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Martedì, 5 Marzo 2024
Ipotesi

Il piano del governo Draghi per aumentare gli stipendi

Il confronto tra esecutivo e parti sociali riprende quota. Si partirà da un nuovo provvedimento nel cuore dell'estate per aiutare famiglie e imprese: salario minimo e taglio del cuneo fiscale sono i grandi temi sul tavolo. Landini: "Nei rinnovi i contratti prevedano un aumento di almeno di 200 euro netti al mese"

Aumentare gli stipendi: sono tutti d'accordo, è un'urgenza. Sì, ma come? Da martedì il confronto tra esecutivo e parti sociali riprende quota. Mario Draghi il 12 luglio incontrerà i sindacati e si parlerà di stipendi, di buste paga e delle contromisure per l'inflazione ormai troppo impattante sulla vita degli italiani: è all'8 per cento. Non è ancora stato fissato l'incontro con Confindustria e le altre associazioni datoriali. Sul tavolo ci sono molti temi: salario minimo e taglio del cuneo fiscale sono i grandi temi sul tavolo. La novità è che il governo appare intenzionato a varare provvedimenti per sostenere il potere d’acquisto delle famiglie subito, già a luglio dunque. I soldi per farlo ci sono. Dai conti pubblici è "spuntato" un tesoretto di circa 8 miliardi, che però in parte serviranno per gli sconti energetici alle aziende alle prese con i rincari record. Gli stipendi in Italia sono bassi. Forse troppo bassi. Soprattutto, sono gli unici tra quelli dei paesi Ocse a non essere cresciuti negli ultimi 30 anni. In questo scenario già di per sé depresso si abbatte ora la ripresa dell’inflazione. Secondo diverse stime, a fine 2022 i lavoratori si troveranno in tasca il 5% in meno in termini reali rispetto all’anno prima.

Salario minimo "all'italiana": cosa può succedere

Il salario minimo è un tema caldo: la proposta che ha più sostenitori dentro al governo è quella del ministro Andrea Orlando: ovvero, usare come riferimento i contratti collettivi più rappresentativi: puntare a rendere obbligatorio il contratto migliore in ciascun settore.

Non è chiaro se sarà necessario varare una legge sulla rappresentanza sindacale (lo crede la Cgil), oppure basterà usare i dati Inps per individuare i contratti da applicare (è l'opinione in seno alla Cisl). La proposta Orlando, secondo alcune stime, farebbe uscire dalla soglia di povertà tra i 600 e gli 800mila lavoratori. Urge una spinta ai rinnovi contrattuali per oltre sei milioni di lavoratori, a partire da commercio, servizi e settori come la vigilanza privata (4,8 euro l’ora).

Poi c'è il taglio del cuneo fiscale: Confindustria e tutti i partiti della maggioranza lo invocano, ma c'è un "piccolissimo problema" di vedute divergenti: il Pd e voci "di sinistra" chiedono un taglio a favore dei lavoratori, mentre Lega e Forza Italia chiedono che contestualmente vengano sgravate anche le imprese.  Secondo le imprese il problema è tutto nel “cuneo fiscale”, ossia la differenza tra quanto un datore di lavoro versa al lordo (ossia incluse tasse, contributi sociali a carico dello stesso lavoratore e del datore di lavoro, etc) e il netto, ovvero la somma che finisce nelle tasche del dipendente. Sul fronte sindacale la Cgil propone di finanziare gli aumenti principalmente tassando le rendite finanziarie. Anche istituzioni “insospettabili” come Ocse o Fondo monetario internazionale suggeriscono di spostare parte del carico fiscale dai redditi da lavoro a quelli da capitale. Per quel che riguarda le tasse che impattano sulle buste paga, i sindacati chiedono che la riduzione sia per i lavoratori ma fiscale e non contributiva, per evitare brutte sorprese dal punto di vista pensionistico. Con lo spettro del ritorno della Fornero dal 1 gennaio 2023, l'argomento pensioni sarà però protagonista del dibattito in autunno. Il piano dell'esecutivo Draghi, sfibrato al suo interno come mai in passato, è procedere per step e intervenire in primis in qualche modo sui salari in queste fase. Non c'è la compattezza necessaria per affrontare uno scoglio come quello della riforma delle pensioni, né forse ci sarà più nell'alveo di quel che resta di questa legislatura.

"Una mensilità in più all'anno"

Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi ha chiesto da tempo un provvedimento "choc", come un taglio da 16 miliardi di euro su tasse e contributi che pesano sul lavoro per tutti i redditi sotto i 35 mila euro "in modo da garantire una mensilità in più all'anno (qualcosa come 1.240 euro) per tutta la vita lavorativa". Sarebbe secondo gloi industriali l'unica soluzione da percorrere per "mettere più soldi nelle tasche degli italiani" perché risorse per aumentare i salari le imprese in questa fase non ne hanno. I sindacati non solo contestano questo approccio ma, a partire dalla Cgil, chiedono che il taglio vada tutto a favore dei lavoratori "perché le imprese in questi due anni hanno già beneficiato di ben 170 miliardi di sostegni pubblici".

