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Venerdì, 23 Febbraio 2024
Le cose da sapere

Gli aumenti delle pensioni da ottobre, da 10 a 154 euro

L'anticipo della rivalutazione degli assegni all'ultimo trimestre del 2022 è un piccolo aiuto, ma non regge il confronto con la crescita dell'inflazione. Le cifre e cosa succede nei prossimi mesi

L'inizio del mese di ottobre sarà l'occasione buona per toccare con mano gli effetti delle rivalutazioni delle pensioni. Un aumento dell'assegno mensile è sempre una buona notizia per i pensionati, certo, ma in questo caso gli importi saranno contenuti, soprattutto per chi percepisce poche centinaia di euro e specialmente se confrontati con la crescita generalizzata dei prezzi e il caro energia. Di quali cifre parliamo? Questi aumenti spettano a tutti? E cosa succede nelle prossime settimane? Andiamo con ordine.

La rivalutazione degli assegni, stimata intorno al 2% sulla base dell'inflazione 2022, scatta dal mese di ottobre. Si tratta di una misura inserita dal governo "in via eccezionale" nel decreto aiuti bis dell'agosto scorso, per "contrastare gli effetti negativi dell'inflazione per l'anno 2022 e sostenere il potere di acquisto delle prestazioni pensionistiche", come si legge nell'articolo 21 del provvedimento in questione. La misura è stata anticipata rispetto al mese di gennaio 2023, ed è valida solo per coloro che ricevono un assegno fino a un massimo di 2.692 euro. È soltanto transitoria: vale per il trattamento pensionistico lordo complessivo in pagamento per ciascuna delle mensilità di ottobre, novembre e dicembre 2022, inclusa la tredicesima.

Durerà quindi fino a fine anno, con l'aggiunta nel mese di novembre del riconoscimento anticipato del conguaglio relativo alla differenza tra l'inflazione calcolata in via provvisoria all'1,7% per il 2021 e quella effettiva dell'1,9%. In quest'ultimo caso non si tratta di un vero e proprio aumento, in quanto già dovuto al pensionato. A partire da gennaio 2023 scatterà la vera e propria rivalutazione degli assegni.

Gli aumenti delle pensioni da ottobre a dicembre

E veniamo alle cifre. A quanto ammontano in concreto questi aumenti? Per la pensione minima di 524 euro tutto ciò si traduce in un incremento lordo di 11 euro circa al mese. Per un assegno lordo da mille euro, invece, l'effetto cumulato sarà di 70-80 euro circa. Per una da duemila euro di 130, mentre per il trattamento che tocca quota 2.692 (il tetto massimo fino a cui viene riconosciuta la rivalutazione anticipata di tre mesi), a conti fatti ce ne saranno circa 160-170 in più, sempre nel trimestre da ottobre a dicembre. Si tratta di cifre lorde, che dunque saranno poi limate dall'impatto dell'Irpef.

Secondo questo studio del sindacato Uil, l'anticipo parziale della rivalutazione delle pensioni a ottobre del 2% previsto dal decreto aiuti comporterà un aumento medio da 10 a 51 euro al mese degli assegni, circa 10 euro lordi al mese ogni 500 euro percepiti. Nel dettaglio:

  • una pensione media di 952 euro mensili vedrebbe in un solo mese 19,04 euro in più, 57,12 euro in tre mesi;
  • chi percepisce l'assegno minimo di 524 euro avrà 10,49 euro in più in un mese, 31,46 euro in tre;
  • chi ha due volte la minima, cioè 1.049 euro, avrà 20,97 e 62,92 in più;
  • chi ha tre volte la minima, cioè 1.573 euro di assegno, 31,46 e 94,38 euro in più;
  • chi ha 4 volte in più l'assegno minimo, cioè 2.097 euro, avrà 41,95 e 125,84 in più;
  • chi infine percepisce cinque volte in più l'assegno minimo, cioè 2.622 euro, avrà 51,39 e 154,16 euro in più.

pensioni aumenti 2022-3

Aumenti contenuti, come è facile osservare. Una rivalutazione delle pensioni del 2% non può reggere il confronto con una crescita generalizzata e prolungata dei prezzi che in questi mesi ha portato alla diminuzione del potere d'acquisto per i cittadini, con un'inflazione cresciuta quasi al 9%. A conti fatti, solo pochi soggetti riusciranno ad avere un incremento di oltre 150 euro negli ultimi tre mesi dell'anno.

La rivalutazione delle pensioni nel 2023

Anticipo dell'ultimo trimestre 2022 a parte, la rivalutazione definitiva dei trattamenti previdenziali sarà applicata nel 2023, con percentuali per fasce e non sugli interi importi. Nello specifico, la rivalutazione sarà del 100% per gli assegni fino a 4 volte il minimo Inps (quindi fino a 2.096 euro), 90% tra 4 e 5 volte (quindi tra i 2.096 e i 2.620 euro), e 75% oltre questa soglia. Tradotto in termini pratici, per una pensione di tremila euro lordi al mese, la rivalutazione sarà piena per la quota dell'assegno fino a 2.096 euro. Per la quota compresa tra 2.097 e 2.620, invece, la rivalutazione sarà al 90% e per la quota residua al 75%.

E la riforma?

In base ai meccanismi previsti dalla cosiddetta perequazione automatica, l'anno prossimo assisteremo a un incremento degli assegni mensili dell'ordine del 7-8%. Alle condizioni attuali, la spesa per le pensioni potrebbe salire di 32 miliardi di euro lordi nei prossimi tre anni (5,7 miliardi nel 2023, 11,2 miliardi nel 2024 e 15,2 miliardi nel 2025). Sul tavolo del nuovo governo, dopo le elezioni del 25 settembre, c'è proprio il dossier pensioni. Nessun esecutivo che uscirà dalle urne, tuttavia, potrà riformare il sistema pensionistico in poco tempo. A meno di improbabili colpi di scena, dal 1° gennaio 2023 sarà ancora in vigore la legge Fornero. Ma questo è un altro discorso.

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