben dopo le elezioni regionali, perché solo a fine marzo gli aiuti per l'energia scadono e andranno rifinanziati con decine di miliardi.

L'accisa mobile in sintesi

Le associazioni dei benzinai (Faib, Fegica e Figisc/Anisa) ieri hanno proclamato lo sciopero nazionale per il 25 e il 26 gennaio, sia sulla rete ordinaria che su quella autostradale. I gestori delle stazioni di servizio e i sindacati di settore chiedono chiarezza e soluzioni strutturali e concrete. La Fegica apprezza dunque il ricorso a meccanismi che già sono a disposizione, come quello dell'accisa mobile, previsto nella finanziaria di quindici anni fa e che ieri, tra le righe, ha citato anche Giorgetti. Di che cosa si tratta? L'accisa mobile cala al crescere del prezzo di benzina e gasolio per alleggerire il carico complessivo. Bisogna andare a 15 anni fa (2007-2008) quando, di fronte a un prezzo del petrolio triplicato in 18 mesi nel contesto della crisi finanziaria globale, la manovra di quell’anno stabilì che le accise sarebbero state "diminuite al fine di compensare le maggiori entrate Iva derivanti dalle variazioni del prezzo internazionale del petrolio greggio". 

La misura semplifica (ma soprattutto rende vincolante nella sua applicazione) il meccanismo di sterilizzazione dei perversi effetti moltiplicatori degli aumenti del prezzo industriale dei carburanti sull'Iva, che insiste in percentuale fissa sulla sommatoria tra prezzo industriale e accisa. È un meccanismo già introdotto con la legge Finanziaria del 2008 ma rimasto finora inapplicato.  Dopo 14 anni torna così l'accisa mobile di Bersani. Lo strumento introdotto dal governo Prodi II a fronte di un aumento dei prezzi dei carburanti, e quindi del gettito Iva, riduce (di un pari importo) l'ammontare delle accise per limitare i rincari.  Giorgetti ieri al Senato, escludendo un intervento diretto sull'Iva sui carburanti, ha detto che "il governo potrà, invece, valutare una manutenzione e l’aggiornamento della disciplina introdotta dall’articolo 1, commi 290 e 291 della legge 244 del 2007”. Nei commi 290 e 291 della legge 24 dicembre 2007 n.244 (la legge finanziaria 2008) si stabilisce che con un decreto del Ministro dell’economia da adottare ogni tre mesi le accise sui carburanti "sono diminuite al fine di compensare le maggiori entrate dell’imposta sul valore aggiunto derivanti dalle variazioni del prezzo internazionale, espresso in euro, del petrolio greggio".

L'accisa mobile scatta però solo se il prezzo "aumenta in misura pari o superiore, sulla media del periodo, a due punti percentuali rispetto esclusivamente al valore di riferimento, espresso in euro" indicato nel Def. Il provvedimento entrato nella finanziaria 2008, trovava origine nella "terza lenzuolata", il pacchetto di liberalizzazioni proposta dall’allora ministro dello Sviluppo economico del governo Prodi II. Un meccanismo del genere era stato ipotizzato nel marzo scorso dal ministro dell'ambiente Roberto Cingolani tra le misure del decreto taglia-prezzi varato dal governo Draghi dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Non se ne fece poi nulla.

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