Lunedì, 10 Maggio 2021

Perché gli Usa regalano 1400 dollari a (quasi) tutti

L'American Rescue Plan Act, il mastodontico pacchetto di stimoli alla crescita americana per uscire dalla recessione causata dalla pandemia voluto da Biden, è la dimostrazione che il cambio di prospettiva rispetto all'intervento dello Stato nell'economia. Ma Mario Seminerio, esperto di economia e gestore del blog Phastidio, ci avverte: il moto perpetuo non esiste, anche se in molti ancora credono il contrario

Quando l'America butta soldi dall'elicottero la cara vecchia Europa non può che rimanere inerme e sbalordita. E domandarsi se non sta sbagliando la strategia (o almeno sottovalutando i mezzi necessari) per uscire dall'evento più tragico degli anni Duemila, ovvero la pandemia del coronavirus SARS-CoV-2. Che ha costretto gli Stati a cambiare radicalmente strategia e sussidiare le economie al collasso in tutto il mondo. Ma forse senza pensare alle possibili conseguenze future di una mossa che ad oggi appare obbligatoria.

American Rescue Plan Act: perché gli Usa ora regalano 1400 dollari a quasi tutti (alla faccia dell'Europa?)

Con ordine. L'American Rescue Plan Act è stato firmato l'11 marzo scorso dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden per accelerare l'uscita dalla recessione causata dalla pandemia. Tutti i Democratici hanno votato a favore e tutti i Repubblicani contro. Una versione modificata è passata al Senato il 6 marzo con un voto di 50-49. Il disegno di legge modificato è poi stato approvato dalla Camera con 220 voti favorevoli e 211 contrari. Biden ha firmato la legge nell'anniversario della dichiarazione di pandemia da parte dell'Oms.

Il pacchetto di salvataggio dell'economia statunitense del peso di 1900 miliardi di dollari per agevolare la ripresa degli Usa dopo la pandemia di Covid-19: arriva all'8% del prodotto interno lordo degli Usa ed è il seguito di un piano da 2mila miliardi approvato sotto l'amministrazione Trump e di un altro da 900 miliardi più recente: giusto per dare un termine di paragone, la somma degli stimoli all'economia arriva al 20% del Pil americano mentre l'ultimo piano approvato è più ampio, per risorse, rispetto al prodotto interno lordo italiano del 2019. Il confronto di proporzioni con gli altri grandi attori globali fatto dal Guardian dice l'Unione Europea ha stanziato un totale di 750 miliardi di euro e la Gran Bretagna è arrivata a 407 miliardi di sterline. A prima vista la comparazione sembrerebbe impietosa, ma Mario Seminerio, gestore del blog Phastidio e da anni attento osservatore dell'economia globale ci avverte che una visione che tenga conto soltanto di questi numeri è miope: “Per avere un termine di confronto corretto bisogna ricordare anche il deficit fatto dagli Stati e il conseguente allargamento del rapporto Deficit/Pil: così è come confrontare mele con pere”. Anche se alla fine è probabile che anche mettendo sul piatto della bilancia tutto gli Usa abbiano fatto qualcosa di più dell'Europa per sussidiare la loro economia.

“Ma pensare di poter fare una comparazione diretta tra Usa ed Europa solo guardando ai soldi stanziati per uscire dalla pandemia è una cosa che fa venire l'orticaria – avverte ancora Seminerio – perché in un paragone ipotetico dovremmo far pesare anche le differenze tra le strutture sociali, tra i mercati del lavoro, tra economie che sono molto, troppo diverse. Basta vedere la diversa contrazione del Pil davanti a un evento che ha colpito entrambe come la pandemia: vero è che il loro 2020 si è chiuso con la peggiore caduta del prodotto interno lordo dal 1946 (il 3,5%), ma è anche vero che il Pil europeo ha sofferto molto di più (-6,8% nell'eurozona, -8,8% in Italia secondo le prime stime). Ma questo deve anche farci capire un'altra cosa forse più importante: ovvero che da noi il diritto alla salute dei cittadini esiste, da loro no”.

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Biden dà 1400 dollari a tutti. E in Europa dove vanno i soldi?

Una delle cose che salta all'occhio del Biden Stimulus è che il pacchetto include pagamenti di stimolo diretto per 1400 dollari, l'estensione del sussidio federale di disoccupazione, una proroga di sfratti e pignoramenti, l'aumento delle agevolazioni fiscali per chi ha i figli minori che servirà a una contrazione della povertà infantile etc e fornirà aiuti per i governi locali che andranno a compensare la perdita di gettito fiscale causata dalla pandemia: fondi per le scuole e gli asili, sussidi per la vaccinazione e il test e così via. I famosi 1400 dollari vanno a chi guadagna meno di 75mila dollari annui e si sommano ai 600 del pacchetto di stimolo dell'anno scorso: in totale si tratta di duemila dollari di erogazioni dirette chieste da Trump poco prima della campagna elettorale. Una coppia da 150mila dollari di reddito riceverà l'importo pieno.

Nel pacchetto è prevista anche l'estensione dell'assistenza federale pandemica per 300 dollari fino al 6 settembre 2021 e i primi benefici percepiti nel 2021 saranno esentasse per le famiglie che guadagnano 150mila dollari o meno: molti quindi avranno diritto a un rimborso dopo aver presentato la dichiarazione dei redditi. C'è anche un sussidio sui premi di assicurazione sanitaria per permettere a chi ha perso il lavoro di essere coperto fino a settembre. In più i pagamenti arriveranno attraverso un bonifico su base mensile: questo significa che una famiglia con un figlio di meno di sei anni riceverà 300 dollari al mese e una con un figlio maggiore di sei ne riceverà 250. Difficile non pensare all'”Helicopter Money”, ovvero a quella proposta di politica monetaria non convenzionale per cui una banca centrale crea del denaro e lo distribuisce direttamente ai consumatori, anche se oggi a muoversi è lo Stato e non la Fed.

