Tasse più alte per tutti? Rischio stangata dal taglio delle agevolazioni fiscali

Quali sono le deduzioni e le detrazioni a rischio? Una domanda che tormenta gli italiani dopo l'annuncio del piano del governo che vuole recuperare fondi per finanziare la riforma fiscale col taglio delle tax expenditures: ecco cosa vuole dire e quali effetti avrà

L'iva non aumenterà, ma forse solo ritoccata. Il bonus 80 euro non sparirà, ma si sta valutando di trasformalo in uno sconto delle tasse in busta paga. Si cominciano a delineare le linee guida della legge di Bilancio 2019, tra rincorse in avanti e passi indietro dopo gli annunci quasi a tastare il terreno della sostenibilità sociale delle misure.

Perché per Movimento 5 stelle e Lega il primo problema da affrontare da qui a Settembre è rappresentato dal "come trovare i fondi" per dar seguito alle promesse contenute nel contratto di governo

La sintesi del contratto tra Di Maio e Salvini (per chi non ha molto tempo)

Il nodo delle coperture riguarda il finanziamento della flat tax ed il reddito di cittadinanza. Il governo ipotizza di tagliare le deduzioni e le detrazioni d’imposta. Allo studio un taglio alle agevolazioni, dall’attuale 19% ad un più modesto 15%, che tuttavia non porterebbe ad un risparmio significativo quanto un "tetto" alle agevolazioni e franchigie che lascerebbe invece al governo 2 miliardi di euro di fondi strutturali. 

Quali agevolazioni i contribuenti rischiano di perdere

Ma quali sono dunque le agevolazioni che i contribuenti rischiano di perdere? Come spiegato dal viceministro all'economia Massimo Gravaglia il bonus IRPEF di 80 euro introdotto dal Governo Renzi dovrebbe essere convertito in riduzione fiscale.

Al ministero di via XX settembre si studia un metodo per recuperare 20 miliardi di euro - necessari per far partire l'ambizioso programma di riforme economiche - riducendo o cancellando tout court alcune detrazioni.

Attualmente circa un 3 italiani su 4 fanno ricorso a una o più delle varie detrazioni fiscali in vigore nel nostro Paese. La massa di tax expenditures è davvero sterminata: sono 466 le misure che secondo i calcoli del Mef valgono 54,236 miliardi per il 2018. Dietro l’espressione inglese sono infatti raggruppate varie agevolazioni fiscali che riducono le tasse per alcuni contribuenti: dalle classiche detrazioni e deduzioni d’imposta, passando per i crediti d’imposta (tipicamente riservati alle imprese) per finire con le aliquote ridotte (come quelle per le partite Iva) e le imposte sostitutive (come la cedolare secca sugli affitti).

Tax expenditures, una riduzione del 10% vale oltre 5 miliardi

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Tra le misure allo studio vi è la rimodulazione in senso orizzontale di quasi tutte le detrazioni fiscali: mediamente oggi valgono il 19% e il Governo vorrebbe portarle al 15%.

Al 19% rimarrebbe solo le detrazioni di rilevanza sociale, come ad esempio le spese sanitarie e la detrazione degli interessi del mutuo bancario. Altre detrazioni e deduzioni fiscali potrebbero essere completamente abolite poiché considerate socialmente trascurabili: tra queste la detrazione (al 50%) per la ristrutturazione delle piscine domestiche.

Secondo i calcoli del Movimento 5 stelle eliminando tutte le detrazioni che comportano effetti ambientali negativi lo Stato potrebbe incassare 17 miliardi di euro in più ogni anno. 

Allo studio anche un tetto massimo all'importo delle detrazioni pari a 75mila euro. 

Ma quali sono dunque queste detrazioni e deduzioni, e chi si deve preoccupare di vedere un ritocco al rialzo del prelievo fiscale? Come avevamo già visto la manovra del governo potrebbe portare a maggiori tasse per alcuni italiani. È l'effetto perverso del taglio agli sconti fiscali (o riordino, che dir si voglia) allo studio per finanziare l'introduzione della famosa tassa piatta, la flat tax.

La spesa deducibile è un’agevolazione fiscale sul reddito imponibile, ovvero interviene nel momento in cui vengono applicate le aliquote percentuali (o scaglioni) delle imposte sui redditi. 

Rientrano tra le spese deducibili tramite dichiarazione dei redditi i contributi previdenziali versati a casse professionali di appartenenza o all’Inps; gli assegni periodici per il mantenimento del coniuge separato o divorziato; il contributo sugli immobili ai consorzi obbligatori per legge; le erogazioni liberali a favore di istituzioni religiose, Onlus, organizzazione non governative, università e ricerca; le rendite, vitalizi, assegni alimentari ed altri oneri; i contributi previdenziali versati per gli addetti ai servizi domestici ed all’assistenza personale o familiare, per un importo non superiore a €. 1.549,37.

La detrazione fiscale è invece un’agevolazione che opera sulle tasse dovute dai contribuenti da cui sono appunto portate "a detrazione" tutte le spese di rilevanza sociale, effettuate e sostenute dal contribuente a suo nome o per conto del familiare a carico. 

