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Lunedì, 16 Maggio 2022
Il caro energia

Il "paradosso assurdo" dei comuni che spengono la luce per il caro bollette

"Le amministrazioni che oggi protestano detengono quote di partecipazione nelle società che erogano servizi di fornitura luce e gas e, quindi, vedono crescere le proprie entrate grazie ai rincari", denuncia Assoutenti. Il governo, intanto, si è impegnato ad affrontare nuovamente il problema degli aumenti, ma non sarà facile reperire risorse in tempi brevi

Il prezzo dell'energia elettrica nei primi tre mesi dell'anno è raddoppiato (+55%) e poco meno ha fatto il gas (+41,8%), rispetto al trimestre precedente. In un'audizione davanti alla commissione parlamentare d'inchiesta sulla tutela dei consumatori e degli utenti, l'autorità per l'energia Arera ha spiegato che questi incrementi risultano ancora più significativi se confrontati con i prezzi dello scorso anno: per l'energia elettrica, il prezzo di riferimento per il cliente tipo è passato da 20,06 centesimi di euro per kWh nel primo trimestre 2021 a 46,03 centesimi di euro per kWh nel primo trimestre 2022. Per il gas naturale, da 70,66 centesimi di euro per metro cubo a 137,32 centesimi di euro negli stessi intervalli temporali. 

La materia è complessa, ma detto in breve l'energia costa sempre di più per effetto simultaneo di alcuni fattori: l'aumento della domanda nella stagione fredda, stavolta soddisfatta con difficoltà maggiori rispetto al passato, le minori scorte, le consegne in ritardo per i problemi occorsi nelle filiere di approvvigionamento, la ripresa delle attività industriali dopo il calo imposto dalla pandemia e la crisi geopolitica che sta investendo alcuni dei più grandi fornitori di materie prime, come Russia e Ucraina. Il tutto pesa soprattutto sulle famiglie e sulle imprese. Per questo, cittadini, organizzazioni e associazioni di categoria chiedono al governo nuovi interventi per contenere i prezzi delle bollette, in forte crescita e al punto da mettere a repentaglio la ripresa economica in atto dopo due anni molto difficili.

Nelle ultime ore hanno trovato spazio anche iniziative forse estemporanee, ma di un certo impatto simbolico, per lanciare un segnale all'esecutivo e segnalare le difficoltà per le amministrazioni comunali derivanti dall'aumento del costo dell'energia, che ha effetti anche sui bilanci degli enti locali: su proposta dell'Anci (l'associazione nazionale dei comuni italiani), giovedì sera circa tremila comuni italiani hanno spento l'illuminazione dei loro monumenti ed edifici più rappresentativi per mezz'ora.

I comuni con le quote di partecipazione nelle società di luce e gas

La "catena del buio" da nord a sud dei comuni italiani servirà a qualcosa? No, almeno secondo Assoutenti, associazione nata per tutelare e promuovere i diritti dei consumatori, in particolare degli utenti dei servizi pubblici. Quella dei comuni che spengono la luce per trenta minuti è un'iniziativa "ipocrita che non aiuta famiglie e imprese e non porta a benefici concreti contro il caro bollette", sostiene l'associazione. "224 comuni italiani, in base ai più recenti dati Ifel (istituto per la finanza e l'economia locale) detengono quote di partecipazione nelle società che erogano servizi di fornitura luce e gas e, quindi, vedono crescere enormemente le proprie entrate grazie agli abnormi rincari di luce e gas", spiega il presidente Furio Truzzi, motivando la critica.

"Un paradosso assurdo - continua - perché le amministrazioni che oggi spengono la luce in segno di protesta sono le stesse che stanno guadagnando dal caro bollette, e che potrebbero utilizzare tali profitti per aiutare famiglie e imprese schiacciate dall'aumento dei costi energetici". Tra i principali comuni che detengono partecipazioni nelle società di luce e gas figurano:

  • Comune di Roma (Acea)
  • Comune di Milano (A2A)
  • Comune di Torino (Iren)
  • Comune di Bologna (Hera)
  • Comune di Bari (Rete Gas Bari)
  • Comune di Genova (Iren)
  • Comune di Reggio Emilia (Iren)
  • Comune di Parma (Iren)
  • Comune di Piacenza (Iren)
  • Comune di Modena (Hera)
  • Comune di Imola (Hera)
  • Comune di Ravenna (Hera)
  • Comune di Trieste (Hera)
  • Comune di Padova (Hera)
  • Comune di Udine (Hera)

Secondo Assoutenti, proprio "gli extra profitti incamerati dalle società dell'energia grazie alla differenza tra i costi di produzione e i prezzi sui mercati internazionali di elettricità e gas, valgono nel solo 2022 la bellezza di 27,9 miliardi di euro. Un pozzo al quale il governo, anche su sollecitazione dei sindaci, può e deve attingere per reperire risorse da destinare alla riduzione delle bollette pagate da utenti e imprese". Per questo, l'associazione chiede ai comuni italiani di "destinare interamente gli utili garantiti dalle partecipazioni nelle società energetiche alla lotta al caro bolletta, superando la logica del profitto che in questo momento appare inaccettabile e immorale, e rinunciando - così come fatto durante la pandemia - all'esigenza del pareggio di bilancio".

Cosa farà il governo contro il caro bollette

Vedremo se questo appello sortirà qualche effetto. Intanto, dopo gli interventi dei mesi scorsi per cercare di attenuare gli aumenti delle bollette, il governo si è impegnato ad affrontare nuovamente il problema. In che modo? Al momento ci sono pochi dettagli sulle misure e sulle tempistiche, e soltanto un'ipotesi circolata nelle ultime ore: una nuova azione a sostegno di famiglie e imprese, con la promessa di un "intervento ampio tra i 5 e i 7 miliardi di euro", e l'estensione degli sgravi a più cittadini e aziende rispetto ai bonus attualmente in vigore. Il tempo stringe, e non sarà facile reperire tutte queste risorse in tempi brevi.

Qui sotto, il video in cui il presidente del Consiglio Mario Draghi ha annunciato un nuovo intervento del governo per affrontare il problema del caro energia (dal minuto 11).

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