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Martedì, 18 Gennaio 2022
L'INTERVISTA

Così sta cambiando per sempre il mercato dell'arte (non per colpa del Covid)

"La pandemia ha accelerato tutto, ma il mercato parallelo legato alla criptoarte e alla blockchain era già nato da prima, spinto dalle nuove esigenze e dalle nuove tecnologie": l'intervista di Today all'esperta d’arte contemporanea e influencer culturale Clelia Patella

Pu esistere un mondo in cui gli uomini non si incontrano più fisicamente e dove, anche per andare ad una mostra d'arte, basta indossare un visore seduti sul proprio divano di casa? Forse si può immaginare un metaverso, cioè un vero e proprio universo virtuale in cui le persone si parlano sì, ma solo attraverso i propri avatar; dove si possa godere di un'opera, non più in un quadro incorniciato, ma attraverso la criptoarte: arte non fisica, certificata e venduta attraverso nuove forme di criptovalute. Si può immaginare, ma non serve avere fantasia. E' già il presente. Di questo l'esperta d'arte contemporanea e influencer culturale Clelia Patella parla ogni giorno nel programma che conduce su Radio 24: "Lo stato dell'arte". Proprio lei, direttamente a Today.it, racconta come il Covid abbia giocato un ruolo nella partita dell'innovazione, cambiando per sempre il mercato dell'arte e il modo di fruirne.

"Come ha reagito il mondo dell'arte alle grosse difficoltà portate dalla pandemia da Covid? Inevitabilmente c'è stato un boom della digitalizzazione. Se n'è sentita l'urgenza a tutti i livelli e, in particolare durante il primo lockdown, i musei hanno cominciato a domandarsi come avrebbero fatto a sostenersi senza i visitatori. Ma il fatto che il Covid abbia cambiato il mercato dell'arte è vero fino ad un certo punto: le emergenze hanno accelerato i tempi, ma il mercato parallelo legato alla criptoarte e alla blockchain era già nato da prima, spinto dalle nuove esigenze e dalle nuove tecnologie. L'esigenza nasce prima del Covid ed è dovuta al fatto che la tecnologia cambia, l'uomo cambia, siamo alle porte del transumanesimo. Anche il metaverso, sebbene oggi se ne parli come di qualcosa di assolutamente nuovo, ha radici "antiche", con esempi significativi, seppur magari grossolani, come quello di Second Life. Si va inevitabilmente verso una nuova forma di interconnessione globale, che prevede l'abbattimento dei limiti fisici".

Clelia Patella - foto Mario Gramegna-2

Quando dice che la pandemia ha accelerato il processo, cosa dobbiamo immaginare nel mercato dell'arte?
"Prendiamo le grandi case d'aste. Per affrontare la crisi del lockdown, e fare fronte a un calo del 70% dei loro fatturati, hanno dovuto rivedere alcune delle proprie strategie. Dapprima potenziando le proprie offerte online, e poi rivedendo alcune politiche interne - come la differenziazione dei propri dipartimenti spesso troppo frammentaria - allo scopo di ottimizzare i costi. Gli investitori hanno reagito in maniera positiva a quelli che sono stati quindi interventi emergenziali, ma questi hanno portato anche a riflessioni ed evoluzioni che sono andati oltre alla fase emergenziale stessa: si è capito ad esempio che investire fortemente sull'online era ormai inevitabile e che sarebbe stato fruttifero se gestito non come workaround, ma come diversificazione. Ecco come, ad esempio, Sotheby's è arrivata alla creazione del proprio metaverso personale, che dopo una prima sperimentazione che ha avuto un grande successo è finalmente diventato una realtà consolidata".

Quindi come se lo immagina il museo del futuro?
"Immagino non solo musei che creino la loro versione virtuale, ma che soprattutto creino contenuti ad hoc, con anche ambienti e contesti mirati per uno specifico visitatore".

Il metaverso dunque è il luogo dove ci dobbiamo immaginare il mercato dell'arte del futuro?
"Non solo. Gli artisti lo usano per la creazione stessa dell'arte. La verità è che chiunque operi nel metaverso di fatto già ci vive parte della propria vita in tutti i sensi".

Come si concilia tutto questo con il patrimonio storico e culturale d'Italia, in alcuni casi anche abbandonato o reso disponibile in modalità tali per cui, anche avere una audio guida, sembra futuristico?
"Non è semplicissimo, ma ci arriveremo. Se c'è una cosa in cui sarebbe davvero utile imitare il modello americano, è proprio questa. Sarebbe veramente importante che da noi qualcosa si muovesse per favorire quello che lì è la regola e da noi l'eccezione, cioè l'intervento dei privati: investimenti, forme di mecenatismo, associazioni culturali senza scopo di lucro ma con la capacità di attrarre fondi. In Italia ci sono troppi intoppi burocratici e tasse altissime. L'Italia resta un pachiderma rispetto ad altri Paesi. Siamo vittima della grandiosità del nostro passato, che non riusciamo a evitare che ci soverchi. Faccio un paragone col calcio, nel cui settore, se restiamo indietro, è anche perchè non riusciamo neppure a modernizzare gli stadi dove si gioca".

Ma immagina un futuro in cui non ci saranno più i musei?
"Certamente no. Per quanto transumani si possa diventare, la matericità è insostituibile quando si tratta di certe cose. Così come è difficile sostituire un abbraccio vero, è anche impossibile sostituire la potenza, l'aura di quasi sacralità dei pigmenti e delle tavole originali e "tangibili" delle grandi opere d'arte con byte e pixel".

Il mondo della criptoarte dov'è?
"E' una community molto compatta: usano social, soprattutto Twitter e Telegram e la loro arte vive nei musei virtuali".

Insomma il Covid ha solo avuto la funzione di catalizzatore, di acceleratore di istanze già precedenti.
"Direi di sì. E aggiungerei che se c'è una cosa che la fase emergenziale ha evidenziato sono i mali (già manifesti da tempo) dei nostri giorni: le disuguaglianze sociali, la necessità di sostenibilità ambientale e in questo senso quello che ho notato è una grande crescita di artisti che sentono l'urgenza di esprimersi in merito a questi temi. Dunque meno arte introspettiva o meramente intellettuale, ma con l'esigenza di collegarsi con i problemi che affliggono la Terra. L'arte ha compito di rispondere a queste nuove esigenze. Salvare il pianeta, salvare noi stessi".

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