Rientrano tra le spese detraibili le spese sanitarie; le spese per disabili; per l’istruzione secondaria e universitaria; per le attività sportive praticate da ragazzi (euro 210 per ciascun figlio minorenne); i canoni di locazione studenti universitari fuori sede (fino a 2.633,00 euro); asili nido (fino a 632 euro); i contributi versati per il riscatto del corso di laurea; funebri; per intermediazione immobiliare; veterinarie; mutui e prestiti; assicurazione; erogazioni liberali partiti politici, onlus, società sportive ed associazioni sportive dilettantistiche, società di cultura; le spese sostenute per la casa grazie al bonus ristrutturazione; bonus mobili ed elettrodomestici ed ecobonus.

Il ministro Tria chiarisce: "Pace fiscale non sarà condono"

Sempre sul tema del fisco nelle intenzioni del Governo c'è l'idea di accompagnare la manovra fiscale con un pacchetto di riforme tra cui la cosiddetta pace fiscale che potrebbe entrare in vigore da gennaio 2019 per consentire ai contribuenti in difficoltà di rimettersi in regola con il fisco. L'ultimo scoglio sta nel trovare il modo di non far sovrapporre la misura alla rottamazione delle cartelle ancora in corso.

Come funziona la pace fiscale? Dovrebbero poter aver accesso tutti coloro che hanno cartelle di Equitalia sino a 100mila euro, sia chi ha contenziosi pendenti nelle commissioni tributarie provinciali (primo grado) e regionali (appello). Per azzerare i contenziosi ed i relativi debiti il Governo sta studiando un sistema di "saldo e stralcio" pari al 15% o 20%, mentre in alcuni casi di particolare difficoltà familiare o aziendale l’aliquota potrà scendere anche al 6% o al 10%. 

Secondo i primi calcoli si potrebbero ottenere circa 3,5 miliardi, una "una tantum" certo, ma risorse che possono essere investite in altri punti del programma.

Pensioni, dopo la quota 100 arriva la quota 80mila: bordata dei sindacati contro la riforma

E le pensioni? Il governo sta studiando interventi previdenziali ma seguendo un vincolo preciso, ovvero "che non incidano in modo troppo pesante sulla curva della spesa a medio e lungo termine". Parole che il ministro dell'economia usa per non spaventare i mercati finanziari timorosi che il monte delle riforme previste dal Governo possano far saltare il tappo del debito pubblico, il padre di tutti i guai italiani: un mostro da oltre 2.300 miliardi che secondo Tria può essere "nutrito" grazie a nuove privatizzazioni.

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Commenti (9)

  • ma ci sarà un momento in cui si potrà razionalmente e non per partito preso riflettere davvero quello che sta avvenendo possibile che da nessuno di contro o a favore riesce a risanare questo paese.sto ascoltando adesso che qualcuno dice che non simo ricattabili, ma ci può dire di maio nome e cognome di chi ci attacca e chi è il ricattatore?

  • Si vero c’è un nome e il centro destra

  • Imparate a votare meglio la prossima volta

    • e come si sarebbe dovuto votare?

      • Per Massimiliano esiste un solo Dio:il nano delinquente naturale....

  • Io ho votato M5S, ma... diciamoci la verità. Se dobbiamo tenerci all'interno dei parametri imposti dalla UE non è possibile "ridurre" le tasse, se non nella misura dello 0,8% del PIL, Quantità che, se venisse mantenuto il valore del terzo trimestre del 2017, ci porterebbe comunque pericolosamente a ridosso del limite per una procedura di infrazione. Ora, flat tax e reddito di cittadinanza dovrebbero valere ben di più di tale valore; per cui per mantenere il rapporto deficit/PIL entro i limiti imposti vi sono solo due soluzioni: 1) aumentare il PIL 2) redistribuire il gettito fiscale. Poichè non vi è nulla, allo stato attuale, che possa attuare la soluzione 1), non resta che la 2). Se un tubo deve rimanere sempre pieno, e la quantità di acqua è sempre quella, ciò che esce da un'estremità deve fatalmente rientrare dall'altra. Lo stesso principio deve applicarsi al "reddito di cittadinanza". Possiamo chiamarlo in mille modi, possiamo riempirci la bocca con l'espressione "copertura finanziaria!, ma il nome reale che ha nel bilancio generale è uno ed uno solo: "redistribuzione del reddito". Tolgo ad alcuni (che hanno guadagnato quel denaro), e lo do ad altri (che non l'hanno guadagnato). Lo posso fare in mille modi: ad esempio incrementando le tasse per alcuni e finanziando delle agevolazioni per altri, ad esempio. O finanziando il "reddito di cittadinanza". Ma il risultato non cambia. Quindi, in assenza di misure volte ad incrementare il PIL, è inevitabile che le tasse, in un modo o nell'altro, aumentaranno

    • Spese militari?

      • Non pare ne sia prevista la riduzione. Oltretutto, con la presa di posizione di Trump, è improbabile...

        • Male.

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