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Giovedì, 19 Maggio 2022
Economia

Muore mentre consegna le pizze: Alberto e i rider finiti nel dimenticatoio

Un fattorino 19enne ha perso la vita mentre stava consegnando delle pizze e il sindacato Usb si è scagliato contro il silenzio del governo: “Uno sfruttamento dei giovani inaccettabile”

Diciannove anni e una vita come quella dei suoi coetanei: la mattina all’Istituto Alberghiero Perotti di Bari, la sera al lavoro per consegnare le pizze e mettere da parte qualche soldo. La vita di un giovane rider, Alberto Piscopo Pollini, spezzata sabato 1 dicembre intorno alle 22.30, quando un'auto guidata da un altro giovane lo ha travolto mentre viaggiava sul suo scooter, con cui si stava recando da un cliente per consegnare la sua cena. Un lavoro, quello dei rider, finito spesso sulle prime pagine dei giornali per le situazioni contrattuali 'particolari' o quantomeno ambigue. Un tema che ha suscitato clamore negli scorsi mesi, quando il vicepremier Di Maio era sceso in campo in prima persona, prima di tornare in un cassetto buio del dimenticatoio. Almeno fino a sabato, quando la morte di Alberto ha fatto ripensare alla situazione lavorativa che sono costretti ad accettare migliaia di giovani italiani, migliaia di rider che sono ancora in attesa di una forma contrattuale che introduca nuove regole e tutele

In questa situazione di limbo arriva la denuncia del sindacato di base Usb, che fa leva proprio sulla tragedia avvenuta questo fine settimana a Bari, criticando in una nota ufficiale il silenzio delle istituzioni: “Lo sfruttamento che decine di migliaia di giovani vivono quotidianamente è inaccettabile. Qualche segnale di attenzione era arrivato, da parte del governo, ma tutto è caduto nel dimenticatoio prima ancora di affrontare la questione. E' ora di stroncare lo sfruttamento di questi lavoratori”.

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La sigla sindacale ha invocato l'intervento di organismi di controllo: “L'Ispettorato Nazionale del Lavoro intervenga con determinazione e gli Enti Locali non diano autorizzazioni ad attività commerciali che non rispettano i contratti di lavoro perché si metta fine alle nuove forme di schiavitù e precariato - conclude la nota allargando la denuncia a tutti i precari, non solo riders - "impiegati nella grande distribuzione, nella logistica, nei call center, con paghe risibili, ritmi stressanti, sfruttamento continuo. Alle soglie della schiavitù”.

L'ultimo saluto ad Alberto

Nel pomeriggio di oggi, lunedì 3 dicembre, sono stati celebrati nella chiesa di San Francesco d’Assisi, al quartiere Japigia, i funerali di Alberto Piscopo Pollini. Intanto, il giovane che si trovava a bordo dell'auto che ha travolto e ucciso il 19enne è indagato per omicidio stradale. La prematura scomparsa di Alberto ha gettato nello sconforto un'intera comunità, come è possibile capire dai tanti messaggi che amici, parenti e conoscenti stanno lasciando sulla sua bacheca Facebook.

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Ricordi e messaggi di cordoglio, alcuni dei quali sono stati riportati da BariToday: “Sii sempre sorridente come quando entravi a scuola la mattina. Riposa in pace amico mio”, “Leggere questa notizia mi ha devastato, vanno via sempre persone che non meritano. Ciao amico mio”, “Sei stato come un fratello per me, una guida, perché mi chiedo io, non è giusto”. Tra i post più commoventi, quello di un suo caro amico: “Siamo cresciuti insieme... una volta sola eravamo finiti in un film sul maxischermo di un cinema.... e ricordo ancora quando quella scena la stavamo girando... quante risate insieme, ci guardavamo e ridevamo... i nostri ricordi per sempre dentro di me”.

I precedenti

Una domanda a questo punto sorge spontanea: serve che un giovane perda la vita per tornare a parlare di lavoro precario e di rider? L'impressione è che, come spesso accade anche per altre tematiche, l'argomento torni in mente soltanto quando avviene una tragedia. Così come era successo nei mesi scorsi per altri due giovani fattorini, vittime di incidenti mentre svolgevano il loro mestiere. Il primo è stato il  29enne Maurizio Cammillini, schiantatosi a Pisa per consegnare due panini e un fritto: lui era in prova e stava correndo per evitare di consegnare il pasto in ritardo e dover pagare la sanzione di 3 euro. Poi era stata la volta di Francesco Iennaco, un ragazzo di 28 anni, che ha perso una gamba a Milano dopo essere finito sotto un tram. Sabato scorso è stata la volta di Alberto, sperando che non servano ulteriori vite per risolvere, una volta per tutte, questa situazione. 

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