Lunedì, 18 Ottobre 2021
Economia Italia

Bankitalia blinda la riforma Fornero e prepara lo scudo anti spread

"Vincolo non sono le regole europee, ma logica economica". Visco all'assemblea di Banca Italia pone l'accento sul rischio di perdita di fiducia degli investitori mentre l'impennata del rendimento dei titoli di Stato mette ko le banche: ma cosa fare ora?

La crisi di fiducia degli investitori esteri sull'Italia con la raffica di vendite dei titoli di Stato ha provocato l'innalzamento dei rendimenti per le scadenze brevi (oltre il 2% il tasso del Btp biennale). Quali sono gli effetti? La prima asta dei Bot ha visto una domanda debole e rendimenti schizzare ben oltre l'1% per i titoli a sei mesi. E se lo Stato non riesce a chiedere prestiti per ripagare i debiti, addio investimenti. 

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I primi effetti si vedono sui titoli delle banche che hanno in pancia i titoli di stato italiani colpite da una raffica di sospensioni per eccesso di ribasso. Va da sè - spiegata semplicemente - che se le banche si trovano in difficoltà di liquidità sarà più difficile che possano concedere prestiti ai correntisti. 

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Ma cosa sta succedendo? Il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco lo spiega in poche semplici parole: "Non sono le regole europee il nostro vincolo, è la logica economica",

La crisi finanziaria non arriva dalla rigidità delle regole europee o dalle minacce speculative, ma "perché le nostre azioni, i nostri programmi forniscono i segnali che orientano l'allocazione delle risorse a livello nazionale e globale" spiega Visco.

"È a tutti evidente la delicatezza e la straordinarietà del momento che stiamo vivendo. Se è auspicabile che siano definiti con chiarezza e lungimiranza gli obiettivi e i progetti delle diverse forze politiche, non sarebbe saggio ignorare le compatibilità finanziarie". 

La critica tutt'altro che velata al programma messo del cosidetto "governo del Cambiamento". È bene ricordare che la pubblicazione delle misure ipotizzate da Movimento 5 stelle e Lega ha dato inizio alla nuova crisi di fiducia. "Non ci sono giustificazioni, se non emotive, per quello che sta succedendo oggi sui mercati" spiega Visco. 

Il reiterarsi della crisi politica ed istituzionale con il probabile fallimento del governo Cottarelli e l'immediato ricorso alle urne aggrava il quadro in vista di una possibile affermazione dei cosidetti partiti antisistema alle prossime elezioni.

Pertanto il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco chiede che l'Europa possa dotarsi di strumenti ad hoc contro il rischio di shock economici e politici. Lo dice Visco stesso, nelle considerazioni finali della Relazione annuale di Bankitalia:

"L'Europa non solo deve rivedere gli strumenti anticrisi di cui dispone, ma deve "crearne di nuovi, comuni, per affrontare shock economici e finanziari, in un contesto in cui quelli nazionali sono deboli o indisponibili".

Banca d'Italia blinda la riforma Fornero

Non solo: il numero uno di Bankitalia blinda la riforma Fornero, affermando nelle considerazioni finali della Relazione annuale che "è rischioso fare passi indietro nelle pensioni". 

"Le riforme introdotte in passato rendono gestibile la dinamica della spesa pensionistica; hanno risposto alla necessità di tenere conto dell'allungamento della vita media nel definire il rapporto tra i contributi versati e l'entità e la durata della pensione; hanno posto l'Italia in una posizione favorevole nel confronto internazionale".

"Interventi mirati, volti a ridurre specifiche rigidità sono possibili, alcuni sono già stati effettuati in passato, ma vanno sempre adeguatamente compensati in modo da assicurare l'equilibrio attuariale del sistema pensionistico. Nel modificare le regole di fondo che determinano le tendenze di lungo periodo della spesa pubblica va esercitata estrema prudenza".

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Visco tira le orecchie ai partiti: "Non esistono scorciatoie"

Ignazio Visco invita i partiti politici a essere saggi, e ad attenersi praticamente alla traiettoria del risanamento dei conti pubblici. 

"È a tutti evidente la delicatezza e la straordinarietà del momento che stiamo vivendo. Se è auspicabile che siano definiti con chiarezza e lungimiranza gli obiettivi e i progetti delle diverse forze politiche, non sarebbe saggio ignorare le compatibilità finanziarie".

