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Giovedì, 30 Maggio 2024
L'intervista

Con il caro badanti gli anziani sono più soli

Quasi un milione l'esercito delle badanti secondo i dati ufficiali, ma sono forse il doppio le assistenti pagate in nero: perché per un contratto in regola si spendono fino a 1600 euro al mese e in tanti semplicemente non possono spendere tanto. "Meloni segua l’esempio della Francia" chiede Andrea Zini, presidente Assindatcolf, in un’intervista a Today.it

Dopo l’aumento degli stipendi di colf e badanti molte famiglie si ritrovano a fare i conti (salati) con l’assistenza domestica per le persone anziane. Per 6 nuclei familiari su 10 i costi dell’assistenza sono diventati insostenibili: a farne le spese sono come sempre le persone più fragili, soprattutto quelle non autosufficienti. Stiamo parlando di circa 3 milioni di individui che non riescono più a svolgere le attività quotidiane. Quali conseguenze avranno gli aumenti di stipendi di colf e badanti? Il caro stipendi rischia di favorire i licenziamenti e il lavoro nero in un settore in cui il fenomeno è già dilagante, ha dichiarato Andrea Zini, presidente Assindatcolf, in un’intervista a Today invitando il governo Meloni a seguire l’esempio della Francia.

Badanti, stipendi in aumento del 9,2% nel 2023

Da gennaio è scattato l’aumento degli stipendi delle badanti, un incremento del 9,2% sui minimi retributivi che si traduce in un esborso aggiuntivo per le famiglie che oscilla tra 106,90 e 142,65 euro al mese, arrivando a sfiorare i 2mila euro l’anno. E così per una badante convivente formata si arriva a spendere più di 1.600 euro al mese. L’assistenza domestica è diventata pressocché insostenibile per il 59% delle famiglie associate ad Assindatcolf, l'Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico. Quali sono le conseguenze?

Molte famiglie si ritrovano costrette a far fronte agli aumenti con il proprio reddito e/o con i propri risparmi oppure a farsi carico personalmente dell’assistenza agli anziani (solitamente le donne), magari rinunciando alla propria professionalità. Altre volte, invece, si preferisce ridurre le ore di assistenza della badante pagando in nero l’eccedenza, oppure si opta direttamente per il lavoro irregolare, ha spiegato Zini. Giusto per avere un idea, sembra che la paga forfettaria mensile in nero si aggiri tra i 700 e i 1.000 euro. Quanto costa, invece, mettere in regola una badante?

Quanto costa una badante secondo il CCNL

A stabilire l’inquadramento retributivo minimo di una badante è il CCNL, ovvero il contratto collettivo nazionale di lavoro sulla disciplina del rapporto di lavoro domestico, che prevede anche altri elementi fondamentali del rapporto di lavoro, come il Tfr, i contributi Inps, la tredicesima, le ferie e i permessi retribuiti. Lo stipendio di una badante cambia in funzione di molte variabili:

  • dal tipo di impiego (se si presta assistenza a una persona autosufficiente o non autosufficiente);
  • dal numero di ore lavorate (part-time o full-time per un massimo di 40 ore settimanali);
  • dalla convivenza con l’assistito (massimo 54 ore lavorative settimanali);
  • dal lavoro notturno;
  • dalla formazione della badante (se in possesso di certificati quali OSS oppure OSA).

Ogni anno una Commissione nazionale, formata dalle associazioni datoriali e sindacati, rivede e aggiorna i livelli minimi delle retribuzioni di colf, badanti e baby sitter in base all'inflazione. Quest’anno, a causa di un mancato accordo tra le parti, è scattato l'adeguamento automatico degli stipendi nella misura dell'80% dell'inflazione (il 9,2%) per le retribuzioni minime, e nella misura del 100% dell'inflazione (l’11,5%) per i valori convenzionali del vitto e dell'alloggio dei lavoratori. La paga minima lorda per una badante convivente per una persona autosufficiente (livello BS) è arrivata così a 988,90 euro per 54 ore settimanali e a 1.592,17 euro per una badante convivente formata che assiste una persona non autosufficiente (livello DS).

