Martedì, 15 Giugno 2021
Cosa dobbiamo aspettarci

Assegno unico: cosa succede a luglio e l'ipotesi di una misura ponte

Il 'bonus' varierà in base al reddito fino ad un massimo di 250 euro al mese per ogni figlio. Ma i tempi per varare i decreti legislativi sono troppo stretti, la misura andrà a regime solo a gennaio 2022

La ministra Elena Bonetti, ANSA

Non c'è più tempo. Al debutto dell'assegno unico per le famiglie mancano meno di due mesi, ma della misura approvata con la legge delega n.46 del 1° aprile si sa ancora troppo poco. Se l'impianto generale della riforma è stato definito, dei decreti legislativi del governo con cui andranno definiti importi e modalità non c'è ancora traccia. I nodi sul tavolo sono molti. Iniziamo col dire che la misura prevede il riordino e la semplificazione di tutte le prestazioni a sostegno dei figli a carico. In poche parole tutti (o quasi) i bonus oggi in vigore verranno cancellati. Al loro posto ci sarà un assegno universale che varierà in base al reddito e sarà destinato anche agli autonomi. Ma i tempi per ridefinire per intero il sistema dei contributi alle famiglie con figli per adesso non c'è. Senza contare il fatto che da sciogliere ci sono altri nodi. Uno su tutti il reddito di cittadinanza.

Nel testo della legga delega viene specificato che l'assegno unico dovrà essere pienamente compatibile con la fruizione del rdc, ma "nella   determinazione dell'ammontare complessivo" il governo dovrà tenere "eventualmente conto della quota del beneficio economico" attribuibile "ai componenti di minore età  presenti nel nucleo familiare". Quella del Parlamento è dunque un'indicazione di carattere molto generale. Spetterà al governo metterla in pratica e tirare le somme. Sta di fatto che molto probabilmente a luglio vedremo solo una versione provvisoria dell'assegno, come confermato nei giorni scorsi  dalla ministra per le pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti. "L'assegno unico universale completo partirà a regime da gennaio 2022 - ha spiegato la ministra -, ma il percorso comincerà dal primo luglio. Non vogliamo che accada che le famiglie italiane abbiano dei disagi". A luglio dunque vedremo già qualcosa, ma quel qualcosa non sarà l'assegno unico vero e proprio. Si tratterà probabilmente di una misura ponte che durerà solo sei mesi. Finorà però sono trapelati ben pochi dettagli. 

La misura dovrebbe dunque entrare in vigore a gennaio. Stando ad anticipazioni e voci di corridoio, gli importi dovrebbero variare da un minimo di 800 euro l'anno ad un massimo di 3000 a seconda del reddito e delle maggiorazioni. La misura "si rivolge ai figli, quindi a ciascun bambino dal settimo mese di gravidanza fino ai 21 anni", ha affermato nei giorni scorsi la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti. Per i figli maggiorenni l'importo sarà però più basso. La legge riconosce poi alcune maggiorazioni, la cui entità andrà definita in fase attuativa:

  • per i figli successivi al secondo (quindi che va a premiare le famiglie numerose);
  • per le madri giovani, con meno di 21 anni;
  • tra il 30 e il 50 per cento per i figli disabili under 21, graduata in base alla condizione di disabilità (al compimento del 21esimo anno di età, se il figlio disabile è ancora a carico, il nucleo percepirà ancora l'assegno ma senza maggiorazioni).

Asssegno unico: come funziona e a chi spetta

l'assegno sarà composto da un valore fisso e uno variabile al variare del reddito complessivo della famiglia. In presenza delle maggiorazioni l'importo dell'assegno unico potrà arrivare fino a 250 euro a figlio. Il meccanismo che stabilirà nel dettaglio gli importi è però ancora da definire.  Il beneficio verrà attribuito a lavoratori dipendenti, autonomi o incapienti. Possono fare richiesta tutte le mamme dal settimo mese di gravidanza. Dai 18 anni di età, inoltre, una somma ridotta rispetto all'assegno potrebbe essere accreditata direttamente al figlio se: è iscritto all’università; è un tirocinante; è iscritto a un corso professionale; svolge il servizio civile; svolge un lavoro a basso reddito.

La proposta della Cisl

Nei giorni scorsi la Cisl ha presentato una proposta che a detta del sindacato dovrebbe garantire progressitività ed equità alla misura e il cui costo è valutato intorno ai 20-21 miliardi di euro: un assegno minimo uguale per tutti di 800 euro per ogni figlio minorenne, 67 euro circa al mese, che potrà essere incrementato di ulteriori 1.600 euro fino ad arrivare ad un sostegno complessivo di 2.400 euro all'anno, 200 euro al mese, per i redditi più bassi. Secondo la Cisl inoltre la condizione economica della famiglia non andrebbe misurata attraverso l'intero ISEE "che presenta il difetto di contemplare un rilevante peso del patrimonio (con diversi problemi di quantificazione)", ma utilizzando solo la componente reddituale di quest'ultimo, ovvero l'Isr, che "oltre ad essere più vicina agli indici oggi utilizzati per le principali prestazioni assorbite, ha il vantaggio di fornire una misura onnicomprensiva della situazione reddituale familiare, che tiene conto di alcune spese rilevanti attraverso specifiche detrazioni (ad es. sul canone di locazione)".

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