Giovedì, 3 Dicembre 2020

Alpitel, licenziamenti di fine anno: via 100 dipendenti (e il tempo stringe)

I sindacati hanno dichiarato lo stato di agitazione dopo che l'azienda ha avviato una procedura di licenziamento collettivo per 100 dipendenti poco prima di Natale. Critiche sulla tempistica: “Così sottraggono diversi giorni al confronto”

Il presidio dei lavoratori Alpitel a Moncalieri (Foto da TorinoToday)

Non c'è peggior modo di avvicinarsi alle festività natalizie e alla conclusione dell'anno che con una procedura di licenziamento. Purtroppo è quello che è capitato ai dipendenti della Alpitel, azienda che sviluppa impianti di telecomunicazione, il 12 dicembre ha avviato la procedura di licenziamento collettivo per 100 lavoratori (su 600 totali), tra staff e servizi, dislocati soprattutto nelle sedi di Nucetto, in provincia di Cuneo, e Moncalieri, in provincia di Torino. Ma il rischio non è limitato soltanto ai due stabilimenti piemontesi, gli esuberi riguardano anche interessano quasi tutti centri periferici lungo il territorio nazionale

Alpitel, 100 licenziamenti: sindacati sul piede di guerra

La notizia dei licenziamenti ha subito messo in allarme i sindacati, che hanno dichiarato lo stato di agitazione. Alpitel è stata acquisita lo scorso settembre dal gruppo Psc, che ha rilevato l'intero pacchetto azionario, ma come si è arrivati così rapidamente ad un licenziamento di 100 lavoratori? Lo abbiamo chiesto a Pietro Locatelli della Fiom: “Dopo il passaggio a Psc abbiamo avuto un unico incontro con la nuova proprietà, avvenuto sempre nel mese di settembre, in cui i rappresentanti dell'azienda hanno espresso per sommi capi le volontà di sviluppo, non escludendo una riorganizzazione mirata, chiedendo il tempo necessario ad un'analisi approfondita di Alpitel, sia dal punto di vista finanziario che organizzativo, con l'impegno di riconvocare un tavolo in presenza di un quadro più chiaro”.

Invece, le cose sono andate totalmente in un altro modo. Mentre i sindacati attendevano un nuovo incontro chiarificatore, è arrivata la procedura di licenziamento “a sorpresa”: “Gli impegni presi non sono stati mantenuti – continua Locatelli a Today.it – Aspettavamo di capire insieme il quadro e il piano di sviluppo, così da decidere, sempre di comune accordo, le mosse da attuare. Invece è arrivata direttamente la procedura di licenziamento, senza  alcuna comunicazione o confronto con le organizzazioni sindacali e le Rsu". 

Licenziamenti Alpitel, i tempi sono stretti

Oltre la pessima sorpresa dei licenziamenti, c'è un'altra questione che preoccupa molto i sindacati, quella relativa alla tempistica: “Dal 12 dicembre – spiega Pietro Locatelli della Fiom – scattano i 75 giorni di tempo prima dell'effettivo licenziamento. Ma aprire la procedura prima delle festività, significa sottrarre al confronto tra le parti almeno 15 dei 45 giorni previsti dalla legge, considerando che il prossimo incontro è stato convocato il 9 gennaio. In quella data inizierà la vera e propria trattativa, ma avremo soltanto un mese o poco più prima della scadenza dei 75 giorni”.

“Ora- scrivono Fiom e Fim in un una nota ufficiale - nella procedura di licenziamento collettivo c'è un pressoché totale disimpegno circa le ricadute sociali delle 100 persone dichiarate in esubero. Per fortuna la legge in questo caso impone all’azienda di preoccuparsi delle richiamate ricadute sociali, che non possono essere ricondotte alla auto-ricollocazione del personale dichiarato in esubero, in virtù dell’alta professionalità maturata in Alpitel”.

In attesa dell'incontro del 9 gennaio, sono ci saranno giornate di assemblea e ore di sciopero, con i sindacati che hanno chiesto anche una riunione al Mise, sperando che la nuova proprietà cambi la sua posizione: “Abbiamo strappato all'azienda la disponibilità ad ascoltare proposte alternative – spiega  Locatelli – Ci aspettiamo un'apertura mentale e la possibilità di analizzare le 100 posizioni per capire le singole problematiche di sovrapposizione. Si possono valutare anche strumenti come gli incentivi all'esodo, ma il nostro obiettivo è sempre il mantenimento dei lavoratori. Al Ministero abbiamo chiesto la convocazione delle parti per scoprire il piano industriale, che non ci è ancora stato presentato, tanto per capire in quale direzione vuole andare la nuova proprietà. Dovevano rilanciare, ma se hanno intenzione di chiudere, noi ovviamente non ci stiamo”.

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