Giovedì, 4 Marzo 2021

Banche, la cura funziona: utili record, crescono mutui e ricavi da commissioni

Gli aiuti per disfarsi dei crediti deteriorati hanno risollevato il settore bancario italiano. Secondo l'analisi del sindacato Fabi il settore potrebbe vedere utili per 10 miliardi di euro anche grazie all'aumento dei prestiti, l'incremento dei ricavi dalle commissioni e i tagli ai costi

Come stanno le banche in Italia? Bene, anzi benissimo a vedere i dati e le stime per il 2018: il settore del risparmio è in fortissima ripresa ed è tra più virtuosi in Europa. Lo dicono i bilanci degli istituti di credito dopo i primi tre mesi del 2018. Secondo le stime del sindacato Fabi, l'associazione di categoria più rappresentativo nel settore bancario, nel corso del 2018 le prime banche italiane potrebbero realizzare un monte utili di quasi 10 miliardi di euro.

"Si tratta di dati - spiega il sindacato - che mostrano un settore avviato a una fortissima ripresa grazie, soprattutto, al grande calo sia dello stock sia delle rettifiche sui crediti deteriorati oltre a un aumento dei prestiti ai privati, all'incremento dei ricavi da commissione e a una riduzione dei costi". Se il trend proseguirà in questa direzione, continua quindi la Fabi, "è prevedibile che i primi dieci gruppi realizzino i migliori utili post crisi".

Banche italiane tra le più virtuose d'Europa

Oltretutto, spiega il sindacato nella sua analisi, sul fronte della riduzione dei costi le banche italiane mostrano un'efficienza "che le rende tra le più virtuose in Europa". Nel Vecchio continente, tra i gruppi più significativi, il cost/income (uno dei principali indicatori dell'efficienza gestionale della banca: minore è il valore espresso di tale indicatore, maggiore è l'efficienza della banca e quindi la redditività) è in media al 65,7%; l'Italia è sotto questo livello con il 65%; meno efficienti risultano paesi come la Germania (86%), la Francia (70%), la Svizzera (80%); solo le banche inglesi fanno meglio delle Italiane con un rapporto al 61% (i dati si riferiscono al 2017 e al 2018).

Banche, il risveglio degli utili

Fabi ricorda come i risultati positivi derivino da diversi fattori a partire, ad esempio, dai prestiti a imprese e famiglie, che a marzo del 2018 sono risultati in crescita del 2,1% su base annua, trainati dai mutui e da una ripresa del credito anche alle imprese. "Più volumi vorrà dire più margine d'interesse", insiste il sindacato. Poi ci sono i ricavi da commissione, che nel trimestre sono aumentati molto e continueranno a farlo per l'intero 2018. Inoltre, continua l'analisi, sul fronte patrimoniale si registra una discesa molto forte delle sofferenze nette che da dicembre 2016 sono calate da 87 miliardi ai 54 miliardi marzo 2018 (-37%).

Secondo Banca d'Italia, ricorda la Fabi, "i flussi di nuovi prestiti deteriorati sono tornati ai livelli precedenti la crisi". I tassi di copertura dei crediti malati, si legge nell'analisi, "sono ormai al 66% per le sofferenze e in media al 52% per l'intero universo dei deteriorati. E i requisiti di capitale sono nettamente migliorati con un Cet1 medio al 12,7%. Secondo i dati della Commissione europea, tra giugno 2016 e giugno 2017 la riduzione dei crediti deteriorati è risultata tra le più elevate (-24,6%)".

Mutui e crediti a livelli pre crisi

"Con gli utili che ripartono e con una fase positiva del settore, basta piagnistei. Chiediamo, se ci saranno dividendi importanti per gli azionisti, che ci siano anche aumenti importanti nelle retribuzioni dei lavoratori", commenta il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni. "Il taglio del costo del lavoro è stato centrale finora ma oggi è superato con la sterzata a livello di gestione", aggiunge. "È positivo il ritorno ai profitti delle banche in un settore che non ha risolto tutti i suoi problemi, ma sta sicuramente andando nella giusta direzione".

"Il tema dei costi quindi non è solo un problema italiano come si crede e come i luoghi comuni lo dipingono. Al contrario, le banche italiane hanno dimostrato un'efficienza sulla struttura dei costi tra le migliori in Europa. Quando si parla di troppi sportelli e troppi bancari si compie un clamoroso errore storico. Quei rapporti tra costi e ricavi visti in chiave europea dicono che l'Italia non è la Cenerentola. Al contrario siamo su livelli virtuosi".

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