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Lunedì, 6 Febbraio 2023
Il governo ha le armi spuntate

Pos: perché i costi delle commissioni non si possono azzerare per decreto

Trasferire del denaro è un servizio e "una norma di questo tipo sarebbe incostituzionale" dice il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni. Per intervenire servirebbe un accordo con le banche. Lo Stato fa già la sua parte riconoscendo a chi ha ricavi inferiori ai 400mila euro un credito di imposta del 30% sui pagamenti digitali

L'obbligo di accettare i pagamenti col Pos è un gigantesco "regalo alle banche" e se l'obiettivo è incentivare l'uso delle carte i costi delle commissioni andrebbero azzerati. Così la pensano i "No Pos" e più in generale coloro che sono schierati contro l'obbligo per commercianti e professionisti di accettare pagamenti tracciabili a prescindere dalla cifra. La proposta è dunque di rendere le commissioni del tutto gratuite o se non altro (come ha chiesto Confesercenti) di azzerarle sotto una certa soglia.

Si tratta di un'idea che può essere messa in pratica? Iniziamo col dire che già oggi alcuni istituti di credito offrono dei pacchetti che prevedono zero costi sulle commissioni per i pagamenti inferiori a una certa cifra (10-15 euro). Va da sé che in questo caso si tratta di una decisione presa in autonomia dagli operatori del settore per finalità che ovviamente sono (anche) commerciali. Ben diverso sarebbe azzerare le commissioni per decreto.

Sileoni (Fabi): "Azzerare le commissioni è incostituzionale, ma con le banche si può discutere"

Si può fare? Secondo il segretario generale della Fabi (Federazione autonoma bancari italiani), Lando Maria Sileoni, "una norma dello Stato volta ad azzerare le commissioni sui pagamenti con carte di credito e bancomat sarebbe incostituzionale" . D'altra parte si tratterebbe di obbligare un soggetto privato a offrire, per legge, un servizio in modo totalmente gratuito. 

Sileoni ha poi sottolineato che "ciascuna transazione ha un costo per le stesse banche" e queste, "essendo aziende private, non possono azzerare i prezzi in un colpo solo". Per questo, ha aggiunto parlando a 'Mattino Cinque' in onda su Canale 5, "qualsiasi iniziativa che punti a ridurre o, in alcuni specifici casi, a eliminare le commissioni dovrebbe quindi essere presa dalle banche" e il governo farebbe bene, è l'opinione sempre di Sileoni, "a convocare l'Abi e il suo presidente Antonio Patuelli per capire se esistono spazi affinché il settore dia il suo contributo in questo senso. Certamente si può discutere e trovare una soluzione condivisa".

Cosa può fare (e non può fare) lo Stato

Si dirà che la Fabi rappresenta gli istituti bancari. Vero. Ma il fatto che su questo tema lo Stato abbia le armi spuntate è cosa piuttosto nota. Anche perché, al di là dei dubbi sulla costituzionalità del provvedimento, tagliare in un colpo solo tutte le commissioni potrebbe mettere in grave difficoltà gli istituti di credito. Nel 2019 la proposta di annullare i costi per i pagamenti con carta era stata avanzata anche dal M5s (partito che di certo non è stato mai troppo tenero con il mondo bancario); lo stesso Di Maio, all'epoca capo politico del Movimento, aveva però ammesso che le commissioni non possono essere azzerate per legge, "ma solo tramite un accordo con le banche". In tempi più recenti anche il presidente dei senatori della Lega, Massimiliano Romeo, ha detto che sull'abbassamento delle commissioni "è complicato lavorare visto che ne parliamo da 15 anni e non è mai stato fatto. Ci hanno pensato tutti, ma se non si riesce ad andare in quella direzione lì l'unica strada è quella di togliere l'obbligo sotto a una certa cifra".

Il fatto che le commissioni non possano essere cancellate per decreto non vuol dire comunque che non si possa trovare un accordo con gli istituti di credito per far sì che il loro costo diminuisca, come sembra suggerire anche Sileoni. Va inoltre segnalato che lo Stato fa già la sua parte per abbassare la percentuale che i commercianti pagano su ogni transazione. Chi ha ricavi inferiori ai 400 mila euro l'anno ha infatti diritto a un credito d'imposta del 30% sulle commissioni legate ai pagamenti elettronici (dal 1° luglio 2020 al 30 giugno 2022 la percentuale era del 100%). Ma in questo caso l'esborso è tutto a carico delle casse pubbliche, cioè di noi contribuenti. 

Negli ultimi anni le commissioni sono scese

Va infine osservato che pagare con carta di credito o bancomat costa sempre meno. Come ha sottolineato lo stesso Sileoni "i costi medi delle commissioni dei Pos sono calati anche del 40% negli ultimi cinque anni". Ad esempio "le commissioni per i pagamenti con carta bancomat sono passate dall'1,88% del 2017 all'1,27% di oggi cioè meno 32%; quelle per pagamento con carte di credito sono passate dal 2,70% del 2017 all'1,60% di oggi cioè meno 41%. I prezzi, inoltre, variano da banca a banca, nel settore c'è molta concorrenza: il mio suggerimento - ha concluso - è andare in una filiale bancaria per i consigli giusti". 

Quanto costano davvero le commissioni sui pagamenti col Pos

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