Giovedì, 18 Luglio 2024
Boccone amaro / Siena

Amadori chiude lo stabilimento e licenzia 200 lavoratori

La società Avi.Coop, del gruppo Amadori, ha annunciato l'intenzione di chiudere il sito di Monteriggioni (Siena), l'unico in Toscana. Sindacati e Regione sul piede di guerra: "Decisione inaccettabile: l'80% dei lavoratori è avventizio e non potrà avere accesso agli ammortizzatori sociali"

Doccia gelata per i 200 lavoratori dello stabilimento Amadori di Monteriggioni, in provincia di Siena. La società Avi.Coop (gruppo Amadori) ha annunciato la chiusura del sito e il licenziamento di tutti gli operai, molti dei quali non avranno neanche accesso a forme di sostegno e ammortizzatori sociali. Un fulmine a ciel sereno arrivato nella giornata di mercoledì 12 giugno, quando la tremenda comunicazione è arrivata nella sede della Regione Toscana.

Amadori chiude lo stabilimento di Monteriggioni (Siena)

La notizia è stata poi confermata dai sindacati Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil Siena: "La comunicazione è arrivata dopo un pomeriggio di confronto serrato e la richiesta di mezza giornata di tempo da parte dell'azienda per valutare le richieste delle organizzazioni sindacali. Una scelta gravissima vista la disponibilità messa in campo dalle istituzioni di supportare un percorso di riconversione del sito produttivo e la disponibilità delle maestranze a rivedere la propria attività lavorativa. All'azienda era stato chiesto solo di mantenere i livelli occupazionali attuali e quelli salariali a piena produzione per il tempo necessario ad individuare un percorso di riqualificazione del quale si sarebbero fatte carico le istituzioni regionali e locali tutte. Inoltre, circa l'80% del personale è avventizio e non avrà neppure accesso a forme di sostegno al reddito se non la disoccupazione agricola che comunque non potrà essere riscossa prima del 2025".

"È una decisione inaccettabile - ha aggiunto Silvia Spera, segretaria nazionale Flai Cgil -  metteremo in campo tutte le azioni possibili per contrastare questa scelta unilaterale e irresponsabile da parte di un gruppo importante del settore Avicolo come Amadori. Riteniamo questa decisione incomprensibile e inaccettabile a fronte degli importanti sostegni e impegni che la Regione Toscana ha messo in campo per garantire continuità produttiva. Amadori riveda la decisione presa e si mettano in campo tutti i presupposti affinché sia garantita continuità produttiva e salvaguardia occupazionale per tutti i dipendenti dello stabilimento".

Licenziati 200 lavoratori

Nello stabilimento in provincia di Siena, l'unico di Amadori in Toscana, sono impiegati 200 lavoratori e le principali attività svolte riguardano la macellazione e il confezionamento di tacchini: il confronto sul futuro del sito rimane aperto, con le istituzioni che intanto hanno chiesto all'azienda diverse garanzie. In primis il pagamento almeno per le prossime tre settimane del reddito dei lavoratori, che già da tre mesi lavorano solo un giorno e mezzo a settimana. Come sottolineato da Stefania Saccardi, vice presidente della Toscana, e dal consigliere Valerio Fabiani, una scelta del genere potrebbe aver ripercussioni drammatiche: "Chiudere uno stabilimento come quello di Monteriggioni avrà ricadute negative sull’attività agricola di una parte importante della Toscana: il nostro impegno è a salvaguardare produzione e tutela del territorio. Quella chiesta all’azienda sugli stipendi era una misura di sostegno da avviare parallelamente ad un percorso, auspicato anche da Comune e Provincia, per garantire la continuità produttiva ed occupazionale, piena, in un territorio fragile: esplorando anche nuove possibili soluzioni industriali, con la Regione pronta a dare il proprio supporto in una riconversione del sito ma con un impegno forte anche di Amadori e dell’azienda, per la responsabilità sociale che un’impresa ha".

L'assemblea dei lavoratori dello stabilimento Amadori di Monteriggioni (Foto da Cgil Siena)

"La risposta purtroppo - concludono Fabiani e Saccardi - è stata nei fatti una chiusura e una non disponibilità. Ne prendiamo atto, con rammarico. Il tavolo e l’impegno a trovare una soluzione da parte nostra chiaramente rimangono e chiederemo adesso di poter parlare direttamente con i vertici del gruppo Amadori. Sul tavolo rimane la ricerca di ammortizzatori sociali per il futuro e il mantenimento in attività del sito. Con la chiusura di Monteriggioni si potenzierà probabilmente l’attività nello stabilimento di Cesena: di fatto una delocalizzazione, che la legge proibisce". Ma quali sono le cause della chiusura? Secondo Fabiani, l'azienda ha dato come motivazione "una crisi di domanda che riguarda la produzione di tacchino e le perdite dello stabilimento", con la società che però registra utili e il bilancio 2022, l’ultimo depositato, ha chiuso l’esercizio con 107mila euro di saldo positivo. Il gruppo Amadori, sempre nel 2022 ha registrato un fatturato di oltre 1,7 miliardi di euro, il 27,5% in più di ricavi e utili netti per 67,5 milioni di euro.

La protesta il 20 giugno

Intanto la Regione ha chiesto di sospendere la dismissione del sito e avviare un percorso, serrato, per trovare strumenti e possibilità di garantire la continuità produttiva dello stabilimento e la piena occupazione. Alla richiesta di mantenere i livelli salariali e occupazionali attuali a piena produzione, per il tempo necessario ad individuare un percorso di riqualificazione, l’azienda ha risposto offrendo, per i tempi determinati, 14 giornate pagate nel prossimo cedolino, come anticipo su luglio e una tantum. Una proposta ritenuta "irricevibile" dai sindacati, che il prossimo 20 giugno hanno organizzato un presidio di protesta davanti alla sede Amadori di Cesena. Un "boccone amaro", sottolineano le sigle perché arriva da un'azienda leader in Italia "il cui gruppo si vanta, a fini pubblicitari, di una salda responsabilità sociale d’impresa". Una nuova "battaglia" contro la delocalizzazione, in cui in gioco ci sono le vite e il futuro di 200 lavoratori e lavoratrici. 

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