Sabato, 17 Aprile 2021

Dal caffè al parrucchiere, che stangata: quanto ci costerebbe l'aumento dell'Iva

Cosa succederebbe se nel 2019 le aliquote Iva dovessero aumentare a causa delle clausole di salvaguardia? Lo scenario futuro nella proiezione del Codacons

Stangata sulle famiglie (FOTO ANSA)

Scongiurare l'aumento dell'Iva è una delle missioni del nuovo Governo. Una 'mossa' che dovrebbe trovare spazio nella manovra economica, così come la flat tax, il reddito di cittadinanza e la riforma della Legge Fornero sulle pensioni, con l'introduzione della Quota 100. Tutti temi caldi che l'esecutivo gialloverde sta vagliando per rispettare il contratto di governo tra Di Maio, Salvini e Conte. Ma cosa succederebbe se dovessero scattare le tanto temute clausole di salvaguardia? Secondo le elaborazioni del Codacons, ci sarebbe un doppio effetto negativo: un aumento dei prezzi traducibile in una stangata da 1.000 euro a famiglia e una contrazione dei consumi da 25 miliardi di euro.

Iva e clausole di salvaguardia

Andiamo per gradi, per capire cosa potrebbe succedere nel 2019 bisogna prima fare la 'conoscenza' delle clausole di salvaguardia. Queste sono una sorta di 'patto' con cui l'Italia garantisce il rispetto dei vincoli di bilancio comunitari e gli obiettivi stabiliti dalla manovra finanziaria. Nel caso in cui tali obiettivi non vengano rispettati, ecco che scattano le clausole di salvaguardia. Quali sono i loro effetti? Un immediato aumento dell'Iva, che consentirebbe allo Stato di rimpinguare in maniera più massiccia le proprie casse. Per scongiurare lo scatto di tali clausole nel 2019 il governo ha bisogno di 12 miliardi di euro, altrimenti le aliquote ordinaria e agevolata passeranno dal 10% all’11,5%, e dal 22% al 24,2%. 

Aumento Iva da scongiurare a tutti i costi: "Si rischia una frenata della ripresa"

Le dichiarazioni ufficiali

L'ipotesi di un aumento Iva, così come l'addio al bonus di 80 euro introdotto dal governo Renzi, è stata smentita sia dal ministro dell'Interno Salvini che dal ministro del Lavoro Di Maio: “Non vogliamo togliere gli 80 e aumentare l'Iva”. Parole a cui hanno fatto eco quelle rilasciate a 'Radio anch’io' su Radio1 dal vice ministro dell'Economia Massimo Garavaglia: “L'Iva non verrà toccata. Non c’è nessuno scontro sull’Iva, come ha detto Tria, non c’è intenzione di toccare l’Iva al netto di qualche piccolo aggiustamento. Vogliamo dare certezze sia in termini di risorse sia in termini di tempi di avvio delle riforme”. Stando a queste dichiarazioni, il disinnesco della clausola di salvaguardia che farebbe aumentare l'Iva sembra la misura con più margini di attuazione, ma cosa succederebbe se il governo non riuscisse a scongiurare questa ipotesi?

Stangata per le famiglie e contrazione dei consumi

La risposta a questa domanda arriva direttamente dai dati elaborati dal Codacons, che mostrano cosa succederebbe ai prezzi dei beni di largo consumo nel caso in cui le aliquote Iva venissero ritoccate al rialzo. Una proiezione ai limiti del 'catastrofico' che provocherebbe una stangata per le famiglie italiane ed una conseguente contrazione dei beni di consumo”.

A lanciare l'allarme è il presidente del Codacons Carlo Rienzi: “I rincari dei listini toccheranno ogni aspetto della nostra vita. Costerà di più svegliarsi e fare colazione al bar o in casa, ma anche lavarsi il viso e i denti, prendere la macchina per andare a lavoro, mangiare un tramezzino al bar, andare dal parrucchiere o portare un abito in tintoria, pagare le bollette o trascorrere una serata al cinema o in pizzeria. Il passaggio dell’Iva dal 10% all’11,5%, e dal 22% al 24,2%, darà vita ad una stangata che, solo per i costi diretti, il Codacons stima in +791 euro annui a famiglia, aggravio che raggiungerà i +1000 euro annui a nucleo se si considerano anche i costi indiretti”.

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“Occorre inoltre tenere presente che l’Iva ha già subito di recente in Italia due incrementi, con effetti disastrosi per le tasche delle famiglie e per i consumi: dal 20 al 21% nel settembre 2011 e dal 21 al 22% nel 2013, con una maggiore spesa pari a +499 euro a famiglia su base annua solo di costi diretti. Il gettito per le casse dello Stato è risultato tuttavia inferiore alle aspettative, perché i consumatori hanno reagito al rincaro dei prezzi riducendo la spesa”.

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Oltre all'ulteriore macigno sui portafogli delle famiglie italiane ci sarebbe anche un secondo effetto negativo: una contrazione dei consumi per complessivi 25 miliardi di euro. Uno scenario futuro non proprio invitante che il governo dovrà evitare ad ogni costo. Anche perché, c'è scritto nel contratto.

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