Venerdì, 14 Maggio 2021
I sostegni attesi

Allarme Cgia: "Il 50 per cento degli aiuti alle imprese non sono ancora stati erogati"

Secondo i calcoli della Confederazione degli artigiani di Mestre, dei 64,7 miliardi di euro di aiuti diretti messi a disposizione dai governi Conte e Draghi alle attività economiche per fronteggiare l'emergenza Covid, poco meno del 50 per cento non è ancora stato accreditato: sono risorse in gran parte previste con la legge di Bilancio 2021

Dei 64,7 miliardi di euro di aiuti diretti messi a disposizione dai governi Conte e Draghi alle attività economiche per fronteggiare l'emergenza Covid, l'Ufficio studi della Cgia stima che poco meno del 50 per cento non sia ancora stato accreditato, poiché sono risorse in gran parte previste con la legge di Bilancio 2021. E' quanto rende noto la Confederazione degli artigiani di Mestre.

Gli aiuti non ancora erogati alle attività economiche

Ancorché questi 64,7 miliardi di euro costituiscono un importo molto rilevante, solo 22,8 miliardi sono le risorse erogate a fondo perduto (pari al 35,2 per cento del totale), indica l'Ufficio studi della Cgia. Altresì, se rapportati ai circa 350 miliardi di euro di contrazione del fatturato registrata dalle aziende italiane nel 2020, questi 64,7 miliardi ''coprono'' solo il 18,5 per cento dei mancati incassi totali. Nella nota si ricorda che dei 35,5 miliardi di euro di aiuti fino ad ora previsti per l'anno in corso, 6,5 consentiranno la decontribuzione Inps per le nuove assunzioni e altri 6,3 verranno erogati come credito di imposta per gli investimenti. "Se aggiungiamo i 2,5 miliardi di decontribuzione Inps in capo alle partite Iva che l'anno scorso hanno perso oltre un terzo di fatturato, questi 15,3 miliardi di euro (pari al 43 per cento del totale aiuti riferiti al 2021), difficilmente potranno essere ad appannaggio delle micro imprese e dei lavoratori autonomi che sono state le realtà più colpite dalla crisi", sottolinea l'Ufficio studi.

"Il problema non sono le chiusure ma gli aiuti: da noi sono insufficienti"

In primo luogo, "perché in questo momento non hanno certo la necessità di assumere; in secondo luogo perché non hanno sicuramente la liquidità per attivare nuovi investimenti; in terzo luogo, a causa dell'assenza del decreto del ministero del Lavoro che doveva essere approvato entro i primi giorni dello scorso mese di marzo, non possono ancora beneficiare dello sconto contributivo Inps". In altre parole, sottolinea la Cgia, "il nostro principale problema non sono le chiusure imposte per decreto dal nostro Governo, visto che attualmente in tutti gli altri principali paesi europei le misure di confinamento sono più stringenti delle nostre, ma gli aiuti economici, che da noi sono arrivati in misura insufficiente e con grave ritardo. Altrove, invece, sono stati erogati tempestivamente e con dimensioni molto importanti". "Mettere in salvo le micro e piccole imprese italiane vuol dire salvaguardare una fetta importante dell'economia del nostro paese. I numeri sono eloquenti. Al netto dei dipendenti del pubblico impiego, le attività con meno di 20 addetti costituiscono il 98 per cento delle imprese presenti nel Paese e danno lavoro alla maggioranza degli italiani, vale a dire al 54,6 per cento degli occupati. Inoltre, queste micro realtà producono il 37 per cento del valore aggiunto nazionale annuo" sottolinea la nota degli artigiani.

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