“A breve però sarà necessario capire che cosa attende gli Stati Uniti e se queste si tratta di interventi che possono diventare strutturali”, aggiunge Seminerio: “Saranno misure destinate ad arrivare a scadenza o la spinta politica della sinistra del partito democratico per prorogarle l'avrà vinta?”. E qui si arriva al punto centrale della questione: “Come rendere permanenti misure di welfare che nascono temporanee, senza procedere ad aumenti di imposte? Biden le ha previste, in campagna elettorale, ma le aziende si oppongono e cercano di dirottarle su cose quasi innocue come le accise sui carburanti, ma non ha senso ed è regressivo. Ci sono in giro suggestioni come quella che crede che sia possibile procedere a deficit e usare maggiori imposte sono in caso di comparsa di inflazione, quindi per raffreddare la congiuntura. Tutto molto illusorio ma molto efficace in termini di propaganda politica”.

Usa vs Europa: piani (e mentalità a confronto)

D'altro canto la svolta è indiscutibile. Se per fronteggiare la crisi del 2008-2009 era stato affidato quasi interamente ai banchieri centrali il compito di cercare di stimolare l'economia attraverso denaro prestato a buon mercato e programmi non convenzionali di acquisto di asset, stavolta gli Usa fanno da apripista nell'Helicopter Money. Una politica che secondo gli osservatori deve essere d'esempio alle economie avanzate. Che indubbiamente arrancano di sicuro dal punto di vista dei tempi. Come ha rilevato il Financial Times, mentre l'amministrazione americana ci ha messo meno di due mesi per far passare al Congresso la sua mastodontica legge di stimolo, gli europei invece stanno ancora trattando per il Recovery Plan. Mentre l'Ocse stima che l'American Rescue Plan Act solleverà il Pil del mondo dell'1% perché un'economia statunitense in piena espansione significa che la domanda economica si "riverserà" nel resto del mondo. A partire dai suoi vicini più prossimi e più importanti partner commerciali, Messico e Canada e alle economie orientate all'esportazione dell'Asia orientale e dell'Europa. Anche l'Italia avrà un impulso positivo, se si calcola che verso gli Usa secondo gli ultimi dati relativi al gennaio-novembre dello scorso anno abbiamo esportato prodotti per 38,6 miliardi di cui 8,3 miliardi di macchinari ed attrezzature, e 4,2 miliardi di beni alimentari. L'import dagli Stati Uniti è di gran lunga inferiore, 13,7 miliardi. Se i consumi ripartiranno col turbo nel paese oltreoceano, anche l'Italia potrà festeggiare.

Ma intanto c'è già chi comincia a scrivere che Biden sta già pianificando “il più grande aumento delle tasse a livello federale dal 1993” per finanziare il “programma economico a lungo termine” che costituirà il seguito all'American Rescue Plan Act. Prendendo di mira i più ricchi, anche se nel frattempo la proposta di una patrimoniale arrivata da Elizabeth Warren è stata bocciata dalla Casa Bianca: abolendo in parte la riforma fiscale di Donald Trump, aumentando l'aliquota sulle società dal 21 al 28% e riducendo le agevolazioni fiscali per le società di persone o a responsabilità limitata. Ma nei piani di Biden c'è anche l'ipotesi di aumentare l'imposta sul reddito a chi guadagna più di 400mila dollari l'anno e far crescere le tasse in particolare nei confronti di chi porta a casa più di un milioni di dollari ogni dodici mesi.

Ma il moto perpetuo non esiste

Ma c'è anche un problema macroeconomico da spiegare. Un'economia americana col turbo, con una domanda di beni e servizi che va alle stelle potrebbe, infatti, innescare tassi di interesse più alti a livello globale. Gli investitori scommettono che la Fed sarà costretta ad aumentare i tassi per tenere a bada la pressione inflazionistica o giudicherà opportuno inasprire la politica monetaria (leggi tassi più alti) quando l'economia tornerà vicina alla piena occupazione.

Infine: se l'obiettivo del piano è riposizionare gli Usa alle frontiere dello sviluppo tecnologico attraverso gli investimenti, secondo l'economista premio Nobel Paul Krugman sarà possibile ottenerlo  perché il costo del denaro rimarrà basso per molto tempo. Ma è davvero così? “Krugman e tutti quelli che pensano che il debito continuerà a costare poco, in modo da poterne emettere sempre molto e pagarsi la felicità non fanno i conti con la eventuale comparsa dell'inflazione. In quel caso, gli investitori nel debito cercheranno di liberarsene, facendo ulteriormente salire i rendimenti, nominali e reali, come sta accadendo da qualche settimana in Usa e anche in Europa, per riflesso. Le banche centrali, nel tentativo di calmierare tale aumento, potrebbero essere costrette a comprare obbligazioni a pié di lista, con un QE infinito. Ma, così facendo, il rischio di creare disordine monetario salirebbe molto, e potrebbe creare sfiducia nel dollaro”, pronostica Seminerio.

E dalla sfiducia nel dollaro all'instabilità economica globale il passo può essere breve, molto più breve. E condurci a una nuova crisi economica da affrontare con strumenti che nel frattempo potrebbero essere diventati inefficaci. Insomma, non c'è un lieto fine obbligatorio: “La verità è che il moto perpetuo non esiste, anche se sempre più soggetti credono il contrario”, chiude Seminerio.

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