Domenica, 28 Febbraio 2021

Alitalia, via libera al decreto legge: più tempo per la cessione

Il documento è stato approvato dalla commissione Speciale del Senato. Fit Cisl: “No alla svendita e al piano di ristrutturazione Lufthansa”

Foto di repertorio

E' arrivato il via libera definitivo al decreto legge Alitalia da parte della commissione Speciale del Senato, con la proroga dei tempi per la procedura di vendita della compagnia aerea.  Il provvedimento è stato approvato, con le modifiche contenute nell'emendamento del relatore Mario Turco del Movimento 5 Stelle, che ha ottenuto il mandato a riferire in aula da parte di tutti i gruppi.

L'emendamento presentato dal relatore, e approvato dalla commissione, stabilisce che ''i commissari della società Alitalia in amministrazione straordinaria trasmettono alle Camera, entro 60 giorni a decorrere dalla data di entrata in vigore'' del decreto legge, una relazione ''concernente la situazione economica e finanziaria dell'impresa nell'ambito della procedura di cessione''. Nel dossier trasmesso a Camera e Senato dovranno essere evidenziati, in particolare, ''i dati riferiti ai contratti aziendali in corso di fornitura carburante, di leasing e di manutenzione ordinaria e straordinaria, nonché ai contratti di servizi esternalizzati maggiormente rilevanti''.

Inoltre il documento che sarà trasmesso al parlamento dovrà contenere dati relativi ''l'andamento dei crediti commerciali e delle altre attività finanziarie, sia antecedenti che successivi all'amministrazione straordinaria, dando altresì conto degli eventuali contenziosi in essere e delle attività di recupero crediti e altre attività patrimoniali, finalizzate alla salvaguardia del capitale d'impresa''.

Anche la consistenza della forza lavoro impiegata dovrà far parte delle informazioni che saranno trasferite al parlamento, ''suddivisa in base alla tipologia contrattuale, e al numero di unità di personale dipendente in cassa integrazione guadagni''. Infine dovranno essere fornite informazioni sul raggiungimento degli obiettivi previsti nell'ambito del programma di cessione. Nella relazione i commissario dovranno dare conto anche delle attività compiute nel periodo intercorrente tra la data di entrata in vigore del decreto e quella della dell'approvazione finale del provvedimento.

Fit Cisl: “No a svendita e ristrutturazione Lufthansa”

No alla svendita a Lufthansa e alla ristrutturazione incentrata su 4mila tagli. La Fit Cisl leva gli scudi contro la cessione di Alitalia alla compagnia tedesca, che la ridurrebbe al rango di un vettore regionale, e propone, piuttosto, altre soluzioni per il suo rilancio. A indicarle è stato oggi il segretario generale della federazione dei trasporti della Cisl, Antonio Piras, in occasione del convegno "L'evoluzione del trasporto aereo. Un problema di Alitalia o un vantaggio per l'Italia?". La Fit, ha detto Piras, "è contro la ristrutturazione chiesta da Lufthansa con 4000 esuberi solo in Alitalia senza calcolare l'indotto, e contro la vendita, anzi la svendita, per una somma irrilevante alla stessa compagnia". "Il brand Alitalia è ancora apprezzato nel mondo e i recenti dati sulla puntualità aiutano e incoraggiano verso nuove e diverse scelte", ha sottolineato Piras.

"Si potrebbe trasformare il prestito ponte in azioni da cedere a importanti imprese pubbliche e private italiane", ha indicato Piras. Tra le possibili soluzioni, quella di "prevedere l'intervento di Cdp, al fine di acquisire il controllo azionario di una compagnia europea low cost specializzata nel lungo raggio, che diventi partner di Alitalia colmandone il gap sulle rotte intercontinentali".

Occorre poi, prosegue la Fit, "adottare i necessari provvedimenti legislativi affinché sia possibile l'ingresso dei fondi pensione dei trasporti (e non solo) nel capitale della compagnia, giungendo alla realizzazione di una vera democrazia economica con vantaggi per gli aderenti, per i clienti e per tutto il Paese". Per il numero uno della Fit, "appare più che evidente che il problema di Alitalia non sia attualmente di costi eccessivi ma di bassi ricavi". Inoltre, ha denunciato, "le sciagurate scelte politiche e imprenditoriali hanno causato negli anni minore ricchezza nazionale e minori posti di lavoro, stimabili in almeno 30-40 mila occupati compreso l'indotto".

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