Non saranno anni bellissimi: cosa ci aspetta, tra aumento Iva e (poca) crescita

Mentre l'Italia si trova in una situazione di stallo economico, tra flebili segnali di ripresa e l'incubo recessione, arriva l'ammissione del premier Conte che preoccupa tutti: "Evitare l'aumento dell'Iva non sarà un'impresa facile"

Il premier Giuseppe Conte (FOTO ANSA)

"Il 2019 sarà un anno bellissimo": era il 1° febbraio scorso e il premier Giuseppe Conte descriveva il futuro prossimo dell'Italia parlando di 'cambio di marcia', di 'un piano di ripresa incredibile' e di 'ottime premesse per il 2019 e gli anni seguenti'. Belle parole che in quel momento facevano eco al 'boom economico' profetizzato da Di Maio, ma che adesso, a distanza di qualche mese, perdono il tono trionfalistico facendo i conti con la realtà. Siamo usciti per un pelo dalla recessione ma siamo entrati in una fase di stallo economico, con lo stesso presidente del Consiglio che adesso smorza i toni delle dichiarazioni di un paio di mesi fa: "Evitare l'aumento dell'Iva non sarà un'impresa facile, non sono qui a dire che sarà semplice". 

Aumento Iva, Conte: "Scongiurarlo non sarà semplice"

Al di là delle critiche arrivate dall'Europa (e non solo) verso le misure economiche di 'punta', ossia reddito di cittadinanza e quota 100, il più grande incubo per gli italiani è proprio l'aumento dell'Iva previsto dal Def per il 2020, nel caso in cui non si trovassero 23 miliardi di euro per evitare che scattino le temutissime clausole di salvaguardia. Se lo Stato non dovesse trovare queste risorse, dal prossimo gennaio  l'aliquota ordinaria passerà dal 22 al 25,2%, con quella ridotta che invece salirebbe al 13%. Un'ipotesi che Salvini e Di Maio hanno sempre descritto come 'remota', ma che così non sarebbe, considerando sia le recenti affermazioni di Conte, sia quelle del ministro dell'Economia Giovanni Tria

Durante il suo intervento all'assemblea di 'Rete Imprese Italia' il premier Conte ha anche aggiunto che, proprio per evitare l'aumento dell'Iva e il conseguente salasso per gli italiano, il Governo "sta lavorando ad un'operazione profonda di spending review e stiamo potenziando il nostro sistema di contrasto all'evasione fiscale".

Più Iva e meno Irpef: perché il gioco non vale la candela

Spostando poi l'attenzione su altre tematiche, il premier ha anche rivendicato l'introduzione di nuove misure: "Abbiamo già compiuto qualche passo importante come l'introduzione, in legge di bilancio, della flat tax al 15% per le partite Iva fino a 65mila euro di ricavi sin dal 2019 e al 20% per piccole imprese e autonomi con redditi tra 65mila e 100mila euro di ricavi dal 2020. Gli effetti si iniziano a misurare: nei soli primi tre mesi di quest'anno, sono state aperte oltre 196mila nuove partite Iva, di cui oltre la metà ha aderito al regime forfettario".

Belle parole e buoni propositi, ma che lasciano il tempo che trovano se non si riuscirà a scongiurare l'aumento dell'Iva, un'ipotesi da incubo per le famiglie italiane che, secondo le stime delle associazioni dei consumatori (Confesercenti e Codacons, tanto per citarne due), verranno travolte da questa nuova batosta che potrebbe costare centinaia e centinaia di euro in più all'anno. Come? Semplice, con l'aumento delle aliquote Iva andranno a lievitare i prezzi di moltissimi prodotti di largo consumo, dagli alimenti all'energia, passando per l'abbigliamento, le bevande e gli elettrodomestici (qui la lista completa realizzata dalla Cgia di Mestre). 

Codacons: "La spending review non basta"

Quindi, cosa sta facendo l'esecutivo per evitare questa (ennesima) mannaia? Conte ha parlato di una nuova spending review e di una profonda lotta all'evasione fiscale, due mossa che, secondo il Codacons ''non basteranno ad evitare l’aumento dell’Iva''. Una preoccupazione spiegata in un comunicato stampa dal presidente Carlo Rienzi: "Le affermazioni del Premier preoccupano e molto i consumatori, perché confermano le difficoltà del Governo nel reperire le risorse utili ad evitare che scattino le clausole di salvaguardia. Né la lotta all’evasione né la riduzione degli sprechi sembrano misure adeguate a trovare i 23 miliardi di euro nel 2020 e i 29 miliardi per il 2021 indispensabili per evitare il ritocco delle aliquote, e si va verso un inevitabile incremento dell’Iva che avrebbe effetti disastrosi per le tasche degli italiani, con una stangata fino a 1.200 euro a famiglia a parità di spesa e una riduzione dei consumi pari a 27,5 miliardi di euro, con conseguenze disastrose per commercio, occupazione, e per l’intera economia nazionale” .

L'aumento di Iva e accise è confermato (in attesa di alternative): parola del ministro Tria

L'Italia in fase di stallo, tra recessione e ripresa

A confermare il fatto che i prossimi anni non saranno poi così belli e che il boom economico, al momento, è un'utopia, ci sono anche gli ultimi dati diffusi da Confcommercio, che fotografano l'Italia in un limbo economico, tra timidi segnali di ripresa e il baratro della recessione.  Nel mese di aprile c'è stato un micro rimbalzo dei consumi su marzo, con turismo, auto e un po’ di alimentare. Secondo le stime di Confcommercio nel secondo trimestre il Pil potrebbe collocarsi tra 0 e +0,2 congiunturale, confermando un quadro di stagnazione, con proiezione della “crescita” attorno a +0,3% nel complesso del 2019. A pesare negativamente in questo scenario sono anche le tensioni internazionali, con rischi di peggioramento che prevalgono sulle possibilità di correzioni al rialzo. 

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''I principali indicatori congiunturali   spiega Confcommercio nella sua relazione - continuano ad evidenziare una dinamica molto debole, con andamenti non omogenei. A marzo la produzione industriale, dopo un bimestre positivo, ha segnalato un brusco ridimensionamento registrando, al netto dei fattori stagionali, una contrazione dello 0,9% congiunturale e dell’1,5% su base annua. Per contro l’occupazione ha evidenziato a marzo una crescita con un +0,3% rispetto al mese precedente e, come a febbraio, un +0,5% nel confronto annuo''. 

A perdere terreno nel mese di aprile è stata anche la fiducia di imprese e famiglie, un fattore che contribuisce a confermare la fragilità del nostro quadro economico, da cui non ci si può aspettare miracoli. La fiducia delle famiglie consumatrici è scesa dello 0,6% congiunturale, mentre il sentiment delle imprese dello 0,4% (-6% il tendenziale). 

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