Il bonus 200 euro non basta 

L'emergenza sono i salari: bisognerà trovare il punto di equilibrio e le risorse per ridurre il costo del lavoro, e probabilmente lo si farà in manovra. Il Pd chiede di garantire una mensilità in più, proprio quella persa dai lavoratori nei soli primi sei mesidi quest’anno a causa del caro- prezzi, rileva la Uil. Simile la richiesta della Cgil, che vorrebbe l’erogazione dell’una tantum da 200 euro in busta paga ogni mese finché dura l’emergenza inflazione. Il problema è che il bonus 200 euro lascia scoperti molti lavoratori, dai precari agli stagionali. Se l'eccessiva povertà preclude un’indennità pensata per far fronte al caro vita, non ci siamo.

Qualche giorno fa durante il convegno del sindacato "Il lavoro interroga" Maurizio Landini ha detto che "la gente non ce la fa" ad arrivare a fine mese e che "ha già perso l'equivalente di una tredicesima". Quindi ha spiegato quale sarebbe per lui l'intervento giusto da fare davanti ai leader del centrosinistra (erano presenti Elly Schlein, Roberto Speranza, Giuseppe Conte, Enrico Letta, Ettore Rosato, Carlo Calenda, Nicola Fratoianni e Maurizio Acerbo): "Tutti - ha detto Landini - parlano del prossimo autunno, ma siamo già ora nell'autunno caldo. Bisogna, quindi, aumentare il netto in busta paga, serve far crescere i salari. Il governo ha deciso per una tantum di 200 euro mentre per poter reggere questa situazione, tra inflazione e costi di energia, ai lavoratori servirebbe che nei rinnovi i contratti prevedessero un aumento di almeno di 200 euro nette al mese". Difficile, ma che la prossima manovra preveda un meccanismo di carattere generale per rendere più pesanti le buste paga sembra essenziale. 

Si partirà da un provvedimento nel cuore dell'estate per aiutare famiglie e imprese. Magari partendo dalle fasce di reddito più deboli e usando la leva dei contratti, in modo che gli stipendi di una parte dei lavoratori siano da subito più sostanziosi. I tecnici della Ragioneria in questi giorni sono al lavoro per avere un'idea il più chiara possibile delle esatte risorse a disposizione. L'Italia è l'unico Paese Ue dove i lavoratori guadagnano meno di 30 anni fa.

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Perché ho deciso di rifiutare il bonus 200 euro di Mario Draghi

Orlando: "I salari si sostengono con la riduzione del cuneo fiscale"

"In questo Paese esistono tre problemi importanti e diversi: il livello dei salari; il lavoro povero; il rinnovo dei contatti. Sono tre problemi che vanno tenuti assieme - dice in un'intervista alla Stampa il ministro del Lavoro Andrea Orlando -  I salari si sostengono con la riduzione del cuneo fiscale, una misura che risolve il problema in parte, perché ora c’è anche un problema di adeguamento, evitando cioè che la riduzione fiscale sia rapidamente “mangiata” dall’inflazione. Ma la riduzione del cuneo non risolve la questione del lavoro povero, perché se uno guadagna 650 euro al mese, anche se gli tagli il cuneo, non se ne accorge quasi. E comunque il lavoro povero è generato da cattivi contratti", ragiona. "Chi dice di voler risolvere uno solo dei tre problemi, in realtà non vuole farsi carico di un problema salariale che è diventato esplosivo dopo la ripresa dell’inflazione. - continua il dem - In attesa che dentro la maggioranza e tra le parti sociali si risolva il nodo salario minimo sì o no, ho fatto questa proposta: facciamo derivare il salario minimo, comparto per comparto, dai contratti comparativamente maggiormente rappresentativi e nella fattispecie del trattamento economico complessivo, cioè il salario più le quote accessorie, come ferie, festività. Questa soluzione ha un vantaggio: de-ideologizza il confronto, perché non è salario minimo contro contratto, ma fa derivare il salario minimo proprio dal contratto", spiega.

Un punto di partenza per un confronto più ampio. In tutto ciò, per 6 milioni di lavoratori, in larga parte addetti del terziario e dipendenti pubblici, ci sono contratti collettivi da rinnovare. I sindacati criticano il classico meccanismo di calcolo legato all'Ipca, ovvero all'indice dei prezzi al consumo armonizzato,  perché tiene poco conto dei forti rialzi dell'energia importata dall'estero. Confindustria dice no a modifiche su questo punto, e il governo tace. Se questo è solo l'antipasto, si va verso un autunno caldo, e il meteo stavolta non c'entra.

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