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Martedì, 21 Maggio 2024
Il paradosso

Così la Ferrari e altre aziende pagano milioni per non assumere disabili

"Questo è l'esempio che abbiamo in Italia?", si chiede Marco Campanini protestando davanti alla sede della Ferrari per quel milione di euro che l'azienda paga ogni anno per non assumere disabili. Così tante altre aziende

Marco Campanini ha già la sua battaglia personale da portare avanti quella della disabilità, ma ha deciso di farsi carico di un’altra importantissima missione per il bene della collettività. Ha deciso di protestare davanti alla sede della Ferrari perché l’azienda di auto sportive di lusso più famosa al mondo ogni anno richiede (avendone pieno diritto) alla regione Emilia Romagna l’esonero parziale dell’obbligo di assunzione delle persone con disabilità. Cosa vuol dire? Che può esimersi dall’assunzione obbligatoria della quota di disabili stabilita dalla legge pagando una specie di multa (non troppo alta) per risolvere la questione. Molte altre imprese utilizzano questo escamotage, in un mondo imprenditoriale che parla sempre più spesso di inclusività: un vero paradosso. Ma andiamo per ordine.

La Ferrari ha pagato 1 milione di euro

C’è un post su Instagram di Marco Campanini che sta facendo il giro del web, scatenando non pochi commenti. Nella foto si vede il ragazzo sulla sedia a rotelle laureato in giurisprudenza e criminologia, esperto nell'ambito della legislazione sulla disabilità, stringere tra le mani un volantino con su scritto: "La Ferrari nel 2021 ha pagato 1.019.239,60 di euro per non coprire l’intera quota d’obbligo di persone disabili: 127 i disabili non assunti". Poi specifica che il numero di disabili non assunti è approssimativo e desunto dalla formulazione della legge 68 del 99, a dimostrazione della serietà delle sue affermazioni. "Questo è l'esempio che abbiamo in Italia?", si chiede.

Post Marco Campanini - Twitter

Di che cosa si tratta? Della legge sul lavoro dei disabili che prevede l’obbligo di assunzione di persone con disabilità da parte di aziende pubbliche e private per garantire loro il diritto al lavoro. Sono previste delle quote:

  • sette per cento dei lavoratori occupati per le aziende con più di 50 dipendenti;
  • due lavoratori per le aziende che occupano da 36 a 50 dipendenti;
  • un lavoratore per le aziende che occupano da 15 a 35 dipendenti.

In particolare, non sono tenuti all’osservanza di questo obbligo i datori di lavoro del settore edile per quanto concerne il personale di cantiere e gli addetti al trasporto del settore, i datori di lavoro che operano nel settore del trasporto pubblico aereo, marittimo, terrestre, per quanto concerne il personale viaggiante e navigante, per evidenti difficoltà nell’esercizio dell’attività (esonero totale).  

Cos’è il contributo esonerativo per le aziende

Chi non rispetta le norme per il diritto al lavoro dei disabili è soggetto a delle sanzioni. Il mancato invio telematico del prospetto informativo con il numero complessivo di lavoratori dipendenti comporta una sanzione pari a 702,43 euro, che aumenta di 34,02 euro per ogni giorno di ulteriore ritardo. Trascorsi sessanta giorni dalla data in cui insorge l’obbligo di assunzione del disabile, il datore di lavoro non in regola con la copertura della quota d’obbligo, per cause a lui imputabili, deve pagare una sanzione amministrativa di 196,05 euro per lavoratore per ogni giorno di scopertura. E poi viene il bello: il contributo esonerativo, ossia la somma che alcuni datori di lavoro possono pagare per essere autorizzati a impiegare un numero inferiore di disabili rispetto alla quota a cui sarebbero obbligati (esonero parziale). Il milione di euro che paga la Ferrari ogni anno per non assumere disabili.

Ci sono aziende che a causa della loro attività non possono rispettare appieno l’obbligo di assunzione di disabili e dunque possono essere parzialmente esonerate, ma solo dietro il versamento al Fondo regionale per l’occupazione dei disabili di un contributo esonerativo per ciascuna unità non assunta. Secondo la legge possono farne richiesta imprese che presentano attività produttive con le seguenti caratteristiche:

  • faticosità della prestazione lavorativa;
  • pericolosità connaturata al tipo di attività;
  • particolare modalità di svolgimento dell’attività lavorativa

Tutto avviene nel pieno rispetto della legge ma non è questo il punto, il fatto è che siamo di fronte a un vero e proprio paradosso visto che la legge è stata fatta per garantire il diritto al lavoro dei disabili e che poi nella stessa norma viene inserito quello che per alcuni può essere un escamotage per non assumere disabili.

