Sabato, 27 Febbraio 2021
Italia

Vado in pensione e chiudo la bottega: "Nessuno vuole fare il mio lavoro"

"Ho anche messo l'annuncio sul giornale. Non ha risposto nessuno". La storia di Vincenzo, calzolaio calabrese trapiantato a Roma: la sua minuscola bottega si confonde con le altre serrande chiuse

Non fa un metro senza che qualcuno lo fermi. Nel quartiere di San Lorenzo il calzolaio Vincenzo è famoso quanto una rockstar. Lui che è arrivato dalla Calabria a Roma e nel 1983 ha aperto la sua attività.

"È andato in pensione? Non ha insegnato a nessuno il mestiere?" gli chiedono gli abitanti della zona, tutti o quasi ex clienti, mentre saluta sorridendo a destra e a manca. La sua minuscola bottega, ormai, si confonde con le altre serrande chiuse su piazza dell'Immacolata.

"Avrei voluto poter insegnare il mestiere a qualcuno, ma non ho trovato nessuno che volesse imparare. Con la buona volontà e un po' d'occhio, quello che come si dice, si usa per rubare il mestiere, sarebbero bastati 4-5 mesi per apprendere le basi: rifare un tacco, lucidare o allargare una scarpa" risponde il 72enne con una punta d'amarezza.

Nei centri storici sempre più ambulanti e meno negozi 

"Ho anche messo l'annuncio sul giornale. Nulla, non ha risposto nessuno - aggiunge, parlando con l'Adnkronos - Come me lo spiego? Penso che i giovani d'oggi non sognino di fare il calzolaio. Per me, invece, è il lavoro più bello che ci sia".

I guadagni? Sono sincero, uno con un po' di sacrifici una famiglia la manda avanti".

Vincenzo, originario di Polia vicino a Pizzo Calabro, ha iniziato ad andare a bottega che era un bambino. "Avevo 7 anni quando ho cominciato e non ho più smesso. Per me era un'arte e una passione, non un lavoro". E si vedeva.

Viaggio nell'Italia dei piccoli negozi che rischiano di sparire

La crisi dei piccoli negozi è un cancro che congiunge il Paese da nord a sud, senza far sconti a nessuno. Le difficoltà del commercio tradizionale sono generalizzate, sono strutturali. I piccoli soffrono, chiudono, spariscono, a Milano come a Caltanissetta. E quasi sempre per gli stessi motivi. Ce ne eravamo già occupati con una inchiesta, un viaggio ComoRoma, Alghero Frosinone per capire come la chiusura delle cosiddette attività di vicinato è una emorragia che pare non fermarsi.

Secondo i dati di confesercenti tra il 2011 ed il 2016, ci sono state ben 267mila chiusure, in media 122 al giorno. Italia, crisi senza fine: in 5 anni chiusi 267.000 negozi.

Guardando al mercato del lavoro la situazione non appare migliore. Escludendo le libere professioni, dal 2007 al 2017 , imprenditori, lavoratori in proprio e collaboratori familiari sono passati da 4,3 milioni a 3,7, con una perdita secca superiore alle 600mila unità. Nello specifico, abbiamo perso 81mila imprenditori in senso stretto, 78mila lavoratori in proprio con dipendenti, 336mila senza dipendenti e 108mila coadiuvanti familiari.

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