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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
Soldi

Assegno unico: l'ultimo scoglio è la domanda "di coppia"

Se il secondo genitore non completerà la domanda, il primo genitore richiedente riceverà solo il 50% dell’assegno unico per i figli. Tutte le cifre e i chiarimenti sulla misura che entra in vigore a marzo 2022

Il Consiglio dei Ministri del 23 dicembre scorso ha varato il decreto legislativo che, in attuazione della legge delega con cui il Parlamento lo scorso 30 marzo ha approvato il Family Act, introduce il nuovo Assegno Unico Universale potenziando gli strumenti di sostegno a livello nazionale a favore delle famiglie con figli. La domanda si farà da gennaio sul sito dell'Inps con Spid o forse tramite i patronati (ma la circolare operativa ancora non c'è). Il 77 per cento delle famiglie italiane avrà vantaggi rispetto a oggi. Da marzo 2022 l'assegno unico per ogni figlio entrerà in vigore a pieno regime. Attenzione: la nuova misura andrà ad inglobare tutti i vari benefici dello stesso tipo già esistenti. Il sussidio economico verrà erogato in favore di chi ha figli, a partire dal settimo mese di gravidanza fino ai 21 anni di età. L'assegno unico e universale per i figli a carico costituisce un beneficio economico attribuito su base mensile per il periodo compreso tra marzo di ciascun anno e febbraio dell’anno successivo, ai nuclei familiari sulla base della condizione economica del nucleo, stando all’indicatore della situazione economica equivalente (Isee).

Gli extra dell'assegno unico per ogni figlio 

Arriva fino a 175 euro, che scenderà a 85 per i figli maggiorenni tra i 18 e i 21 anni. L'importo pieno andrà a chi ha un Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) fino a 15mila euro. Per chi ha redditi superiori, l'assegno scenderà progressivamente, fino al minimo di 50 euro (25 per i figli maggiorenni) per Isee oltre 40mila o per chi non presenta la dichiarazione. Maggiorazioni previste in caso di figli disabili, giovani madri e famiglie numerose. Per i figli disabili tra 18 e 21 anni, la maggiorazione prevista è stata incrementata da 50 euro mensili a 80 euro mensili. Inoltre, è previsto che i genitori di figli disabili con più di 21 anni, pur percependo l’assegno, potranno continuare a fruire della detrazione fiscale per figli a carico. Se entrambi i genitori lavorano e l’Isee è basso, inoltre, si avranno altri 30 euro in più, che si azzerano oltre i 40mila euro di Isee. Nel novero delle tutele entrano poi le giovani madri fino a 21 anni, che riceveranno circa 20 euro al mese in più. 

Le cifre sono dunque le seguenti

  • Ai figli minori: tra 50 e 175 euro al mese, in base all’Isee. Ai figli tra 18 e 20 anni: 25-85 euro. Ai disabili: 25-105 euro. Dal terzo figlio: un extra tra 15 e 85 euro.
  • Alla coppia in cui entrambi lavorano: extra fino a 30 euro
  • Ai nuclei con quattro o più figli va una maggiorazione forfettaria da 100 euro al mese. Alle mamme under 21 un extra da 20 euro al mese per ogni figlio.
  • L’assegno sarà esentasse e indicizzato

Chi prenderà meno soldi rispetto al passato tra ANF e detrazioni

Per circa un milione di bambini e ragazzini le famiglie avranno, con l'assegno unico, aiuti inferiori rispetto a quanto prendono ora tra detrazioni e assegni familiari. Proprio per sventare l'effetto atteso sul 10% delle famiglie italiane - 746 mila nuclei - e una perdita annua media di 503 euro a famiglia e 362 euro a figlio, c'è una clausola di salvaguardia. Ma è una clausola triennale (vale solo dal 2022 al 2024), soggetta a décalage e limitata ai nuclei con Isee fino a 25 mila euro e già beneficiari quest’anno di assegni familiari. L'anno prossimo dunque la clausola salverà in pieno gli aiuti a 333 mila famiglie, gli anni seguenti sempre meno e poi dal 2025 la perdita sarà totale per 746 mila nuclei. Sono stime dell'Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), l’Authority dei conti pubblici.

A perderci saranno circa 750 mila famiglie dunque, ma dla 2025. A stretto giro di posta a perderci sono "solo" 413 mila nuclei per la suddetta maggiorazione transitoria sul 100% della perdita. Nel 2023 la maggiorazione coprirà i due terzi della perdita, e quindi le famiglie che ci perderanno rispetto a ora saranno 613 mila. Nel 2024 la maggiorazione impatterà solo su un terzo dei minori importi incassati. Nel 2023 il calo sarà più marcato per i nuclei con un figlio (l'11%), redditi medio-alti, dipendenti e autonomi ma pure chi vive di redditi da fabbricati (32%), chi sta al Nord o al Sud (16% in entrambi i casi), in casa di proprietà (13%). E anche il 5% dei beneficiari di Reddito di cittadinanza che ricevono l'assegno unico in automatico, ma perdono la quota della misura attribuita ai figli.