Non c’è solo la Ferrari

Il contributo esonerativo sicuramente ha un senso visto che non sempre il tipo di lavoro offerto da un’azienda può essere adatto a persone con disabilità, ma delle volte 'aiuta' le imprese a non compiere quello sforzo di inclusività che la civiltà richiede. Il vero problema sta nell’importo del contributo, troppo basso per incentivare le imprese ad assumere disabili. È già stato aumentato nel 2022 ma è ancora troppo basso: 39,21 euro al giorno, un quinto della sanzione vera e propria, per un totale annuo di 14.600 euro mentre secondo alcuni dovrebbe essere pari almeno alla retribuzione annua lorda (Ral). E così molte aziende preferiscono pagare queste cifre pur di non assumere disabili.

Risposta al post di Marco Campanini

In provincia di Modena non c’è solo la Ferrari, c’è anche la Bosch che paga 268mila euro. Nel Bolognese c’è la Philip Morris manufacturing tecnology che versa 377mila euro e nel Ravennate il gruppo Marcegaglia carbon steel con 240mila euro. In provincia di Ferrara altri 32 big tra cui Basell, che paga un contributo di oltre 167mila euro, la Lte di Ostellato che versa quasi 100mila euro e la Officine meccaniche Sirio con quasi 78mila euro. A Parma troviamo Chiesi farmaceutici con 538mila euro, Amazon Italia con oltre 400mila euro e Barilla con quasi 295mila euro. Se consideriamo tutta l’Emilia Romagna arriviamo a oltre 650 imprese (dati 2020 riportati da La Nuova Ferrara), per un totale di contributi esonerativi versati di 22,5milioni di euro, somma più o meno uguale ogni anno. Questo è solo uno spaccato d’Italia, ci sono poi da considerare tutte le altre regioni, con numeri da capogiro.

Multe troppo basse non favoriscono l’inclusione

La Ferrari contattata da Today fa sapere che l'azienda "persegue una politica di inclusione nella gestione delle proprie risorse umane. La società inserisce personale con disabilità non solo mediante assunzioni dirette ma anche con l’attivazione di contratti di somministrazione, nonché attraverso collaborazioni con cooperative sociali che impegnano a loro volta lavoratori con disabilità. Da inizio 2023, in attuazione di una convenzione con le autorità competenti che prevede una pianificazione pluriennale e un parziale esonero, sono state inserite in azienda ulteriori 14 persone con disabilità ed è previsto di superare i 20 nuovi inserimenti nel corso dei prossimi mesi".

Con il contributo esonerativo chi ha più soldi viene esonerato dalle assunzioni, ma è eticamente corretto rinunciare totalmente al lavoro dei dipendenti disabili? "Servono più controlli, una modifica della legge e una rivoluzione culturale", dichiara Paolo Vezzani a La Nuova Ferrara, consigliere nazionale del movimento Rivoluzione Umana, che da anni lotta assieme a Marco per il diritto al lavoro dei disabili. "A me manca una gamba - racconta - ma è la società a rendermi più disabile. Eppure dove vive meglio un disabile, vivono meglio tutti, ma mentre ora stiamo pensando di andare su Marte e di ritornare sulla Luna, io non riesco ancora a prendere l'autobus per venire a Ferrara".

Nel mondo imprenditoriale serve davvero un repentino cambio di mentalità perché c’è ancora chi pensa che un disabile non possa lavorare quanto un lavoratore normodotato. La conferma arriva anche dai commenti al post di Marco Campanini, con toni del tipo "Ma cos’è sta cosa che una azienda privata deve avere 127 disabili tra i lavoratori? E la vostra improduttività chi gliela ripaga? Smettiamola con queste ipocrisie, è lo Stato che vi deve dare un supporto non i privati". Peccato che la disabilità e l’inabilità al lavoro sono due cose ben diverse, ma non tutti lo sanno. Marco, che da decenni cerca un posto di lavoro sperando invano in una telefonata da parte del collocamento mirato, è consapevole che le aziende hanno tutto il diritto di poter pagare l’esonero ma si batte per chiedere la modifica di questo meccanismo, visto che sinora non ha prodotto alcun risultato degno di nota. Inclusività sì dunque, ma servono fatti non solo parole.

Risposte al post di Marco Campanini

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