"E non per rigidità a livello europeo o minacce speculative ma perchè le nostre azioni, i nostri programmi forniscono i segnali che orientano l'allocazione delle risorse a livello nazionale e globale".

Il richiamo alla classe dirigente del paese è forte e perentorio allorquando arriva da chi dovrebbe rincuorare i rispamiatori italiani.

Visco: "Destino dell'Italia è quello dell'Europa"

Visco sottolinea chiaramente come per la sostenibilità del sistema paese non è pensabile immaginare un'Italia fuori dall'Euro o ancor più dall'Europa. "Il destino dell'Italia è quello dell'Europa - spiega Visco che richiama al ruolo sempre svolto in ambito comunitario dall'Italia - Siamo parte di una grande area economica profondamente integrata, il cui sviluppo determina il nostro e allo stesso tempo ne dipende. È importante che la voce dell'Italia sia autorevole nei contesti dove si deciderà il futuro dell'Unione europea". 

Perché l'Italia non può cancellare il debito pubblico e uscire dall'Euro

È bene ricordarlo: l'adesione dell'Italia all'Europa è scritta in Costituzione. Come spiega Visco "Le norme entro cui operiamo possono essere discusse, criticate. Vanno migliorate. Ma - conclude il Governatore - non possiamo prescindere dai vincoli costituzionali: la tutela del risparmio, l'equilibrio dei conti, il rispetto dei Trattati"

"Vi sono fenomeni da governare che hanno necessariamente una scala internazionale: l'integrazione economica, il progresso tecnologico, l'immigrazione, la finanza sono questioni che non possono essere gestite nei ristretti confini nazionali. Non ci può essere sviluppo nell'isolamento.

Bisogna avere sempre presente il rischio gravissimo di disperdere in poco tempo e con poche mosse il bene insostituibile della fiducia"

Un altro appunto fondamentale viene da Visco che richiama il grande problema strutturale dell'Italia, ovvero il forte debito pubblico che pesa come una zavorra sui conti pubblici italiani.  

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Proprio qui si annoda il tema che pone l'Italia in preda ad una tempesta finanziaria che si nutre della crisi di fiducia - da parte degli investitori - nella classe dirigente e a cascata sulla capacità del nostro Paese di ripagare i propri debiti contratti. 

"Per ridurre il debito non vi sono scorciatoie - spiega Visco - Gran parte del risparmio finanziario accumulato dagli italiani trova corrispondenza, diretta o indiretta, nei 2.300 miliardi del nostro debito pubblico. Se venisse messo a repentaglio il valore della loro ricchezza reagirebbero fuggendo, cercando altrove riparo. E gli investitori stranieri sarebbero più rapidi." 

Visco lo dice ancora più chiaramente nella sua relazione: l'Italia non può permettersi un crisi di fiducia. 

"La crisi finanziaria che ne conseguirebbe farebbe fare al nostro paese molti passi indietro. Macchierebbe in modo indelebile la reputazione dell'Italia nel mondo"

Secondo Visco sono invece possibili "interventi mirati volti a ridurre specifiche rigidità" dettate dalle misure di austerity applicate negli ultimi anni.

Interventi che devono pero essere "adeguatamente compensati in modo da assicurare l'equilibrio attuariale del sistema pensionistico" in primis.

"Nel modificare le regole di fondo che determinano le tendenze di lungo periodo della spesa pubblica va esercitata estrema prudenza. Gli indicatori di sostenibilità calcolati in sede europea sono recentemente peggiorati per l'Italia a causa della riduzione della crescita potenziale del prodotto prevista per i prossimi decenni, a sua volta dovuta anche al calo della popolazione attiva connesso con il ridimensionamento dei flussi migratori attesi".

Spread e crisi di fiducia, quali sono gli scenari

Nelle parole del governatore della Banca d'Italia non ci sono solo brutte notizie. Seppure ci vorrà molto tempo, la tempesta finanziaria che si è abbattuta sull'Italia per la crisi di fiducia può essere assorbita dall'economia.

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"Se le tensioni degli ultimi giorni si riassorbiranno - ammonisce Visco - anche il costo del debito si ridurrà, seppur leggermente, con il venire a scadenza di titoli collocati in passato a tassi più elevati di quelli di nuova emissione. Questo risultato sarebbe conseguito anche in presenza di una graduale normalizzazione della politica monetaria".