Tabelle retributive badante con decorrenza 1° gennaio 2023

Badanti, come arginare il lavoro irregolare

"A causa di questi aumenti una parte dei lavoratori andrà sicuramente in nero", ha dichiarato Zini riscontrando già una certa difficoltà tra le badanti licenziate nel trovare un nuovo lavoro regolare. Per arginare la piaga del lavoro nero in questo settore, che raggiunge il 52%, bisognerebbe seguire l’esempio francese, chiosa il presidente di Assindatcolf. Zini si riferisce all’abbattimento fiscale del costo del lavoro (l’associazione chiede una deducibilità totale), "in modo che ci sia un recupero sulle tasse e di conseguenza il lavoro in chiaro venga a costare meno di quello in nero, incentivando anche le famiglie benestanti a mettere in regola i lavoratori e le lavoratrici".

Si tratta di una misura prettamente lavoristica, precisa Zini ribadendo che "se non si fa in questo modo ci sarà sempre lavoro nero". La defiscalizzazione del costo del lavoro è una norma prevista per tutte le aziende e quindi dovrebbe esserlo anche per le famiglie che danno lavoro, aggiunge: "Non si capisce perché qui non venga fatto, anche perché in questo caso non si parla di impresa e quindi di lucro, ma di redistribuzione del reddito. Dal punto di vista materiale, poi, è profondamente ingiusto che il lavoro domestico venga tassato due volte: sul datore di lavoro e sul lavoratore".

Assegno universale: 8 famiglie su 10 sono a favore

C’è poi un’altra misura molto importante da segnalare per arginare il lavoro irregolare: l’assegno universale per la non autosufficienza, che però "è un obiettivo più di tipo politico. Questo assegno copre un mondo più ampio di necessità, dalle spese per l’acquisto di una sedia a rotelle all’assunzione di una badante. Nel caso venga utilizzato per pagare tutto o in parte una lavoratrice, noi chiediamo che venga aumentato rispetto al normale importo, in modo che non si paghino badanti in nero con i soldi dello Stato. Speriamo che questa maggiorazione passi".

L’assegno unico universale per gli anziani invalidi è una prestazione che assorbe tutte le agevolazioni previste per questa categoria di persone non autosufficienti, compresa l’indennità di accompagnamento. Per la sua entrata in vigore, però, bisognerà attendere il 2024. Secondo un sondaggio di Assindatcolf, 8 famiglie su 10 sono a favore dell’assegno unico maggiorato mentre solo il 17,1% si dice a favore dell'attuale indennità di accompagnamento senza vincoli di utilizzo.

Bonus colf e badanti 2023: cos’è e a chi spetta

Vale la pena ricordare che il settore del lavoro domestico (colf, baby sitter e badanti) coinvolge 961mila lavoratrici/lavoratori, l’85% donne e il 70% circa di nazionalità non italiana (dati Inps 2021). Poco più di questi sono colf e baby sitter, poco meno della metà badanti (450-460mila circa). Questi sono i numeri "in chiaro, poi c’è un altro 50% che sfugge a qualsiasi statistica. Se fossero tutti in regola saremmo in assoluto il primo contratto collettivo come popolazione, con oltre 2 milioni di lavoratori. I 961mila noti all’Inps ci posizionano tra i primi cinque contratti collettivi in Italia. Il settore risulta poi essere quello con il più alto numero di datori di lavoro, 1 milione circa (ci sono più datori di lavoro che lavoratori perché alcuni prestano servizio per più famiglie), più dei professionisti, più dei commercianti, più degli artigiani. Questa mancanza di considerazione, di un lavoro che peraltro è utile allo stato sociale, deve essere recuperata con delle azioni positive".

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