Asilo nido pubblico, un miraggio per le famiglie: trova posto solo un bimbo su quattro

I posti disponibili coprono il 24% del bacino di utenza: ben al di sotto del 33% fissato dall'Ue. Che differenze tra regione e regione, sud maglia nera. Anche il costo differisce moltissimo

Foto: Ansa (repertorio)

L'asilo pubblico è un vero e proprio miraggio per tante famiglie, solo un bambino su quattro riesce ad accedervi. Secondo il report dell'Istat "Asili nido e altri servizi socio-educativi per la prima infanzia", relativo all'anno scolastico 2016-2017, i posti disponibili coprono il 24% del potenziale bacino di utenza (bambini residenti sotto i 3 anni).

I dati disponibili sono quelli di due anni fa, quando sono stati censiti sul territorio nazionale ben 13.147 servizi socio-educativi per l’infanzia. I posti autorizzati al funzionamento sono circa 354mila, pubblici in poco più della metà dei casi.

Solo un bambino su quattro trova posto negli asili nido pubblici

La maggior parte dei servizi per la prima infanzia sono asili nido mentre i così detti servizi integrativi contribuiscono per il 9% all’offerta complessiva. Negli 11.017 asili nido rilevati in Italia sono compresi poco più di 2mila “sezioni primavera” per i bambini da 2 a 3 anni e circa 220 nidi aziendali. Nell’ambito dei 2.130 servizi integrativi per la prima infanzia, invece, quasi la metà sono definiti come “spazi gioco”, oltre 800 sono “servizi in contesto domiciliare”, ovvero gestiti presso un’abitazione, mentre 280 sono del tipo “centri bambini e genitori” dove è prevista la permanenza di un adulto di riferimento insieme al bambino.

I posti disponibili coprono quindi solo il 24% del potenziale bacino di utenza: siamo molto sotto al parametro del 33% fissato dall’Unione europea per sostenere la conciliazione della vita familiare e lavorativa e promuovere la maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

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Asili nido, differenze tra regione e regione: sud maglia nera

Ci sono grosse differenze tra regione e regione, con il sud maglia nera. La diffusione dei servizi risulta molto eterogenea sul territorio. I posti variano da un minimo del 7,6% dei potenziali utenti in Campania a un massimo del 44,7% in Valle D’Aosta. Chi vive nelle città grandi ha più possibilità di trovare posto in un asilo pubblico. La dotazione di servizi sul territorio penalizza i comuni più piccoli rispetto ai capoluoghi di provincia. In alcune regioni, come l’Emilia Romagna e la Provincia Autonoma di Trento, i nidi e i servizi integrativi pubblici contribuiscono in maniera determinante ad ampliare l’offerta. In altre regioni, come l’Umbria, è decisivo l’apporto delle strutture private.

In tutti i grandi comuni del Centro-nord la disponibilità di posti è superiore al 33% della popolazione target, mentre nel Mezzogiorno i livelli sono decisamente inferiori, con l’eccezione di Cagliari che si avvicina al 30%. Anche il costo differisce moltissimo a seconda della regione: la spesa media dei comuni per gestire i servizi pubblici o privati convenzionati è molto variabile, si passa da un minimo di 88 euro l’anno per un bambino residente in Calabria a un massimo di 2.209 euro l’anno nella Provincia Autonoma di Trento.

A partire dall’anno scolastico 2011/12 si registra un calo dei bambini iscritti nei nidi comunali e convenzionati con i comuni. Dal 2012 si riducono anche le risorse pubbliche disponibili sul territorio. Nel triennio 2014-2016 rimangono sostanzialmente stabili sia gli utenti serviti sia la spesa dei comuni. Il calo degli utenti riguarda principalmente i nidi comunali gestiti direttamente mentre aumentano le gestioni affidate ai privati, dove i costi medi per bambino a carico dei comuni sono decisamente più bassi.

Asili nido e mense, un salasso per le famiglie da Nord a Sud

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Fonte: Istat

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