"A questo fine la condizione essenziale è conservare la credibilità del processo di consolidamento dei conti pubblici".

Spunti positivi arrivano dai bilanci delle banche che negli ultimi anni sono riuscite a disfarsi dei crediti deteriorati.

"Negli ultimi anni si sono ridotti sia l'esposizione delle banche nei confronti del settore pubblico sia l'ammontare dei crediti deteriorati - governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco - La prima è scesa di oltre un quarto, a circa 300 miliardi, rispetto al picco di inizio 2015. Il secondo ha registrato un calo di quasi un terzo al netto delle rettifiche di valore, a 135 miliardi, rispetto alla fine del 2015. Il tasso di copertura (ovvero il rapporto tra la consistenza delle rettifiche di valore e l'ammontare lordo dei prestiti deteriorati, Ndr) ha raggiunto il 53 per cento, un livello sensibilmente superiore a quello medio delle principali banche europee".

Risparmi a rischio? Attenzione all'illusione dei tassi alti

Per capire come la crisi possa colpire gli itailani occorre fare una debita premessa: i titoli di stato sono per un terzo nelle mani di investitori stranieri. Le famiglie italiane infatti continuano ad avere una buona propensione al risparmio, specie nel confronto con altri paesi. Anche nel 2017 la ricchezza finanziaria delle famiglie è aumentata. I nostri risparmiatori investono principalmente in liquidità (conti correnti e contanti), in titoli azionari, prodotti assicurativi e fondi comuni. Di minore rilievo, e un po’ in calo nei tempi più recenti, l’investimento in obbligazioni, che comprende anche i titoli pubblici. Questi ultimi sono infatti detenuti per quasi un terzo circa da investitori stranieri, per lo più europei.

Titoli pubblici sono per un terzo nelle mani di investitori stranieri

Per Alessandro Carretta, Professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari dell'Università Tor Vergata di Roma l'attuale crisi mette sotto pressione anche i risparmiatori italiani ma in una modalità più subdola.

L'incremento dei tassi d’interesse in Italia - a seguito di un aumento dello spread e delle altre tipologie di tassi d’interesse - paradossalmente farà percepire ai nostri risparmiatori un effetto positivo potendo investire subito a tassi più alti la propria liquidità disponibile, senza probabilmente valutare l’aumento del rischio.

Decisamente meno favorevoli gli effetti per chi già detiene titoli pubblici e più in generale obbligazioni, che subirebbero un calo dei prezzi che ne renderebbe meno conveniente l’eventuale vendita prima della naturale scadenza. Un discorso a parte meritano gli investimenti immobiliari che, se sostenuti da mutui e altre forme di indebitamento, subirebbero in modo diretto e immediato l’aumento dei tassi d’interesse.

L'effetto a catena del costo della fiducia

Nel medio termine gli investitori istituzionali - fondi e compagnie di assicurazione - che, come si è visto, gestiscono una parte consistente dei nostri risparmi, cercheranno di riposizionarsi per cogliere le opportunità derivanti da un aumento dei tassi, limitando gli effetti negativi sugli investimenti finanziari delle famiglie. Quanto alle imprese, le cui azioni sono nei nostri portafogli, c’è da chiedersi se usciranno indenni dall’attuale fase di bassi tassi di interesse.

"Se immaginiamo scenari meno soft di un “semplice” aumento dei tassi, quali una ripresa virulenta dell’inflazione e/o l’uscita dall’area euro, emerge ancora di più il "rischio paese" - spiega Alessandro Carretta - i nostri risparmiatori certo non sono preparati ma al tempo stesso sono, come è naturale, fortemente esposti.

"In questo caso diventerebbe più difficile in prospettiva per lo Stato finanziare il debito pubblico: chi comprerà i Btp in un simile scenario, e quali rendimenti pretenderà per il proprio investimento? I nostri risparmiatori sono abitudinari, hanno convinzioni spesso non razionali e si sono rivelati in alcune occasioni influenzabili e soggetti a fenomeni di imitazione collettiva (si pensi al caso delle obbligazioni bancarie): togliere loro le poche certezze rimaste o peggio pensare che prendano decisioni improntate ad un rigore economico degno di un premio Nobel potrebbe essere molto pericoloso. Il risparmio è alla base degli investimenti e dunque è fondamentale per lo sviluppo economico di cui abbiamo tanto bisogno."

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