Perché il futuro di Alitalia è un enorme punto di domanda (e si torna a parlare di esuberi)

Dopo il passo indietro del gruppo franco-olandese, c'è "solo" Lufthansa alla finestra (ma con 3.000 esuberi). Conto alla rovescia in vista dell'incontro convocato domani al Mise: il principale nodo da sciogliere è proprio quello della partnership internazionale

Ansa

Si torna a parlare di Alitalia: hanno fatto rumore le ultime parole di Lufthansa. Il governo Lega-M5s per ora tergiversa, la decisione definitiva potrebbe arrivare solo in estate: ha eredittato una situazione complessa, ma non c'è più molto tempo.Infatti il tempo stringe e i 900 milioni del prestito ponte non basteranno ancora a lungo. Il consigliere di amministrazione della compagnia tedesca Harry Hohemeister, in un'intervista all'Handelsblatt meno di 48 ore fa, ha rimarcato il punto centrale di tutta la vicenda: i possibili esuberi. 

"Se questo tergiversare durerà ancora a lungo, dell'orgogliosa Alitalia non rimarrà più nulla" dice Hohemeister. "Non abbiamo la sensazione che si stiano svolgendo le discussioni giuste, e quindi lo ripeto ancora un volta: se siamo interessati all'Alitalia? Sì ma per un gruppo ristrutturato, che sia di successo a lungo termine. Credo che i dipendenti abbiano bisogno finalmente di una prospettiva. Finora non ho ancora sentito dire che quello che offre Lufthansa sia così problematico da non potersi accettare. Noi riteniamo al momento che sarebbero colpiti circa 3.000 posti di lavoro. E da quello che leggo sui media anche altri interessati parlano di questo ordine di grandezza".

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Già, perché nessuno nell'esecutivo pare comprensibilmente interessato a mettere il cappello su un'operazione con così tanti esuberi. Il prestito ponte che era stato concesso per consentire l’operatività di Alitalia nel momento del commissariamento all’inizio di maggio 2017 è garantito fino al 30 giugno del 2019, quando arriverà a una durata complessiva di 26 mesi, ben oltre il limite dei 6 mesi stabilito dalla Commissione europea per gli aiuti di stato. Insomma, si è già perso troppo tempo.

Tocca a Di Maio adesso. Conto alla rovescia in vista dell'incontro convocato per domani, 14 febbraio, al Mise dal ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico sul dossier Alitalia. Cresce, infatti, per l'attesa per l'appuntamento al quale sono chiamati i sindacati che, ancora una volta, sono tornati a chiedere indicazioni chiare sul futuro della compagnia e, soprattutto, certezze sulla salvaguardia dell'occupazione. Il principale nodo da sciogliere rimane quello della partnership internazionale soprattutto alla luce degli ultimi sviluppi: fino a pochi giorni fa, sembrava in pole position il tandem costituito da Delta Air Lines e da Air France-Klm, che avrebbero rilevato una quota del 20% ciascuna.

Ma poi c'è stato il passo indietro del gruppo franco-olandese. Decisione, questa, comunicata, a quanto s'apprende, in una lettera inviata alle Fs la settimana scorsa. La partita è, dunque, tutta aperta con Lufthansa che è sempre alla finestra e che non ha mai nascosto il suo interesse, a precise condizioni, per l'ex compagnia di bandiera italiana, pur non avendo ancora fatto un passo formale nell'ambito della procedura di vendita. A differenza di Delta e EasyJet, il colosso tedesco, infatti, non ha presentato ufficialmente alcuna manifestazione di interesse.

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Intanto, l'amministratore delegato di Fs, Gianfranco Battisti, si è recato al ministero dello Sviluppo economico. Interpellato dai giornalisti all'uscita del dicastero, ha però riferito di non essere stato lì "per Alitalia ma per altre cose". E a chi gli chiedeva se fosse ottimista, "aspettiamo, aspettiamo", si è limitato a rispondere. Quello che è certo è che per le Ferrovie, come del resto messo nero su bianco nell'offerta presentata a fine ottobre, la condizione per poter andare avanti nell'operazione Alitalia è proprio l'ingresso nella newco di un partner internazionale con la prospettiva, per il gruppo ferroviario, di arrivare a detenere una quota di minoranza intorno al 25%.

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I sindacati sono preoccupati per le voci sugli esuberi. Si torna sempre alle parole di Lufthansa.  "Il ministro Di Maio smentisca le notizie diramate dalla stampa sugli esuberi e sulla riduzione del perimetro aziendale di Alitalia", ha detto il segretario generale della Uiltrasporti, Claudio Tarlazzi. "La rappresentanza dei lavoratori ha il diritto di essere coinvolta nella costruzione del piano industriale e rivendica un piano di sviluppo dell’azienda con investimenti soprattutto nella flotta di lungo raggio e nelle altre linee di business, quali le manutenzioni e l’handling".

"In questi 21 mesi di commissariamento - ha spiegato ancora Tarlazzi - l’azienda ha dimostrato di avere ampie potenzialità di crescita e come sindacato Uiltrasporti non rinunceremo a tutto questo; soprattutto non accetteremo un prodotto preconfezionato, basato sul taglio del personale". Negli incontri del 12 ottobre e del 12 dicembre, conclude il segretario della Uiltrasporti, "ci è stato ripetutamente garantito che non ci sarebbero stati esuberi. Chiediamo, quindi, a Di Maio di smentire tali notizie, e in prospettiva del prossimo incontro del 14 febbraio, ci aspettiamo che esso sia finalmente costruttivo".

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