Con la Manovra arriva una nuova Agenzia per la Ricerca ma fa discutere (anche all'estero)

Plauso di Nature per il Governo Conte ma restano molte ombre. In Italia la spesa per ricerca e innovazione è inferiore agli investimenti dei Paesi europei e anche nella nuova agenzia c'è un forte "zampino" della politica. I ricercatori annunciano battaglia

L'Italia avrà una nuova agenzia statale dedicata alla ricerca che nelle intenzioni del Governo avrà una funzione di coordinamento tra i vari poli universitari ed enti pubblici e privati di ricerca. Lo stabilisce l'articolo 28 della legge di bilancio ora in discussione al Senato

Secondo quanto stabilito nella Manovra la nuova agenzia, denominata Agenzia nazionale per la ricerca (ANR), sarà sottoposta alla vigilanza congiunta della Presidenza del Consiglio dei ministri e del Ministero dell'istruzione. A tal fine è prevista una spesa di 25 milioni di euro per il 2020, 200 milioni di euro per il 2021 e 300 milioni di euro annui a decorrere dal 2022.

art 28 manovra 2020-2

compiti dell'Agenzia sono descritti al comma 3: 

  • promuove e finanzia progetti di ricerca da realizzare in Italia ad opera di soggetti pubblici e privati, anche esteri, altamente strategici per lo sviluppo sostenibile e l’inclusione sociale, fortemente integrati, innovativi e capaci di aggregare iniziative promosse in contesti di svantaggio economico-sociale, selezionati secondo criteri e procedure conformi alle migliori pratiche internazionali;
  • valuta l’impatto dell’attività di ricerca, tenendo conto dei risultati dell’attività dell’Agenzia nazionale per la valutazione del sistema universitario e della ricerca nell’ambito delle sue competenze, specie al fine di incrementare l’economicità, l’efficacia e l’efficienza del finanziamento pubblico nel settore, ivi incluse le risorse pubbliche del Fondo nazionale per l’innovazione gestito da Cassa Depositi e Prestiti nonché per attrarre finanziamenti provenienti dal settore privato.

Nature al Governo: "Anr necessaria ma troppa politica"

La nuova agenzia che dovrebbe finanziare la spesa per la ricerca scientifica conquista il plauso di Nature, la più importante rivista scientifica al mondo che dedica all'Italia un editoriale nell'ultimo numero del magazine mettendo in luce quello che è un vulnus del nostro ordinamento: 

"Per anni, ministri e dipendenti pubblici hanno avuto voce in capitolo su ciò che la ricerca viene finanziata. Ma questo potrebbe cambiare."

Nature pone l'accento su un tema più volte segnalato dai ricercatori, l'assenza di una agenzia indipendente. Tuttavia per come è stato predisposto il progetto di legge ancora una volta c'è un forte ruolo di condizionamento da parte della politica dato che:

  • il direttore sarà scelto dal Presidente del Consiglio;
  • degli 8 membri del consiglio direttivo due saranno scelti dal MIUR, uno dal Ministro per lo sviluppo economico, uno dal Ministro della salute, uno dal Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione;
  • dei 5 membri del collegio dei revisori dei conti, due sono designati dal Ministro dell'economia e delle finanze.

"Si tratta di un livello insolitamente alto di coinvolgimento da parte dei rappresentanti politici, che alimenta i timori che l'agenzia subirà l'influenza dei politici. In linea con le migliori pratiche internazionali, l'ANR dovrebbe anche nominare una rete di consulenti di ricerca indipendenti, attinti da varie discipline, per controllare la qualità delle richieste di finanziamento e delle domande finanziate".

Esclusi nei fatti i ricercatori e le loro organizzazioni rappresentative.

In particolare la Commissione Ricerca dell’Accademia Nazionale dei Lincei ha presentato una serie di raccomandazioni all'esecutivo affinché l’ANR non si configuri come un Organismo di emanazione prevalentemente politica.

"Al contrario, come è il caso per prestigiose e consolidate analoghe agenzie operanti nei paesi scientificamente più maturi, dovrà avere un Comitato Direttivo composto da scienziati di caratura internazionale selezionato da un autorevole search committee e dovrà attenersi alle migliori prassi riconosciute internazionalmente nella selezione dei progetti da finanziare".

Altro tema, non da poco, sono le effettive capacità dell'agenzia di coordinare la ricerca e finanziare progetti "altamente strategici".

Ricerca, pochi fondi per lo sviluppo

Secondo la proposta l'ANR riceverà 25 milioni di euro per il primo anno per salire a 300 milioni nel 2022. Sono piccole somme rispetto alle altre grandi economie mondiali. Se come messo nero su bianco dai ricercatori si tratta di un primo timido passo avanti nel segno di investimenti in ricerca e sviluppo, l'Italia resta fanalino di coda in Europa.

La spesa è passata dall'1% del 2000 all'1,4% del 2016 anche se la media del Rapporto nei paesi europei è del 2%.

"Anche il saldo tra quanto il nostro Paese dà come contributo ai programmi quadro europei e quanto riceve è ancora negativo: il 12,5% contro l'8,7%" come sottolineato dal presidente del Cnr Massimo Inguscio. Dopo la flessione del biennio 2014-2015, secondo la relazione del Cnr, sono invece "in ripresa gli stanziamenti del Miur agli Enti pubblici di ricerca (Epr), passati da 1572 milioni nel 2016 a 1670 milioni nel 2018".

Anche il numero dei ricercatori in rapporto alla forza lavoro è aumentato, "di circa 60.000 unità dal 2005 al 2016, ma rimane lontano dalla media europea. Resta alta infine l'età media dei ricercatori: "nell'università italiana - scrive il Cnr - gli over 50 superano la metà dei docenti, mentre in Regno Unito e Francia sono, rispettivamente, il 40% e il 37%".

Agenzia per la ricerca, la beffa per i precari

Un ultimo tema tuttavia rischia di sfuggire all'attenzione cui invece richiamano i ricercatori precari degli enti di ricerca. Se da una parte infatti l'esecutivo elargisce risorse, dall'altra la manovra toglie. Lo prescrive il dl Bilancio all'articolo successivo, il 29, in cui vengono ridefiniti i parametri in materia di spese per il personale e di assunzioni degli enti pubblici di ricerca, prevedendo l'abbassamento del limite massimo per le spese complessive di personale nell'ambito di un percorso di graduale riduzione delle spese.

Secondo il piano del governo verrà da subito applicato un turn-over inferiore al 100 per cento, mentre dal 2025 le assunzioni saranno bloccate.

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