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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
Previdenza e povertà

Aumento delle pensioni minime: cosa succede dopo il 25 settembre

La proposta di Berlusconi costa tantissimo, mentre nel programma di Fratelli d'Italia si parla di aumenti senza fornire numeri. Di sicuro un eventuale governo di centrodestra avrebbe altre priorità

Aumento delle pensioni minime a 1.000 euro al mese per 13 mensilità anche per "chi non ha mai potuto pagare contributi come le nostre mamme e le nostre nonne". È questa l'ormai arcinota promessa fatta da Silvio Berlusconi a chi percepisce meno di mille euro di pensione. La proposta è stata messa nero su bianco nel programma di Forza Italia, mentre in quello condiviso con gli altri partiti di centrodestra si parla più genericamente di "innalzamento delle pensioni minime, sociali e di invalidità".

Quello dell'aumento dei trattamenti previdenziali è un vecchio cavallo di battaglia di Berlusconi che non solo aveva già fatto la stessa proposta nella campagna elettorale del 2018, ma già alle elezioni del 2001 promise di rivedere gli importi delle pensioni più basse, alzandoli a 1 milione di lire. Una promessa mantenuta, ma solo in parte dal momento che l'innalzamento della pensione venne subordinato a una serie di criteri: i beneficiari furono infatti 1,8 milioni di pensionati rispetto a una platea potenziale di quasi 6 milioni tra pensionati e invalidi.

Cosa ne pensano sul punto le altre forze della coalizione? Iniziamo col dire che nel programma della Lega non c'è nessun accenno a una riforma di questo tipo, ma lo stesso non si può dire per Fratelli d'Italia che invece indica tra i propri punti l'aumento delle pensioni minime e sociali, nonché l'innalzamento "strutturale e progressivo delle pensioni di invalidità, che non potranno mai essere inferiori ad altre forme di assistenza sociale esistenti (…)". 

Oggi i pensionati che vivono sotto la soglia di povertà possono chiedere la pensione di cittadinanza e avere così fino a un massimo di 780 euro di trattamento mensile. Questo sostegno però spetta solo ai nuclei familiari che hanno un Isee non superiore a 9.360 euro. Ben diversa è invece la proposta di Berlusconi che vuole portare tutte le pensioni minime a mille euro, a prescindere dal reddito familiare e dai contributi versati. 

Quanto costerebbe aumentare le minime

Quanto costerebbe questa proposta? Ben 31,2 miliardi secondo l'Osservatorio dei conti pubblici italiani guidato da Carlo Cottarelli, ora candidato capolista nelle liste del Pd a Milano per il Senato, sulla proposta avanzata dal leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. "In base ai dati Inps (relativi al 2020) - si legge nello studio - i pensionati con un reddito fino al trattamento minimo (515,58 euro) sono 2,1 milioni; quelli fino a due volte il minimo (tra 515,59 e 1031,16 euro) sono 3,8 milioni. Se si volesse portare a 1.000 euro il reddito pensionistico di tutti i percettori di pensione minima (già rivalutata a partire da novembre 2022 del 2,2 per cento per effetto del decreto aiuti bis del governo Draghi), il costo della riforma sarebbe di circa 19,5 miliardi. Aggiungendo i pensionati con un reddito fino a due volte il minimo (la maggior parte di quali ha un reddito pensionistico inferiore a 1.000 euro) il conto sale a 31,2 miliardi".

Altre stime, come quella fatta nel 2018 dall'agenzia di stampa Askanews, parlano invece di un costo di circa 18 miliardi, nel caso in cui venissero adottati gli stessi criteri che erano stati indicati nel 2001. Certo è che nel programma di Fi non c'è una stima della spesa che servirebbe per realizzare questa misura. Neppure Fratelli d'Italia, che in un eventuale (ma probabile) governo di centrodestra sarà quasi certamente il partito con più voce in capitolo, ha indicato nel proprio programma i possibili costi, anzi in questo caso non viene specificato neppure quale sarebbe l'entità degli aumenti. 

Aumento delle pensioni minime: la proposta diventerà realtà?

Ma veniamo al vero nocciolo della questione. Quante possibilità ci sono che questa proposta diventi realtà? Oggettivamente poche. Intanto va evidenziato che almeno per il primo anno di governo le priorità del centrodestra sembrano essere ben altre: flat tax per le Partite Iva fino a 100mila euro, flat tax incrementale, probabile riduzione del cuneo fiscale (misura caldeggiata per lo più da Meloni) e non ultima una riforma previdenziale per sostituire Quota 102 che va in scadenza a fine anno. Senza contare il fatto che molte risorse potrebbe essere dirottate per affrontare l'emergenza bollette.

E negli gli anni a venire? Aumentare le pensioni minime non è per forza di cose una proposta utopica, ma la soglia fissata da Berlusconi (ovvero 1.000 euro per tutti) appare in effetti troppo elevata per poter mantenere in equilibrio il nostro sistema previdenziale. Spendere 20 o 30 miliardi in più ogni anno, in modo strutturale, sarebbe impensabile. La riforma che propone Berlusconi porterebbe con sé anche alcune criticità non da poco: in primo luogo azzererebbe in molti casi le differenze di trattamento tra chi ha versato i contributi e chi non li ha versati. In secondo luogo promettere mille euro anche a chi non ha pagato i contributi incentiverebbe il lavoro nero.

Il discorso sarebbe diverso se l'aumento fosse di modesta entità o venissero individuati criteri più stringenti. Anche in questo caso però servirebbe la volontà politica di impegnare risorse importanti per questa misura, e non è detto che ci sia da parte di tutti i partiti di centrodestra. 

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