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Sabato, 29 Gennaio 2022
Cosa sta succedendo

Perché sta aumentando il prezzo dell'acqua minerale in bottiglia

Ne beviamo più che all'estero: con gli aumenti presenti e futuri, in molti daranno una nuova chance all'acqua del rubinetto (che è controllata e sicura)

Basta un giro nelle corsie di un qualsiasi supermercato per rendersene conto. I più attenti allo scontrino ne avranno già contezza: il prezzo dell'acqua in bottiglia è aumentato.E aumenterà ancora. Il problema è più sentito in alcune zone dove l'acqua del rubinetto, pur potabile, non viene bevuta da tutti. L’Italia in linea di massima ha impianti moderni di trattamento delle acque in linea con le direttive dell’Unione europea, ma ciò è valido soprattutto per le grandi città. Tutta l’acqua del rubinetto, ovunque nel nostro paese, viene trattata con cloro, che per legge deve avere una concentrazione minima di 0,2 mg/l. La disinfezione garantisce l’assenza di contaminazione microbiologica durante il trasporto nella rete di distribuzione: la disinfezione dell’acqua è essenziale nel processo di potabilizzazione per ridurre la carica batterica e virale ed eliminare Escherichia coli, Enterococchi e altri microrganismi pericolosi per l’uomo.

In Italia beviamo molta acqua in bottiglia

Il sapore dell’acqua cambia però molto da zona a zona, a volte anche in base al periodo dell’anno. Se in una zona le tubature sono vecchie, il sapore può essere poi più sgradevole. Nei casi eccezionali in cui l’acqua non sia potabile, le autorità locali lo segnalano sempre prontamente ed esplicitamente. L'acqua della rete idrica - che scorre e si rinnova continuamente - è regolarmente controllata dai laboratori di analisi dei gestori delle reti e anche dalla Asl, al fine di garantirne il consumo alimentare e a dare tempestivamente lo stop in caso siano rilevate irregolarità. L'acqua del rubinetto fa venire i calcoli? È una falsa convinzione pensare che bere l’acqua del rubinetto, anche quella ad elevato residuo fisso, vale a dire ricca di sali di calcio e magnesio, possa favorire la formazione di calcoli renali. La concentrazione di calcio presente nell’acqua potabile di casa non provoca un aumento di calcoli renali. 

Il consiglio molto diffuso di utilizzare acque leggere o moderatamente oligominerali in sostituzione dell’acqua del rubinetto per evitare la formazione di calcoli non è giustificato da evidenze scientifiche secondo l'Istituo superiore di sanità. È bene infatti ricordare che la formazione dei calcoli, per lo più costituiti da ossalato di calcio, dipende in molti casi da una predisposizione individuale o familiare, in quanto il rischio è più elevato se ci sono in famiglia altre persone che ne soffrono. In caso di predisposizione è essenziale bere in abbondanza e di frequente nell'arco della giornata senza per questo temere che il carbonato di calcio, presente nell'acqua del rubinetto, possa favorire la formazione di calcoli. È stato dimostrato infatti che anche le acque minerali ricche di calcio sono utili nella prevenzione della calcolosi renale mentre, viceversa, una dieta povera di calcio può aumentare il rischio di sviluppare questa patologia. Il calcio è un elemento essenziale per la nostra salute e la sua assunzione non va ridotta a meno che non sia un medico a prescriverlo. 

In sintesi, l’acqua del rubinetto (acqua potabile) e quelle minerali naturali non sono diverse dal punto di vista della sicurezza. Le caratteristiche chimiche dell’acqua del rubinetto (durezza, acidità o alcalinità (pH), presenza di sali minerali) e organolettiche (odore e sapore) possono, talvolta, cambiare nel tempo, ma gli standard di sicurezza sono comunque garantiti dai rigorosi controlli operati sotto l’egida del Ministero della Salute, dai gestori idrici e dalle Aziende Sanitarie Locali (ASL) competenti sulle acque lungo tutto il loro percorso, dall'origine al rubinetto. Le acque minerali naturali, invece, rappresentano dei beni di consumo liberamente immessi sul mercato, acquistati per scelta dai consumatori e rispondono a standard qualitativi che, oltre a garantire la sicurezza d’uso sotto il profilo sanitario, assicurano che la qualità e le caratteristiche delle acque imbottigliate siano le stesse delle acque all'origine, che provengono da fonti ufficialmente autorizzate.