Il 92% dei nuclei familiari coinvolti risultano avvantaggiati o indifferenti rispetto al regime vigente, in relazione al carattere universale dell'assegno unico e, soprattutto, all'impiego di risorse aggiuntive.

Domanda all'Inps obbligatoria, ma Isee non obbligatorio

L'Isee è al centro dell'assegno unico: case di proprietà e risparmi sui conti correnti incideranno sull’importo del nuovo assegno unico per i figli, che sarà modulato in base all’Isee della famiglia, indicatore della situazione economica che tiene conto del reddito, ma anche dei patrimoni mobiliari e immobiliari.  Secondo le elaborazioni curate dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro a parità di reddito da lavoro, ma con Isee diversi del nucleo, l’assegno può infatti variare sensibilmente. I genitori conviventi, poi, non potranno più ancorare il beneficio (come accade oggi con gli Anf) al lavoratore con il reddito più basso. Nel calcolo del nuovo assegno unico per i figli minori di 21 anni, al via da marzo 2022, diventeranno decisivi gli immobili posseduti dai genitori, con effetti diretti sull’Isee, così come i patrimoni e i risparmi in banca finora non rilevanti nell’attuale sistema di detrazioni per carichi familiari e assegni al nucleo.

Serve dunque l'Isee, altrimenti da marzo (non da gennaio) in molti si troveranno in busta paga il taglio degli assegni familiari e delle detrazioni per i figli. Se non si vuole fare l’Isee, basterà - va ribadito - un’autodichiarazione nella domanda da presentare all'Inps. Ma a quel punto si riceverà sul conto corrente - nella domanda bisogna infatti indicare le coordinate bancarie - la cifra minima possibile: 50 euro al mese a figlio, anziché al massimo 175 euro. Non piace ai sindacati l'idea di assicurare 50 euro a figlio anche senza Isee. Parlano di  "un bel regalo agli evasori". Nessuna famiglia, dunque, resterà fuori dal contributo: l’importante sarà presentare domanda a partire da gennaio e chi non vorrà farsi "fotografare" dall’Isee potrà comunque godere dell’importo minimo che viene attribuito oltre i 40mila euro di Isee

Emblematici sono due esempi riferiti a una famiglia di quattro componenti con due figli ed entrambi i genitori lavoratori dipendenti, rivelano che a parità di reddito (53mila euro), un Isee differente, ad esempio per effetto di eventuali patrimoni o risparmi in banca, fa cambiare in modo rilevante l’importo dell’assegno: da 271 euro mensili nel primo caso si può scendere a 113 euro nel secondo caso.

Cosa succede se solo uno dei due genitori fa domanda

Se il secondo genitore non completerà la domanda, il primo genitore richiedente riceverà solo il 50% dell’assegno unico per i figli. A spiegarlo è stato il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, in audizione alla commissione Affari sociali della Camera, nell’ambito dell’esame dello schema di decreto legislativo che istituisce l’assegno unico per i figli. In attesa delle istruzioni operative dell’istituto che consentiranno di dare il via alle domande da gennaio 2022, è già noto che la pratica dovrà essere "sottoscritta" da entrambi i genitori responsabili, beneficiari al 50% dell’importo spettante.

"Il genitore che si collegherà – ha spiegato Tridico – farà la propria domanda e riceverà il 50 per cento. Entrambi poi devono avere lo Spid: l’altro genitore riceverà un Sms e, nel momento in cui completerà la domanda, potrà inserire i sui dati per ricevere l’altro 50% oppure chiedere di versare il 100% interamente al genitore richiedente". L'assegno spetta in parti uguali a entrambi, e a meno che non ci sia un consenso esplicito al versamento dell’intera somma su uno stesso conto corrente, l’Inps non può che procedere solo al versamento della quota spettante per legge.

Tale procedura se confermata potrebbe trovare qualche famiglia impreparata, con un solo genitore dotato di Spid, oppure alimentare disagi nelle situazioni di conflittualità familiare. Importante ricordare che entrambi i genitori devono contribuire alla presentazione della domanda: uno in qualità di richiedente e l’altro per confermare le scelte effettuate dal coniuge sulla ripartizione dell’assegno. Al cittadino che fa domanda si chiedono solo i dati fondamentali e le necessarie autodichiarazioni, tutto viene poi verificato dall’INPS in sede di istruttoria utilizzando i propri archivi. In qualsiasi momento è possibile rientrare nella domanda e apportare correzioni o modifiche.

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