Lunedì, 8 Marzo 2021

Se l'Iva aumenta sono guai: altra stangata da 480 euro a famiglia

Secondo le stime di Confesercenti, se il nuovo governo facesse scattare l'aumento previsto nelle clausole di salvaguardia, già nel 2019 ci sarebbero dei risultati disastrosi

Se il governo appena nato dal contratto Lega-M5s dovesse far scattare l'aumento dell'Iva previsto dalle clausole di salvaguardia, già nel 2019 potrebbe arrivare un'ulteriore batosta per le famiglie italiane. Secondo le stime diffuse dall'Ufficio economico Confesercenti ed elaborate dall'AdnKronos, l'aumento dell'Iva potrebbe costare 480 euro a famiglia, per effetto del calo dei consumi.

Aumenta l'Iva, diminuiscono i consumi

La Confesercenti infatti, calcola che le famiglie reagirebbero agli aumenti, con ogni probabilità, riducendo i consumi. Secondo tali stime l’effetto sarebbe della perdita di mezzo punto di consumi (-0,5%) già nel 2019, con una flessione che arriverebbe a -0,8% nel 2020 e -0,9% nel 2021. Realizzato l’azzeramento anche per il 2018, infatti, resta in piedi, seppur attutita, la previsione di maggiori entrate, attraverso aumenti automatici delle aliquote IVA per il 2019 di oltre 12,4 miliardi di euro.

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Incremento dei prezzi

Quanto agli effetti sull’economia determinati dall'aumento dell'Iva, le misure alternative necessarie a coprire l’operare delle clausole di salvaguardia determinerebbero nel 2019, per il nuovo governo, una manovra pari a sette decimali di Pil. D’altra parte, nella situazione attuale di ripresa economica appena avviata e soprattutto di consumi ancora non consolidati, l’operare delle clausole, attraverso l’aumento delle aliquote IVA sui beni di consumo, provocherebbe un incremento dei prezzi che, pur ipotizzando un parziale assorbimento da parte delle imprese (della distribuzione, in particolare) vista la domanda non sostenuta, genererebbe una riduzione degli acquisti da parte delle famiglie.

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Risultati preoccupanti

Per stimare l’effetto dell’aumento delle aliquote IVA, così come previsto, gli esperti di Confesercenti hanno effettuato una simulazione con risultati preoccupanti. In particolare, sulla base delle relazioni storiche si stima un effetto immediato in termini di Pil pari a un calo dello 0,3% il prossimo anno e dello 0,4% nel 2021 legato in prevalenza all’impatto della misura sui consumi delle famiglie (stimati in contrazione rispettivamente dello 0,5% nel 2019 che diventerebbe -0,9% nel 2021). Dato l’effetto sull’economia, anche l’entità del saldo di bilancio ne risulterebbe ridimensionata, ma è evidente che l’impatto principale sarebbe sull’andamento complessivo della nostra economia.

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Aliquota nettamente superiore alla media Ue

L’aumento sarebbe anche un colpo alla competitività del nostro turismo, perché farebbe peggiorare lo spread tra la nostra aliquota agevolata – applicata su ricettività e pubblici esercizi - e quelle straniere. Se le clausole di salvaguardia dovessero essere applicate, infatti l’aliquota passerebbe dal 10% attuale all’11,5% nel 2019 fino al 13% a partire dal 2020, un’aliquota superiore di 5 punti percentuali alla media Ue, 7 sopra la Grecia, 6,5 rispetto alla Francia e 3,5 sopra la Spagna.

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