Un altro non trascurabile risvolto del bere acqua in bottiglia (di plastica per la stragrande maggioranza) è quello ambientale. Che si tratti di vetro o plastica, l’acquisto di bottiglie di acqua ha un impatto ambientale considerevole.

Perché aumentano i prezzi

Secondo i più recenti dati dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), molte famiglie ancora non si fidano di bere l’acqua del rubinetto, anche se i dati stanno migliorando: la sfiducia è passata dal 40,1% del 2002 al 29,0% del 2018. Ci sono notevoli differenze territoriali: dal 17,8% del Nord-est al 52,0% delle Isole (53,3% e 48,5% rispettivamente in Sicilia e Sardegna). All'origine della diffidenza verso l'acqua di rubinetto ci sono interruzioni e disservizi della fornitura, aspetto torbido o effetti dovuti allo stato e manutenzione delle reti. In Italia si consuma in ogni caso più acqua in bottiglia che negli altri paesi europei. Al Nord secondo un'altra indagine si sceglie di più il consumo di acqua del rubinetto: dichiarano di berla il 49,4% di abitanti del Nord Ovest e il 57,1% di abitanti del Nord Est. L’incidenza minore si registra nel Sud e Sicilia (40,9%) secondo un recente sondaggio.

Ma torniamo al portafogli. Perché l'acqua in bottiglia costa sempre di più? Da inizio 2021 il contesto economico è fortemente variato in termini penalizzanti per le imprese del settore delle acque minerali che subiscono un rapido e progressivo aumento dei costi di produzione, stimato in un valore medio del 35/40% a causa di una congiuntura caratterizzata dall’incremento dei prezzi delle materie prime e loro 'rarefazione', delle commodities energetiche, dalle difficoltà di approvvigionamento dei materiali da imballaggio, nonché dei trasporti.

"Il forte squilibrio della domanda/offerta a livello mondiale sta provocando nel nostro Paese forti rincari di tutte le materie prime, dell’energia, dei trasporti e più in generale di tutti i costi di produzione" afferma Ettore Fortuna, vicepresidente di Mineracqua. "Questi rialzi dei prezzi del 35/40%, in uno scenario che al momento non ne vede una discesa per i prossimi mesi, non possono essere ulteriormente internalizzati e per questo chiediamo che a partire dal prossimo anno il mercato consideri seriamente le nostre richieste di adeguamento dei prezzi, che sono comunque al di sotto dei reali incrementi di costo. Solo così potremmo continuare a 'servire il mercato', pur facendo delle importanti rinunce in termini economici ma garantendo che il nostro prodotto, sempre più di prima necessità, arrivi nelle case degli italiani" aggiunge Fortuna.

Nel dettaglio si registrano aumenti dei costi energetici, delle materie prime, dei trasporti e dell'export. "L’impossibilità di intravedere una soluzione a breve termine di queste tensioni inflattive - continua Fortuna - obbliga il settore delle acque minerali ad un inevitabile adeguamento dei prezzi al consumo che resteranno, comunque, di gran lunga i più competitivi in ambito europeo". "La nostra categoria - conclude Fortuna - ha, infatti, una catena del valore molto compressa rispetto al resto dell’Europa per cui dobbiamo conciliare l’equilibrio costi/ricavi, anche per tutelare la nostra occupazione, prevalentemente localizzata in aree non industrializzate. Da parte nostra siamo aperti ad un confronto con gli attori del mercato, anche presso un tavolo ministeriale".

Intanto, visti i prezzi in aumento, probabilmente sempre più italiani decideranno di dare una chance all'acqua del rubinetto. E' controllata e sicura, al netto di un sapore alcune volte discutibile e al netto soprattutto delle tubature dei singoli edifici. Questa sì, una variabile incontrollata.

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