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Martedì, 23 Aprile 2024
Che confusione

Le famiglie che devono restituire (in parte) 7 mesi di assegno unico per i figli

L'Inps potrebbe chiedere la restituzione di alcune somme erroneamente erogate nel 2022. Ecco quali sono i nuclei familiari a rischio

Le famiglie composte da un solo genitore potrebbero dover restituire all'Inps certe somme dell'assegno unico e universale per ogni figlio a carico, la misura che da marzo 2022 ha unificato in una sola agevolazione una serie di interventi a sostegno delle famiglie con figli. Da ottobre 2022, i beneficiari dell'assegno unico appartenenti a questa categoria si sono visti iniziare a sottrarre dalla quota mensile la maggiorazione, fino a 30 euro, riconosciuta nel caso in cui entrambi i genitori abbiano un reddito da lavoro. Ora potrebbero essere chiamati a dover restituire un importo che può arrivare fino a 210 euro per figlio.

Il motivo è che il legislatore ha voluto riconoscere un sostegno aggiuntivo a quelle famiglie che molto probabilmente, visto che entrambi i genitori sono impegnati in un'attività lavorativa, devono ricorrere ai servizi di baby sitter, o comunque ad altre forme di assistenza, nelle ore in cui non possono occuparsi dei figli. Nel dettaglio, l'articolo 4, comma 8, del decreto legislativo n. 230/2021 che istituisce l'assegno unico, riconosce, nel caso in cui "entrambi i genitori siano titolari di reddito da lavoro", una maggiorazione per ciascun figlio minore pari a 30 euro mensili per chi ha un Isee inferiore a 15mila euro. Il valore della maggiorazione si riduce progressivamente sopra i 15mila euro, fino ad arrivare a zero con un Isee di 40mila euro.

assegno unico figli 2023

Applicando alla lettera quanto stabilito dal decreto, l'Istituto nazionale di previdenza sociale ha deciso di riconoscere la maggiorazione in oggetto solamente ai nuclei in cui sono presenti entrambi i genitori. Ecco perché alle famiglie monogenitoriali che nei primi mesi del 2022 hanno beneficiato della maggiorazione, potrebbe arrivare la richiesta di restituzione delle somme precedentemente erogate. Nel decreto in questione non sono menzionati i nuclei costituiti da un solo genitore: per questo quando l'assegno unico è partito, molte famiglie monogenitoriali hanno comunque richiesto la maggiorazione in oggetto, anche perché nel modulo di domanda dell'Inps non erano ben specificati i requisiti. La norma però non viene rispettata, in quanto non è vero che "entrambi" i genitori lavorano, visto che di fatto ne è presente uno solo.

La confusione ha fatto sì che l'Inps, in un primo periodo, abbia erogato la maggiorazione richiesta in sede di domanda di assegno unico, salvo poi interromperla dal mese di ottobre 2022. Da allora le famiglie composte da un solo genitore hanno smesso di percepire la maggiorazione, sperando però in una correzione della norma con la legge di bilancio 2023. Tuttavia, il governo Meloni non è intervenuto per cambiare quanto deciso dal governo Draghi. E così l'Inps si trova ora costretta a sanare la situazione delle sette mensilità con maggiorazione erogate erroneamente, ovvero quelle da marzo a settembre.

Per questo motivo, ai beneficiari potrebbe essere richiesta indietro una somma che potrebbe arrivare fino a 210 euro per figlio (vale a dire 30 euro per sette mesi). Nel caso di una madre vedova con due figli minori, l'importo totale sarebbe quindi di 420 euro. Un padre solo con tre figli potrebbe dover restituire 630 euro.

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