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Martedì, 31 Gennaio 2023
Tempi bui

Spettro austerity, siamo pronti a ridurre i nostri consumi?

Con la guerra Russia - Ucraina si torna a parlare di austerity. Cosa vuol dire e che effetti avrà sull'economia?

Dal passato torna lo spettro dell'austerity, facendo rivivere a chi negli anni '70 era già nato, i timori delle privazioni energetiche. La guerra tra Russia e Ucraina e le sanzioni imposte dall'Ue stanno generando numerosi contraccolpi economici, compreso un rincaro generalizzato dei prezzi e le tensioni sul gas. Tutto questo sembra portare dritto verso un nuovo periodo di austerity, dopo quello vissuto negli anni Settanta con le famose domeniche a piedi. Siamo pronti ad affrontare un nuovo periodo di austerity? Prima facciamo un salto nel passato per ricordare cosa è successo negli anni '70 e poi cerchiamo di capire se gli italiani sono disposti o meno a ridurre i propri consumi energetici. 

L'invasione russa in Ucraina: ultime notizie in diretta

L'austerity del 1973: un inverno pieno di restrizioni e fantasia

Quando si parla di austerity solitamente ci si riferisce a un periodo di storia a cavallo tra il 1973 e il 1974 durante il quale molti governi dei paesi occidentali, Italia compresa, furono costretti ad imporre alla popolazione una serie di misure volte a ridurre i consumi energetici per via di una crisi petrolifera. Tutto nacque dall'embargo petrolifero imposto da alcuni paesi arabi a Stati Uniti ed Europa, imn quanto alleati di Israele, dopo l'attacco delle truppe egiziane e siriane a Israele nei territori del Sinai e del Golan. In tale occasione il governo italiano, visto il prezzo del petrolio volato alle stelle, si vide costretto a varare il decreto "Austerity", ossia una serie di provvedimenti per risparmiare energia. Le misure decise erano tante: tutti ricorderanno le famose domeniche a piedi, ossia il blocco della circolazione di tutti i mezzi a motore nei giorni festivi. Poi la chiusura anticipata di negozi ed uffici, l'abbassamento della temperatura degli impianti di riscaldamento, la riduzione dei limiti di velocità per gli automezzi su strade e autostrade, la riduzione del 40% dell'illuminazione pubblica, il divieto di utilizzo di insegne luminose. Gli impatti socio-economici di quel lungo inverno sono stati pesanti ma nonostante tutto il popolo italiano ha reagito alle limitazioni con una buona dose di ottimismo e fantasia. Al poso delle auto sulle strade circolavano biciclette, calessi, carri agricoli e cavalli. Oggi, con la guerra tra Russia e Ucraina si torna a parlare di prezzi energetici insostenibili e di riduzione dei consumi, ma gli italiani sono pronti?

Gli effetti della guerra Russia - Ucraina sull'inflazione

La ripresa economica post pandemia ha riacceso la domanda e di conseguenza i prezzi di beni e servizi, portando ad un aumento dell'inflazione più forte e duraturo di quanto si pensasse inizialmente. Il rincaro dei prezzi ha coinvolto tutti i settori, mostrando maggiori pressioni su energia (luce e gas) e carburanti (benzina e gasolio). Su questo terreno è esploso il conflitto ucraino, andando a peggiorare il quadro economico europeo per i mesi a venire, Italia compresa. Come evolverà l'inflazione? Le previsioni non sono affatto buone. La stessa presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, ha paventato la possibilità di un intervento sui tassi per fermare la corsa dei prezzi. Tutto questo prima che scoppiasse il conflitto ad est: ora ci sono altre considerazioni da fare. Secondo un sondaggio condotto da Il Sole 24 Ore sull'inflazione percepita dagli italiani, l'89% degli intervistati pensa che la guerra tra Russia e Ucraina possa far crescere ulteriormente l'inflazione. Un rincaro dei prezzi sembra inevitabile, soprattutto su petrolio e gas, con le quotazioni delle materie prime che a una settimana dall'invasione della Russia hanno già mostrato prepotenti rialzi sui mercati finanziari. Per due italiani su tre (67%) il conflitto nel nord Europa avrà ripercussioni importanti sull'inflazione, con effetti di lungo periodo sui prezzi dell'energia. L'86% degli intervistati ritiene abbastanza probabile che possa generarsi una crisi nei prezzi dell’energia analoga a quella degli shock petroliferi negli anni '70. A fronte di questa possibilità cresce il rischio austerity nel nostro paese e in tutti quei paesi che si trovano nelle stesse nostre condizioni. Come la pensano gli italiani sull'austerity? Sono pronti ad affrontare una riduzione dei consumi?

Gli italiani e l'austerity: dopo i lockdown arrivano i blackout

Secondo alcuni esperti ci risiamo: il rischio austerity sembra diventare di giorno in giorno sempre più concreto. Già prima della crisi tra Russia ed Ucraina l'inflazione era tornata a galoppare mostrando una forte accelerazione soprattutto sulla componente energia. Poi con lo scoppio della guerra tra Mosca e Kiev, i prezzi di gas e petrolio sono schizzati alle stelle. Inoltre, Putin potrebbe decidere di chiudere i rubinetti di gas all'Europa a fronte delle sanzioni imposte dai paesi occidentali alla Russia. La minaccia è concreta, tanto che l’ex primo ministro e presidente, Dmitri Medvedev, ha dichiarato: "Europei coraggiosi, pagherete il gas duemila dollari al metro cubo". Una riduzione o interruzione di forniture di gas dalla Russia comporterebbe una corsa irrefrenabile dei prezzi di gas ed energia, tanto che i governi stanno cercando di correre ai ripari rispolverando il carbone e l'idea delle centrali nucleari. La dipendenza dell'Europa e dell'Italia dal gas russo andava ridotta negli anni, ma solo ora ci si è resi conto di quanto questo errore potrebbe costarci caro. Mettendo insieme tutti questi tasselli si sta iniziando a comporre lo stesso identico quadro che l'Italia si trovò di fronte negli anni Settanta, quando l'embargo petrolifero portò ad un'impennata dei prezzi del greggio e di conseguenza all'austerity. Questa parola dovrebbe spaventare gli italiani, già fiaccati da una lunga pandemia, ma la resilienza è ormai nel nostro Dna. Secondo il sondaggio sull'inflazione percepita, gli italiani sono pronti ad affrontare nuove restrizioni. Il 71% degli intervistati, infatti, non teme l'austerity.

Gli effetti dell'austerity sulla produzione industriale

In questi ultimi tempi la Russia ha razionato il gas all'Europa per ridurre gli stoccaggi e rendere i paesi occidentali sempre più dipendenti da Mosca, forse proprio in vista di un'invasione dell'Ucraina. Secondo l'Ispi - Istituto per gli studi di politica internazionale - questa politica ha portato gli stoccaggi di gas in Europa ai minimi degli ultimi 5 anni, ovvero al 32% della capacità totale rispetto al 40% di un anno fa. Si tratta di un livello sufficiente per superare l’inverno ma non altrettanto per far operare l’industria europea a pieno regime dal prossimo autunno. Quali potrebbero essere le conseguenze economiche di un razionamento del gas?  Secondo alcune stime, se l'Europa decidesse di ridurre del 10% l'utilizzo di gas, mettendo in atto una politica di austerity, la produzione industriale della zona euro potrebbe registrare una contrazione media dello 0,7%. Tra i paesi più penalizzati, proprio come per le banche e l'export, l'Italia, con una perdita attesa dello 0,8% del proprio valore aggiunto.

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