Martedì, 15 Giugno 2021
Crisi economica

La cura Austerity può uccidere o salvare: dipende dal "paziente"

Analisi di una terapia-shock, tra promossi e bocciati. Bene Spagna e Irlanda che nel 2015 dovrebbero crescere rispettivamente del 2,8 e 3,6%. Male Italia e Grecia. Ma la disoccupazione resta al palo e i movimenti anti-austerity crescono un po' in tutta Europa

Dopo la lunga crisi del debito sovrano, innescata dai mercati finanziari nel 2007-08 ed esplosa poi nel 2010-11, la risposta dell'Europa è stata quella di imporre, ai Paesi ad alto debito, una serie di misure per tenere sotto controllo la spesa pubblica. Una terapia shock che a detta di molti politici e analisti non ha funzionato e ha finito per acuire la recessione. 

Ma l'austerity è davvero così nefasta per le economie nazionali? L’agenzia di stampa Askanews ha analizzato i casi di vari Paesi che negli ultimi anni hanno adottato le misure di austerità con risultati non sempre negativi. 

La ricetta di austerità e riforme, se si considerano solo il Pil e la finanza pubblica, è stata abbastanza efficace per Irlanda e Spagna, mentre in Portogallo e Italia (che però non ha ricevuto aiuti) i risultati finora sono stati più modesti. In Grecia invece il rigore ha stremato il paese, costringendo Atene a una trattativa durissima per evitare il collasso economico. 

C’è poi il caso delle repubbliche baltiche: qui - spiega Il Post - dopo la crisi del 2008 i governi hanno applicato pesanti misure di austerità "e da qualche anno il loro PIL è in crescita costante", mentre la disoccupazione sta tornando ai livelli pre-crisi. 

Vediamo i casi nel dettaglio: 

SPAGNA - La Spagna nel 2015, a tre anni dal ricorso al fondo europeo salva-Stati, dovrebbe avere una buona crescita del Pil (+2,8%), un debito pubblico al 100,4% e un deficit-Pil ancora elevato al 4,5%. La ripresa non porterà però a un calo significativo della disoccupazione, prevista ancora su livelli drammatici (22,4%).

IRLANDA - Colpita duramente dalla crisi finanziaria già nel 2008, quest'anno dovrebbe avere una crescita dell'economia ancora più robusta (+3,6%), con un debito pubblico abbastanza elevato (107,1%) e un disavanzo in discesa sotto il 3% (2,8%). Anche il mercato del lavoro è in miglioramento, con i disoccupati al 9,6%, grazie anche alla forte attrattività del paese per gli investimenti stranieri e le multinazionali, agevolate da un'imposizione fiscale corporate molto competitiva. 

PORTOGALLO - Il Portogallo è in austerity dal 2011, con aiuti per 78 miliardi di euro, ed è uscito dal piano di bailout un anno fa. Nel 2015 il Pil dovrebbe aumentare dell'1,6%, con un debito pubblico ancora molto alto al 124,4% e un deficit al 3,1%. La disoccupazione però resta significativa, prevista al 13,4% sui livelli italiani.

ITALIA - L'Italia è in terapia forzata dal 2011, anche se non ha dovuto ricorrere a piani di salvataggio. I risultati finora sono modesti, con il Pil che tornerà a crescere nel 2015 ma solo dello 0,6%, il debito sempre molto elevato (133,1%) e il disavanzo appena sotto il 3% (2,8%). Il tasso di disoccupazione è previsto al 12,4%.

E’ pur vero che le riforme chieste dall’Europa nella famosa lettera recapitata a Tremonti, sono state attuate solo in minima parte. I governi italiani non hanno mai tagliato seriamente la spesa pubblica, le liberalizzazioni sono rimaste al palo e la riforma del mercato del lavoro è stata approvata solo qualche mese fa. 

ESTONIA - Come riporta il Post, il PIL del Paese, crollato del 14 per cento dopo la crisi, "già nel 2013 ha superato i livelli pre-crisi, avvicinandosi ai 19 miliardi di euro". 

LITUANIA - Dopo la crisi e il fallimento di una delle banche più importanti del Paese, il Pil è crollato del 20%. Il governo ha reagito con tagli draconiani alla spesa pubblica: un terzo dei dipendenti pubblici è stato licenziato e agli altri è stato ridotto lo stipendio del 30 per cento. Anche il premio Nobel Paul Krugman predisse una catastrofe imminente. Al contrario fra il 2011 e il 2013, come ricorda il Post, la Lettonia è stata però fra i paesi più in espansione dell’Unione Europea.

I MOVIMENTI ANTI-AUSTERITY - E’ d’altra parte vero che i movimenti e i partiti anti-austerity crescono un po’ in tutta Europa. In Spagna, nonostante la ripresa, l’occupazione è rimasta finora al palo: e dopo anni di tagli alla spesa pubblica, riduzione dei salari e aumento della flessibilità in uscita, sulla scena politica è apparso Podemos, un partito di sinistra radicale fondato nel 2014 che sta sbaragliando l'assetto politico tradizionale fondato sul binomio socialisti-popolari.

Stesso discorso in Irlanda, dove tra massicce privatizzazioni (come in Spagna), una patrimoniale sul reddito e la compressione dei salari (in media -15%), gli irlandesi mostrano segni di malcontento che alle elezioni del 2016 potrebbero cambiare lo scenario politico basato sulla coalizione laburisti-conservatori.

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